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Enzo
Biagi , Dio resiste (1)
Volevo
vedere cosa è rimasto di Dio. La battaglia tra l'Urss e il Cielo
è cominciata nel 1917, e continua. Nelle scuole, sui giornali,
in caserma, perfino a teatro. I ragazzi si divertono a leggere Tartufo,
e l'insegnante spiega che a Molière venne negata, dai preti faziosi,
la sepoltura nel camposanto, ma non bisogna preoccuparsi troppo per
le sanzioni della Chiesa: Tolstoj, nonostante la scomunica, visse in
buona salute fino a 82 anni.
Nella Krasnaja Zvjezda si racconta che il soldato semplice
Pjotr Kunda, un protestante, malgrado i premurosi e successivi interventi
di quattro ufficiali, che volevano liberarlo, è ancora
prigioniero delle sue convinzioni religiose.
Il diffuso periodico Sjelskaja Zizn (Vita rurale) narra di
una contadina, Ljusja che, affascinata dalla liturgia, il coro sommesso
e i ceri, l'odore dell'incenso e i bagliori delle icone, volle sposarsi
con l'antico rito. Ebbene, dopo sei mesi, è fuggita dal ronsorte
piangendo, perché per fondare una famiglia non basta la benedizione
di un dio che non esiste,
Come in tutti i balletti, anche nel Fiore di pietra c'è
un cattivo, ma il malvagio di questa vicenda ha gusti particolari: prima
di entrare in un'isba per rubare, e per rapire una fanciulla, si fa
con devozione il segno della croce.
Ho
accennato a qualche storia, per chiarire subito che l'inchiesta è
complicata: c'è anche chi, dopo aver messo da parte la Bibbia,
non si sente neppure soddisfatto della soluzione materialista, e cerca,
nell'Universo, una forza coordinatrice superiore.
Non si sa, con esattezza, quanti sono, oggi, i cristiani ortodossi:
nessun censimento lo ha mai potuto stabilire. Chi dice cinquanta, chi
sessanta milioni di praticanti, e c'è chi sostiene che il 30
per cento dei neonati della campagna vengono ancora battezzati, e il
15 per cento dei bambini che vengono al mondo nelle città. Solzenitzyn
appartiene a questa confessione: se non si tiene conto della sua religiosità
non si possono capire le sue scelte.
Poi bisogna tener conto dei cattolici lituani, o di quelli che vivono
nei territori polacchi passati con la guerra all'Urss, dei musulmani,
dei Vecchi Credenti, dei battisti, dei luterani, degli israeliti.
La
religione affermava Marx è l'oppio dei popoli:
ma la Svjatajia Rossija, la Santa Russia, non vuole cedere,
non vuole morire. Mentre l'élite dell'epoca imperiale parlava
francese, e leggeva Voltaire e gli enciclopedisti, e della devozione
si avvaleva come strumento di potere, la massa, legata ai vecchi costumi,
imparava a leggere nella raccolta dei Salmi, si edificava con le vite
dei santi, restava incantata dalle pie avventure degli eremiti o dei
questuanti.
Il solo elemento precristiano che è restato per tanto tempo
vivo nella fede russa, e vi è ancora implicito, scrive
Pierre Pascal è la credenza nella forza e nella santità
della Terra.
Si narra ancora la storia della signora Morozova, che in prigione, sentendosi
morire, chiese a un soldato di lavare il suo unico abito perché,
disse sarebbe sconveniente che questo corpo scendesse con una
veste impura nel seno di sua madre la Terra.
Attraverso Cristo trovano Dio, che il mugik può incontrare ogni
giorno sulla strada, perché parlano la stessa lingua, e ambedue
credono nella salvezza dell'uomo.
L'icona, con il volto di Gesù e della Madonna che il pittore
si preparava a dipingere raccogliendosi con digiuno e la preghiera,
domina la vita: nelle chiese e nei crocicchi, sulle porte, e in ogni
stanza, accompagna gli eserciti che vanno a difendere la patria, e alla
Vergine di Smolensk è attribuita la vittoria di Poltava, e alla
vigilia di Borodino, Kutuzov chiede la protezione, per battere i francesi,
di Nostra Signora di Kazan.
Per ogni necessità c'era un patrono, sempre adeguato ai bisogni
della povera gente: Basilio proteggeva i maiali, Cosma e Damiano i polli,
Zosima le api, Geremia gli attrezzi.
La chiesa era maestra, e al suo insegnamento il popolo si atteneva.
I peccati più condannabili erano quelli contro la carità:
il furto, il brigantaggio, l'assassinio, ma anche l'usura e la maldicenza.
Le regole tenevano conto delle tentazioni più forti e delle circostanze.
Un detto afferma: L'inferno è costruito con cuori duri.
Vasilij Rozanov ha spiegato che per i russi sentimentali la virtù
maggiore è l'umiltà. Giudicare il prossimo è sempre
stata considerata la colpa più grave.
Nel
1917 milioni di uomini hanno creduto, religiosamente, di creare un mondo
senza guerre e senza oppressi. Chi lanciò l'ammonimento: Chi
non lavora non mangia? San Paolo. Chi incitò Lasciate
agire la collera di Dio? San Paolo. Per i combattenti sconfitti
e per i contadini affamati la rivoluzione era anche un movimento cristiano
contro lo Stato che li opprimeva e li mandava a morire; la rivolta aveva
un motto che ricordava il coro degli angeli sulla grotta di Betlemme:
Pace a tutto l'universo.
Ma lo Stato sovietico ha la sua dottrina e la mette in pratica: il marxismo.
Nega tutte le religioni, la sua base è l'ateismo. Le chiese
sostiene sono al servizio delle forze nemiche borghesi e reazionarie.
La polemica ideologica si scatena: la religione educa al disprezzo del
lavoro, eredità del peccato di Adamo e di Eva; la morale comunista
esalta l'amore per il paese del socialismo, e l'odio per gli avversari,
e i preti invitano al perdono e ad intercedere per coloro che ci hanno
offesi.
Nota:
1. Enzo
Biagi, Dio resiste, in Russia, Rizzoli,
Milano 1974 - Club Italiano dei Lettori, Milano 1981, pp. 267-277.
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