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ICONE > Antonio Calisi, L'immagine della Sindone e l'iconografia bizantina

 

L’immagine della Sindone e le icone del Mandylion e dell’Imago Pietatis

Secondo la ricostruzione della storia della Sindone, pare che il sacro Telo sia giunto a Costantinopoli dove fu esibito alla venerazione dei fedeli parzialmente aperto, piegato in quattro, così da mostrare non solo il volto ma anche parte del busto, difatti sin dalla metà del VI secolo si conosce l’icona denominata Acheropita (non dipinta da mano d’uomo), Mandylion oppure Rakos tetradiplon (pezzo di stoffa ripiegato quattro volte), così è chiamata nelle fonti scritte, il volto di Gesù impresso sul telo del re Abgar.



Volto Santo (non dipinto da mano d'uomo), Galleria Tret'jakov, Mosca

Il testo del Vat. gr. 511, scoperto dal prof. Zaninotto, prova l’identità materiale tra la Sindone e il Mandylion. Questo codice riporta l’omelia che Gregorio, referendario della chiesa di Santa Sofia in Costantinopoli, ha tenuto davanti all’immagine Acheropita, distinguendola da un’opera d’arte: “Lo splendore... è stato impresso dalle sole gocce di sudore dell’agonia, sgorgate dal volto che è origine di vita, stillate giù come gocce di sangue, e dal dito di Dio. Queste sono veramente le bellezze che hanno prodotto la colorazione dell’impronta di Cristo, la quale è stata ulteriormente abbellita dalle gocce di sangue sgorgate dal suo stesso fianco. Ambedue sono piene di insegnamenti: sangue ed acqua là, sudore ed immagine qui”. (1) 

Si spiega così anche la nascita a Costantinopoli, durante il sec. XII, dell’icona che rappresenta Gesù morto che sporge dal sepolcro in posizione eretta fino alla vita, raffigurato con le spalle molto larghe e le braccia lunghe e sottili, con le mani incrociate davanti con la destra sulla sinistra e con i pollici ripiegati all’interno del palmo delle mani, proprio come nell’immagine della Sindone.(2) Tale icona è conosciuta in greco come Akra Tapeiuwsiz e in latino Imago Pietatis. Solo l’attenta considerazione della Sindone può fornire una soluzione, non sarebbe altrimenti comprensibile la rappresentazione di un defunto in posizione eretta, come se non bastasse, in queste icone Gesù ha sempre il capo reclinato dal lato destro; se, infatti, si congiungono le due piegature presenti sulla Sindone all’altezza del collo, si riesce ad avere un piegamento della testa proprio da quella parte. Gli studiosi Mersmann,(3) Vetter(4) e Belting(5) timidamente hanno affermato che esiste una relazione tra la Sindone e l’icona Imago Pietatis la cui esecuzione, durante il XII secolo a Costantinopoli, resterebbe priva di ogni chiarimento, se non la si vedesse originata dalla presenza della Sindone durante quel periodo nella capitale bizantina.

 

 

Note:
1.
Cfr. G. Zaninotto, Orazione di Gregorio, Il Codice Vat. gr. 511, FF 143-150V: Una conferma dell’identità tra l’immagine edessena e la Sindone di Torino, in “Collegamento pro sindone (Suppl. Coll. Pro Fidelitate No. 2)”, Marzo-Aprile 1988, p. 349.
2. Cfr. E. M. Vetter, op. cit., pp. 184-190.
3. W. Mersmann, Der Schmerzensmann, Dusseldorf, 1952, p. X.
4. Cfr. E. M. Vetter, Die Kupferstiche zur Psalmodia Eucaristica des Malchior Prieto von 1622 (Spanissche Forschungen der Gorresgesellschaft, ser. 2, vol. 15), Munster, 1972, pp. 188-191.
5. Cfr. H. Belting, Das Bild und sein Publikum im Mittelalter: Form u. Funktion fruher Bildtaf. d. Passion, Berlino, 1981, p. 162.

 

 

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