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ICONE > Le ermêneia in Bulgaria


Ermêneia è parola greca indicante le raccolte di modelli di disegni per le icone derivati dalla tradizione più antica. Questi schemi - o trattati iconografici (in russo podlinniki) - furono scritti nei primi secoli del cristianesimo orientale, ma è soprattutto a partire dal XVII secolo che si diffusero, favorendo la ripetitività dei temi.


Quando nell'antica Bulgaria - naturale ponte di passaggio fra Europa e Asia, tra la valle del Danubio e il mare - lo zar Boris I proclamò il cristianesimo religione di Stato, non fece che ufficializzare una situazione già consolidata nel Paese e dare maggiore sviluppo all'influsso bizantino e all'architettura religiosa. Da ciò conseguirono alcuni importanti atti, quali la sostituzione del clero latino con quello greco (anche se la Chiesa bulgara manterrà una propria autonomia rispetto a quella bizantina) e l'adozione, al posto del greco, dell'antica lingua bulgaro-slava introdotta dai monaci Clemente e Naum, discepoli dei santi Cirillo e Metodio.
La successiva sottomissione all'Impero bizantino (XII secolo) - di cui i bulgari assunsero solo in parte i rigidi canoni iconografici non accettando di rinunciare a inserire nelle pitture particolari realistici e ornamentazioni preferibilmente a spirale - permisero il fiorire della cultura in ogni sua manifestazione e a possedere, per quanto riguarda le icone (che nei primi secoli erano di ceramica vetrosa, la cui lavorazione risaliva all'antichità), maggiori informazioni sul modo di farle e di interpretarle.
In questo periodo, nacquero diversi centri artistici e culturali, tra cui Rila, Turnovo (ora Veliko Tàrnovo), Triavna, Bansko, Samókov, Straldza, Sofia e, soprattutto, Ohrid, ora macedone. E' a Rila che, nel 946, fu fondato il primo monastero, dopo la morte del primo eremita bulgaro Giovanni di Rila - il cui pensiero fu diffuso nei territori a sud-est da Gioacchino di Osonovo, Prohor di Pshina e Gabriele di Lesnovo (ora città macedone) - ed è a Ohrid che si svilupparono tutte le trasformazioni storico-artistiche successive, fino al 1878 quando il suo arcivescovado fu distrutto.
La sottomissione dell'area bulgara - ben più vasta dell'attuale nazione - all'Impero ottomano (di religione musulmana), iniziata nel 1393 e conclusasi quasi cinque secoli dopo, (1) non impedì l'affermarsi dell'arte delle icone, grazie agli artisti che avevano lavorato presso la corte reale e l'alto clero, i quali si rifugiarono nei Paesi balcanici limitrofi. Dalla fine del XV secolo, quando i turchi occuparono completamente la penisola balcanica, si stabilì un certo equilibrio e ciò favorì la ripresa dell'attività artistica: si ricostruirono le vecchie chiese e se ne edificarono di nuove, soprattutto nella Bulgaria occidentale, nei monasteri di Dragalevzi, Kremikovzi, Rila, Boboscevo...
Forse per la mancanza di importanti centri culturali e artistici di riferimento, nelle piccole chiese balcaniche, l'iconografia seguì soprattutto le regole tramandate oralmente o scritte sui rotoli di pergamena che giungevano dal vicino Monte Athos nei monasteri, arricchite, come la tradizione bulgara suggeriva, di particolari e di altre decorazioni plastiche e pittoriche per essere maggiormente comprensibile al popolo fedele e più aderente sia alla tradizione culturale bulgara che alla realtà sociale del momento, oltre che a essere influenzata da alcuni, isolati elementi filtrati dalle lontane regioni occidentali. Tuttavia, nonostante queste "intromissioni" - caratteristiche di tutta l'area dei Balcani - i personaggi biblici rispettavano sempre rigorosamente le norme gerarchiche ed esecutive stabilite nelle ermêneia.
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E' risaputo che la Chiesa ortodossa orientale affidava alle ermêneia il compito di guidare gli iconografi nel Trascendente, soffermandosi sia sui temi tecnologici e tipologici che sul loro significato. Infatti, questi scritti offrivano le istruzioni pratiche (materiali, esecuzione - dalla preparazione del fondo alla doratura - e composizione) e la descrizione delle singole immagini corredata dei loro tratti distintivi (età, aspetto, vesti, posa ecc.), così che le due parti delle ermêneia - una tecnologica e una filosofica, che spiegavano le scene bibliche dell'Antico come del Nuovo Testamento - erano spesso mescolate, ma sempre scritte sottoforma di "guide pratiche".
La tradizione indica Teofilo - monaco benedettino vissuto verso la fine del XII secolo - come il primo autore certo di un trattato sui tipi di dipinti religiosi, i metodi per produrre le pitture, i mosaici e i lavori in oro, ma è al pittore athonita Manuel Paeselinos (XIV secolo) che si rifà tutta la letteratura successiva sulla pittura ortodossa orientale.
Di quattro secoli più tardi è l'ermêneia del monaco greco Dionisio da Tèrmo, una tra le più famose seguite sui Balcani. Il testo di Dionisio (scritto tra il 1701 e il 1745) subì numerose edizioni dopo il 1839 quando M. Didron la scoperse tra i libri del monaco bulgaro Macario sul Monte Athos. Da allora, altri trattati sono stati scritti in Bulgaria - se ne conoscono una ventina - soprattutto durante il periodo del Risorgimento e del movimento di liberazione nazionale (XVIII-XIX sec.).
L'ermêneia non è, quindi, una guida organizzata e ben definita, ma rappresenta, più propriamente, un documento storico e sociale. Infatti, è un manoscritto - scritto in bulgaro con termini e sfumature tipicamente dialettali - su regole interpretate alla luce della regione di provenienza e delle conoscenze dell'autore e ciò ne spiega le variazioni, anche profonde, tra l'una e l'altra. Inoltre, benché scritti sulla base della traduzione dell'ermêneia di Dionisio, questi testi non lo hanno seguito ciecamente, ma hanno operato, con molta libertà, omissioni e aggiunte, che li hanno trasformati in opere assolutamente originali.


 

Nota:
1.
La dominazione turca, con la conseguente perdita di indipendenza della Chiesa, privò la Bulgaria di numerosi monumenti d’arte: il sacerdote Metodi Draginov scrisse in una cronaca del XVII secolo che le violenze nella località di Chepinsko Korito provocarono la distruzione di oltre 230 chiese e monasteri. In osservanza ai bandi proclamati dal governo ottomano le nuove chiese cristiane furono costruite di piccole dimensioni, scavate nella terra e apparentemente modeste, ma, all'interno, furono riccamente decorate con murali e icone.

 

 

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