ICONE E RELIGIONE > Santi principi Boris e Gleb, 2002 (1)

 

Fin quando fu in vita Vladimir I, Gran Principe di Kiev e della Rus’ e suo cristianizzatore nel 988, il territorio era diviso tra i figli secondo un’antica consuetudine ereditaria, per cui Jaroslav comandava a Novgorod, Boris a Rostov, Gleb a Murom, Svjatoslav nel paese dei Drevljani, Mstislav a Tmutarakan e Svjatopolk a Turov. Al momento della morte di Vladimir (15 luglio 1015), a Kiev era presente solo Svjatopolk che, per sete di potere, non informò i fratelli, ma anzi ordinò di uccidere Svjatoslav, Boris e Gleb. Alla fine di sanguinose battaglie, nel 1019, Svjatopolk fu sconfitto e ucciso sul fiume Al’ta dal fratello Jaroslav, che così diventò Gran Principe di Kiev e lo fu per trentacinque anni meritandosi l’appellativo “il Saggio”. A lui si deve il trasferimento, nel 1020, dei corpi dei fratelli Boris e Gleb nella chiesa di San Basilio a Vysgorod/Vyshgorod, gli onori per la loro tragica morte e la diffusione del culto.
Alcuni decenni dopo il martirio dei principi, cioè dalla metà dell’XI secolo, comparirono due diverse storie agiografiche: un racconto inserito nella Cronaca di Nestore e la Narrazione (o Leggenda), passione ed elogio dei santi martiri Boris e Gleb (Skazanie i stradanie i pochvala mycenikam svjatym Borisu i Glebu). Su quale delle due sia stata scritta per prima gli studiosi sono divisi perché valgono entrambe le ipotesi: la storia nella Cronaca, più breve, potrebbe essere stata ampliata successivamente nella Narrazione, ma potrebbe ugualmente trattarsi di un suo riassunto. Quel che è certo è che furono scritte prima della canonizzazione dei santi (1072) perché, in quell’occasione avvenne una seconda traslazione delle reliquie, evento sostanziale per i credenti che non sarebbe certo sfuggito ai compilatori. La Narrazione – che fu poi presa come base per altre agiografie sui santi arricchite dalla descrizione dei loro miracoli – costituisce un documento molto importante perché è tra i primi testi in lingua slava ed è il primo di tipo agiografico, anche se si differenza molto dal modello classico perché i due fratelli non furono martirizzati fisicamente, per cui si dà più spazio all’introspezione psicologica e alle citazioni bibliche di supporto.

Santo principe Boris, da una Deesis, Russia (Novgorod), metà del XV secolo, tempera su legno, h 97x48 cm (Galleria Tret’jakov, Mosca)
Santo principe Gleb, da una Deesis, Russia (Novgorod), metà del XV secolo, tempera su legno, h 97x49 cm (Galleria Tret’jakov, Mosca)
Santi principi Boris e Gleb a cavallo, Russia (Pskov), seconda metà del XIV secolo, tempera su legno, h 128x75 cm (Galleria Tret’jakov, Mosca)
Santi principi Boris e Gleb, Russia (Mosca), metà del XIV secolo, tempera su legno, h 143x95x2,5 (Museo Russo, Mosca)

Soltanto Nestore ha dato qualche informazione sulla vita condotta dai due fratelli prima del loro assassinio: essi erano legati da un profondo vincolo di affinità spirituale; il giovane Gleb non si separava mai dal colto Boris, che raccontava le vite e le passioni dei santi pregando Dio affinché li seguisse nel loro cammino. Nella cronaca mancano altri particolari, forse perché la sensibilità popolare era rimasta molto colpita dal modo in cui essi affrontarono la morte e quindi era questo, e non altro, che si chiedeva al racconto.
La notizia della scomparsa del principe Vladimir (1015) raggiunse Boris, impegnato nella campagna contro i Peceneghi, che abitavano il territorio solcato dal Danubio e il Dnepr sulle rive del Mar Nero. Senza affrontare i nemici, Boris fece ritorno a Kiev e, per strada, venne a sapere dell’intenzione di Svjatopolk di ucciderlo. Ma non credette al pericolo, in quanto accettava la decisione del fratello maggiore di far proprio il diritto di primogenitura per insediarsi sul trono, diritto allora non codificato. Boris, raggiunto dai sicari di Svjatopolk sul fiume Al’ta, trascorse la notte in preghiera nella sua tenda, dove all’alba venne trafitto dalle loro lance. Georgij, un fedele servitore ungaro, tentò di fargli scudo con il proprio corpo, ma morì colpito al petto. Avvolto nella tenda, il corpo di Boris fu trasportato su un carro a Kiev, ma alle porte della città i nemici si accorsero che Boris respirava ancora, così due varjaghi lo finirono con le spade: era il 24 luglio. Fu sepolto a Vysgorod/Vyshgorod nella chiesa di san Basilio.
Gleb seppe la notizia della morte del padre e del fratello sul fiume Dnepr, nelle vicinanze di Smolensk. Avvisato dal fratello Jaroslav ma non volendo credere alla malvagità del fratello maggiore, non fece nulla per nascondersi. Così la barca degli assassini incontrò quella di Gleb, che inutilmente implorò pietà. Obbedendo agli ordini dei nemici, il cuoco di Gleb tagliò la gola al padrone con un coltello: era il 5 settembre. Il corpo del principe fu legato, lasciato sul fiume tra due tronchi cavi, e abbandonato. Solo dopo qualche anno (1019-1020) fu trovato intatto da Jaroslav, che lo seppellì accanto a Boris.

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Note:
1. Testo: © associazione culturale Larici, 2002.

 

 

 

 

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