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ICONE > Fernando Clerici, Sulla prospettiva inversa o invertita


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Scrive ancora Valeri: «Tuttavia, pur nel generale appiattimento delle immagini, le consuetudini visive indotte dalla tradizione classica comportano il sopravvivere - anche in questo periodo [il Medioevo] - di riferimenti tridimensionali, risolti sia facendo ricorso a soluzioni di tipo assonometrico (la “cavaliera”) applicata in modo intuitivo - sia utilizzando visioni multiple nella raffigurazione di una stessa scena. Tale sistema, definito di prospettiva inversa, più che una deviazione della prospettiva focale, è in sostanza un montaggio di diverse vedute variamente assonometriche saldate l’una all’altra per mezzo di raccordi a cuneo. Nel loro insieme questi accorgimenti non hanno comunque il compito di creare un’illusione di effettiva profondità, quanto piuttosto di introdurre nelle scene quel minimo di connotazioni spaziali necessario a rendere più intelligibili i fatti rappresentati».

In altre parole, la locuzione “prospettiva inversa” è stata inventata per definire non già una tecnica codificata o codificabile di rappresentazione, bensì una maniera di considerare e riempire lo spazio. Forse con maggior precisione avrebbe potuto essere chiamata “assonometria atipica” per non generare l’equivoco dell’esistenza di un punto di fuga, così tanto criticata da Pavel Florenskij: «quando si disgrega la stabilità religiosa della concezione del mondo, e la sacra metafisica della comune coscienza popolare viene corrosa dall’arbitrio individuale del singolo con il suo singolo punto di vista, ed inoltre con il singolo punto di vista di quel determinato momento storico, allora appare una prospettiva che ha i caratteri di questa coscienza disgregata».

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Comune agli artisti medioevali di tutti i Paesi, il modo assonometrico di disegnare fu abbandonato in Occidente quando la prospettiva da intuitiva (nel 1344, Ambrogio Lorenzetti fu il primo a far convergere in un unico punto di concorso tutte le rette che scandiscono in profondità il pavimento a piastrelle della sua Annunciazione, costituendo così un sistema di coordinate di riferimento, ma non si può non citare almeno Giotto tra gli artisti impegnati a dare volumetria alla pittura) divenne geometrica, basata cioè sulle conoscenze della geometria euclidea (nel 1425, Masaccio, trasformando in arte ciò che Filippo Brunelleschi aveva geometricamente codificato, realizzò la Trinità nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze: «Quello che vi è di bellissimo - scrisse Giorgio Vasari nel Cinquecento - oltre alle figure è una volta a mezza botte tirata in prospettiva, e spartita in quadri pieni di rosoni, che diminuiscono e scortano così bene, che pare che sia bucato quel muro»).
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Sembra che all’origine dell’accelerazione degli studi sulla prospettiva, la quale permetteva di restituire la percezione tridimensionale dell’uomo e, quindi, dava una maggiore aderenza alla realtà, ci fossero motivi religiosi: da una parte, l’esigenza della Chiesa cattolica romana di scostarsi da una pittura che caratterizzava da secoli una Chiesa “scismatica” e, da un’altra, i padri domenicani, i quali, lottando contro l’eresia catara (2) che negava l’esistenza corporea di Cristo, richiedevano una pittura esemplarmente concreta, realistica: il corpo del Figlio di Dio doveva apparire con fattezze umane inequivocabili.

Facciamo un passo indietro: da dove deriva e che cos’è l’assometria cavaliera? E, poi, perché permane nell’arte bizantina?
L’assonometria (dal greco áxón-onos = asse e métron = misura, letteralmente misurazione sugli assi) è un metodo che utilizza il principio della proiezione parallela per rappresentare gli oggetti sopra un solo piano (per cui si ha una sola immagine), mettendo in riferimento le loro dimensioni (altezza, larghezza, profondità) e un sistema di assi cartesiani ortogonali uscenti da una stessa origine. Cioè, essa è un mezzo per dare aspetto volumetrico agli oggetti raffigurati, che si basa sull’intuizione prima che sulle regole. L’assonometria detta “cavaliera” (o, più propriamente, dimetrica obliqua) è quella che rappresenta gli oggetti di fronte: il piano verticale è parallelo all’osservatore e quello orizzontale perpendicolare.

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Questo metodo, appunto perché intuitivo, è stato usato fin dall’antichità per suggerire la presenza di una terza dimensione, sia unitamente che in alternativa ad altri modi di visualizzazione, per esempio nella pittura vascolare della Grecia classica, nelle decorazioni parietali di età romana e nei mosaici bizantini che si rifacevano agli schemi compositivi spaziali derivati dall’età ellenistica. Il sottarco nel mausoleo di Galla Placidia a Ravenna altro non rappresenta se non una “greca” in assonometria.

La veduta frontale dell’assonometria cavaliera determina indiscutibili vantaggi al pittore: è veloce da realizzare anche per i meno esperti, è facile da capire perché l’oggetto appare ortogonale (due misure su tre sono uguali all’originale), non implica complicate costruzioni a monte, mantiene un sufficiente grado di astrazione che può essere più o meno accentuato per dare significato alla scena, non interferisce mai con il simbolismo orientale che anzi spesso ne risulta esaltato.

 

 

Nota:
2.
Non si sa con esattezza dove il catarismo si sviluppò (forse in Bulgaria o in Grecia), ma costituì un fenomeno di vasta portata, che coinvolse tutta l’Europa cattolica nei secoli XII e XIII, in particolar modo la Francia meridionale e l’Italia settentrionale e centrale. Esso combatteva la corruzione dilagante nella Chiesa, perché questa, accettando potere e ricchezze, optava per il Male e, quindi, non era in grado di offrire alcun sostegno per la purificazione. I catari professavano una dottrina dualista (il Bene e il Male), predicavano un’assoluta purezza di vita, come sacramento praticavano soltanto il Consolament, un rito con imposizione delle mani che liberava dal peccato gli adulti prossimi alla morte, rendendoli “perfetti”. Considerando Cristo un angelo di Dio, rifiutavano il simbolo della Croce e la transustanziazione, cioè la trasformazione del pane e del vino in corpo e sangue di Cristo durante l’Eucaristia. I catari furono dichiarati eretici da papa Alessandro III e il suo successore - Innocenzo III - ideò una vera e propria campagna di annientamento, istituendo l’Inquisizione e l’ordine dei domenicani e, infine, promovendo una crociata.

 

 

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