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ICONE > Antonio Calisi, L'immagine della Sindone e l'iconografia bizantina

 

Conclusione

Il Signore ha voluto onorare la sua Chiesa donandoci la sua immagine, “non dipinta da mano d’uomo”, impressa sulla Sindone che per noi cristiani è un testimone della sua gloriosa resurrezione. La luce immortale della resurrezione che brillò dal corpo morto di Gesù, lasciando impresso il suo santo voto, adesso sfolgora nei nostri cuori aprendoci alla conoscenza della sua gloria, come dice il beato Apostolo: “Dio che disse: ‘Rifulga la luce dalle tenebre’, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria, che rifulge sul volto di Cristo” (2Cor 4,6).

La Tradizione della Chiesa ha trasmesso fedelmente lungo i secoli l’immagine del Salvatore e grazie agli iconografi è giunta sino a noi. Attraverso le icone noi contempliamo il vero volto del Signore e come dichiara ancora l’Apostolo: “E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello spirito del Signore” (2Cor 3,18). Facciamo, di conseguenza, nostre le parole della preghiera che si recita nell’Ora Prima della liturgia orientale:
“Cristo, luce vera che illumini e santifichi ogni uomo che viene nel mondo, si imprima su di noi come un segno la luce del tuo volto, per scorgere in esso la luce impenetrabile, e dirigi i nostri passi nel compimento dei tuoi comandamenti, per le preghiere della tua Madre purissima e di tutti i tuoi santi. Amen.”

 

 

 

 

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