ICONE E RELIGIONE > Padri apostolici, 2004 (*)

 

Poche sono le immagini che raffigurano i Padri apostolici, ma non per questo la loro vita e il loro operato devono restare sconosciuti agli iconologi. Assieme ai Padri apologisti, rappresentano l’anello di congiunzione – non solo interpretativo – tra la Bibbia e i suoi più conosciuti studiosi, difensori e divulgatori, come, per gli orientali, Basilio Magno, Giovanni Crisostomo e Gregorio di Nazianzo.

 

Anche se alcuni storici usano classificare i Padri della Chiesa anti-niceni o post-niceni, a seconda se vissuti prima o dopo del concilio di Nicea (325), per la diversa situazione storica e la differente teologia, di solito i Padri sono distinti in:
– Padri apostolici: gli scrittori cristiani di lingua greca vissuti tra i I e il II secolo, chiamati apostolici perché si ritiene che abbiano riferito l’ultima eco della voce degli apostoli;
– Padri apologisti: gli autori di lingua greca e, in un secondo tempo, di lingua latina del II e III secolo che scrissero sul cristianesimo per difenderlo dalle accuse e dalle persecuzioni dei pagani;
– Padri greci o latini o siri: gli scrittori vissuti dal IV secolo in poi. Gli autori del IV e V secolo sono anche detti Dottori della Chiesa: Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio Magno sono dottori latini; Atanasio, Basilio, Giovanni Crisostomo e Cirillo d’Alessandria sono dottori orientali.
La fine dell’epoca dei Padri per gli scrittori greci è ritenuta alla morte di Giovanni Damasceno (749), per i latini a quella di Gregorio Magno (604) o di Isidoro di Siviglia (636). Questa distinzione, tuttavia, è data per lo più dalla Chiesa cattolica che, dopo queste date, annovera non più “Padri” ma solo “Dottori”. La differenza non è solo a livello terminologico: il Padre genera o forma una dottrina (traendola ovviamente dalla fede apostolica), mentre un Dottore la sviluppa o la sistematizza.
La Chiesa ortodossa, invece, non considera chiusa l’epoca dei Padri, perché ritiene che in qualunque momento Dio possa mandare tra noi uomini in grado di ricoprire lo stesso ruolo degli antichi Padri e perché sostiene che, se tale ciclo fosse davvero finito, significherebbe che lo Spirito Santo ha abbandonato la Chiesa, non avendo più il potere di produrre persone in grado di “formarla”.
L’appellativo di “Padri” è infatti di origine orientale e fu applicato ai maestri che con la loro educazione e istruzione quasi “rigeneravano” i giovani a loro affidati a una nuova vita, quella dell’intelligenza.

Tra il I e il II secolo, fiorì una produzione in lingua greca che attinse direttamente alle fonti del messaggio cristiano. Gli autori, proprio per i loro contatti con gli apostoli e i loro discepoli, furono detti Padri apostolici, secondo la definizione introdotta nel 1672 da Jean Baptiste Cotelier – teologo francese vissuto dal 1627 al 1686 – che indicò con questo nome Clemente Romano, Ignazio di Antiochia, lo Pseudo-Barnaba, Erma e Policarpo di Smirne, cui si aggiunsero Papia di Ierapoli e l’autore anonimo dell’opera detta Didaché. Infatti, le opere di questi ultimi, pur non incluse nel canone ufficiale, svolsero un ruolo di complemento rispetto ai testi canonici e contribuirono alla definizione del messaggio cristiano a livello di dottrina, prassi comportamentale e liturgia.

 

 

Ebrei e cristiani nell'impero romano fra il I e il III secolo

 

Nota:
*. Testi: © associazione culturale Larici, 2004.

 

 

 

 

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