ICONE E RELIGIONE > Santi anargiri Cosma e Damiano, 2005 (*)

 

Poco si conosce con certezza della vita dei santi Cosma e Damiano, che per la loro professione sono stati dichiarati protettori di medici, chirurghi, dentisti, farmacisti, ospedali e barbieri (i quali, nel Medioevo, praticavano la cosiddetta “medicina minore”), oltre a essere i patroni della Boemia.
Lo scritto agiografico più antico risale al vescovo Teodoreto – che resse dal 440 al 458 la città episcopale di Ciro (o Kyros), importante centro commerciale della Siria – dove si apprende che i santi nacquero in Arabia nella seconda metà del III secolo ed erano fratelli. A questo proposito, taluni studiosi, vedendo in loro la rivisitazione cristiana del mito dei Dioscuri (Castore e Polluce), hanno alimentato la credenza che i santi fossero gemelli, ma nessuna fonte lo conferma, così come nemmeno si sa se fossero davvero fratelli o se Teodoreto intendesse, con questo termine, indicare che erano “fratelli di Cristo”, tanto più che – come si vedrà – anche le tre persone che subirono il martirio assieme a Cosma e Damiano sono indicati come “fratelli” e festeggiati insieme il 17 ottobre. Del resto, tutta la vita dei santi sembra essere basata sulle tradizioni pagane – non solo Castore e Polluce, ma anche il dio Asclepio (Esculapio in latino), Iside e Serapide, che guarivano anch’essi gratuitamente – tanto da far supporre un’accorta regia da parte della Chiesa, preoccupata di cristianizzare leggende troppo radicate per essere cancellate senza traumi.
La tradizione afferma che Cosma e Damiano erano figli di cristiani: il padre, convertitosi poco tempo dopo la loro nascita, morì durante una persecuzione in Cilicia; la madre, Teodota (o Teodora), da più tempo cristiana, si occupò della loro prima educazione.
Dopo aver imparato in Siria, le scienze mediche, i fratelli esercitarono la professione nelle città di Egea, in Cilicia, e a Ciro: Teodoreto scrisse che essi cacciavano «tutte le infermitadi, non solamente da gli uomini, ma eziandio da le bestie, facendo tutto in dono». Infatti, Cosma e Damiano curavano qualunque malattia (in particolar modo, pare, ai reni, alla gola, peste e idropisia) senza chiedere né denaro né beni in cambio. Ciò valse loro l’appellativo di “anargiri” (privi di denaro) con cui sono passati alla storia: un comportamento, questo, che corrispondeva a un’esortazione di Esculapio («Darete delle cure gratuitamente, se c’è da soccorrere un povero o uno straniero, perché dove c’è l’amore degli uomini c’è l’amore dell’arte») consona all’insegnamento cristiano. Alcuni testi non storicamente fondati accennano a un farmaco di loro invenzione, l’Epopira, ma la Chiesa preferisce sottolineare che i fratelli guarivano sì il corpo, ma soprattutto l’anima, perché essi agivano invocando il nome vivificante di Cristo e con la predicazione del Vangelo. I malati trovavano così guarigione e conforto e, se pagani, si convertivano al cristianesimo.
Tra gli interventi di Cosma e Damiano, il Sinassario della Chiesa di Costantinopoli ricorda la guarigione dell’emorroissa Palladia, una donna che, in segno di ringraziamento, volle ricompensarli con tre uova. Ricevuto un netto rifiuto, la donna insistette, scongiurandoli di prendere quel piccolo dono in nome di Cristo e Damiano, di nascosto dal fratello, accettò l’offerta per non essere scortese con Palladia e per non dare l’impressione di spregiare il nome di Cristo. Saputo l’accaduto, Cosma rimproverò aspramente Damiano e – così racconta la tradizione – ordinò ai seguaci che, quando fosse giunta l’ora, non venissero sepolti accanto.

Santi Cosma e Damiano, Russia, prima metà del XV secolo, tempera su legno (Museo Andrej Rublëv di Mosca)
Santi Cosma e Damiano, Bulgaria (dipinto di Christo Dimitrov), inizio del XIX secolo, tempera su legno, h 92x66,5 cm (Museo di Storia nazionale di Sofia)
Santi Cosma e Damiano, Bulgaria (scuola di Triavna), XVIII secolo, tempera su legno, h 30,5x22,5 cm (Museo di Storia nazionale di Sofia)
Santi Cosma, Eudokia e Damiano, Russia, 1813, tempera su legno, h 32x27 cm

Durante l’impero di Diocleziano, in esecuzione all’editto del 23 febbraio 303 e su ordine di Lisia, prefetto romano in Cilicia, Cosma e Damiano furono arrestati con l’accusa di perturbare l’ordine pubblico e di professare una fede religiosa vietata. Invitati ad abiurare per aver salva la vita, i fratelli rifiutarono e furono condannati a torture così atroci che su alcuni martirologi è scritto che essi furono «martiri cinque volte». Qualche testo indica erroneamente il 287 come l’anno del loro martirio.
Pur rispettando la regola dell’essere stati «martiri cinque volte», la successione e il tipo di supplizi subiti da Cosma e Damiano differiscono secondo le fonti. Furono lapidati ma le pietre rimbalzavano contro i soldati. Furono crudelmente fustigati (tortura tanto dolorosa che era proibita nei confronti dei cittadini romani) o, secondo altri racconti, furono crocefissi e bersagliati dai dardi di quattro cavalieri, ma le lance rimbalzavano senza riuscire a far loro alcun male. Furono gettati in mare da un alto dirupo con un macigno appeso al collo, ma, miracolosamente, i legacci si sciolsero e i fratelli riafforarono accolti a riva dai fedeli festanti e inneggianti Dio. Di nuovo arrestati, furono incatenati e messi in una fornace ardente, ma il fuoco non li lambì. Cosma e Damiano vennero infine decapitati, secondo l’uso riservato ai romani, assieme ai discepoli, che si chiamavano Antimo, Leonzio ed Eupreprio, come indicato in una Passio araba.

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Nota:
*. Testo: © associazione culturale Larici, 2005.

 

 

 

 

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