ICONE E RELIGIONE > Filocalia, 2012 (*)

 

La filocalia, letteralmente “amore della bellezza” o “florilegio”, è una raccolta di testi di ascetica e mistica della Chiesa cristiana ortodossa. La bellezza (calia) è ovviamente la bellezza infinita di Dio: «L’uomo nella Bellezza armoniosa diviene incandescente d’amore verso l’intero creato, ama gli uomini, gli uccelli, le bestie, i demoni. Prega per i rettili con pietà sconfinata. Pur condannato dieci volte al giorno al rogo, vive nell’amore degli altri, e non dice mai: basta!» (Isacco di Siria).
Dato che il termine significa anche “antologia”, nel parlarne occorre operare una distinzione: da una parte vi sono la raccolta composta da Basilio il Grande e Gregorio il Teologo nel IV secolo (che riunirono i testi più significativi di Origene) e quella breve di Niceforo l’Esicasta del XIV secolo, dall’altra è la “Filocalia” per antonomasia, quella pubblicata in greco a Venezia nel 1782 e curata da Macario Notaras, metropolita di Corinto, e Nicodemo l’Agiorita (del Monte Athos) che comprende – in ordine cronologico – testi biblici, scritti dei Padri della Chiesa, istruzioni di santi monaci greci ed egiziani. Lo scopo di quest’ultima – intitolata Filocalia dei santi padri neptici compilata a partire dai nostri padri santi e teofori, nella quale, attraverso la pratica e la contemplazione della filosofia morale, l’intelletto è purificato, illuminato e reso perfetto – era quello di divulgare e attualizzare la pratica dell’esicasmo (dal greco hesychia: pace, silenzio dell’unione con Dio), vera e propria anima del monachesimo orientale. Essa fu tradotta in slavo ecclesiastico nel 1793 da san Paisij Velicovskij (1722-1794), grazie al quale il testo ebbe una enorme diffusione nei Paesi slavi. Fu poi modificata e tradotta in russo, con il titolo Dobrotoljubie, da san Teofano il Recluso nel 1877.
Da allora altre traduzioni-edizioni sono state realizzate sia in Oriente che in Occidente, aggiungendo o togliendo autori a seconda del fine. Di conseguenza, a seconda delle edizioni, variano le opere e i nomi dei padri neptici, ossia quegli asceti che insegnavano la neptis, la sobrietà e la vigilanza di intelletto, mente e cuore dalle passioni e dalle distrazioni per permettere all’uomo di rimanere nella preghiera. Questi i nomi che compaiono nelle varie stampe greche e russe: sant’Antonio il Grande (251?-357), sant’Efrem il Siro (306-373); san Macario il Grande (o il Confessore; 300-390), Evagrio Pontico (345-399), san Nilo il Sinaita (?-430?), san Giovanni Cassiano (360?-435), san Marco l’Eremita (o l’Asceta: ?-450?), san Diadoco di Photiki (o Fotice; 400?-474?), Isaia il Monaco (o il Solitario, o di Scete, o di Gaza; ?-488), sant’Esichio di Gerusalemme (IV-V secolo), Thalassios il Libico (o Talasio; V secolo), santi Barsanufio e Giovanni il Profeta (V-VI secolo), abbà Doroteo (VI secolo), abbà Philemon (o Filemone; ca. VI secolo), san Giovanni Climaco (575?-650?), san Massimo il Confessore (579/580-662), san Giovanni di Karpathos (VII secolo), sant’Isacco il Siro (o di Ninive; VII secolo), san Giovanni Damasceno (676?-749?), san Pietro di Damasco (VII-VIII secolo), san Teodoro lo Studita (758-826), san Teodoro di Edessa (IX secolo), san Filoteo il Sinaita (917?-986), Simeone di Metafraste (X secolo), Niceta Stetato (1005?-1090?), Elia di Creta (XI-XII secolo?), Teolepto metropolita di Filadelfia (1250/51-1322), san Gregorio Palamas (1296-1359), Callisto II di Costantinopoli (?-1397), san Niceforo l’Esicasta (XIII-XIV secolo), san Gregorio il Sinaita (XIV secolo), Ignazio Xanthopouloi (XIV secolo), Callisto Angelicude (XIV secolo), san Teognosto (XIV secolo), san Simeone di Tessalonica (XV secolo), san Marco di Efeso (XV secolo), Teofane il Monaco (o della Scala; XVI secolo?).
L’opera finale è corposa e difficile per i “non addetti”, ma estremamente importante per la vita cristiana ortodossa del XVIII secolo, epoca in cui in Russia fiorivano le sette scismatiche e in Europa trionfava l’Illuminismo, che voleva portare la fede a una visione intellettualistica e filosofica. Invece, attraverso la sobrietà, la preghiera incessante (o preghiera di Gesù) e salendo quella scala verso Dio teorizzata dai santi Giovanni Climaco e Teofane il Monaco, veniva recuperato il significato dell’unione con Dio, l’unico che conta, e la pratica per arrivarvi.
Qui si ripropongono quattro testi che in maniera molto diversa hanno a che fare col tema. Il saggio di Olivier Clément ne spiega significato e prassi; il testo di Esichio di Gerusalemme (o, forse, di Esichio il Sinaita) riassume il percorso da compiere; il racconto della vita e degli insegnamenti dell’abba Filemone, un monaco cui si attribuisce la formula completa della presghiera di Gesù: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me!”; il libro Racconti sinceri di un pellegrino al suo padre spirituale (o Racconti di un pellegrino russo) che, pubblicato in Russia nel 1881 e in Occidente nel 1925, fece “scoprire” al grande pubblico la Filocalia. I due scritti di Esichio e di Filemone appartengono alla Filocalia greca.
In altre pagine abbiamo già proposto La scala del paradiso di San Giovanni Climaco, anch’esso un testo essenziale dell’esicasmo che appare anche in una Filocalia rumena.

 

 

Nota:
*. Testo: © associazione culturale Larici, 2012.

 

 

 

 

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