ICONE E RELIGIONE > Santa Maria Egiziaca, 2008 (*)

 

Santa Maria Egiziaca, Russia, XVIII secolo (Kuopio Orthodox Church Museum)

Una donna visse veramente nel deserto palestinese nel IV secolo e sulla sua tomba nacque una leggenda, tramandataci da san Sofronio (550?-639), patriarca di Gerusalemme, che forse la prese da Cirillo da Scitopoli (514?-557?), autore di biografie di santi e di monaci palestinesi, il quale racconta in una sua opera di aver incontrato nel deserto un tale abba Giovanni che gli narrò la storia della donna lì sepolta. La storia di Sofronio – arricchita di qualche particolare appreso dalle opere del monaco bizantino Giovanni Mosco (540/550- 619/643) – fu tradotta in siriaco dal patriarca Atanasio II di Antiochia (?-686) e in latino dal monaco Paolo Diacono (pseudonimo di Paolo Varnefrido, 720?-799?). Da allora, il racconto della vita di santa Maria Egiziaca (344-421 circa), ebbe quindi una gran diffusione in tutto il mondo cristiano, orientale e occidentale, perché la santa testimonia il cammino ascetico più consono e praticato dalla spiritualità orientale: quello dell’abbandono totale del mondo per un ritiro nel deserto, dove ogni forma di vita è spoglia ed essenziale e la mente può concentrarsi tutta nella meditazione e in Dio.
La storia è stata riscritta anche nel Medioevo da due frati domenicani: Jacopo da Varazze (1228-1298), che nella sua Legenda aurea la riassunse, e Domenico Cavalca (1270?-1342), che nelle Vite dei Santi Padri si attenne più fedelmente ai testi antichi.
Santo Zosimo (o Zosima), allora abate in un monastero presso Cesarea, sognò un angelo che gli disse che, se voleva trovare Dio (Rm 3,10-11), doveva andare nel deserto, e Zosimo si trasferì in un monastero sulle rive del fiume Giordano. Durante una uscita nel deserto nel tempo precedente la Pasqua, egli incontrò una «una persona nuda, col corpo nero e secco per lo sole, e coi capelli canuti bianchi come lana». Era una donna che, sollecitata da Zosimo, cominciò a narrare la propria storia.
Maria – ma il monaco conoscerà il nome solo alla fine – era nata cristiana in Egitto (da qui l’appellativo “Egiziaca”) e a 12 anni lasciò i genitori per andare ad Alessandria, allora città commerciale molto vivace. Qui, di propria volontà, Maria fece la prostituta «sì disonesta e libidinosa che non m’inducea a ciò cupidità o necessità di guadagno… ma solo cupidità di quella misera dilettazione». Dopo diciassette anni di questa vita, vide una nave carica di pellegrini in partenza per Gerusalemme, dove si stava per celebrare la festa dell’Esaltazione della Croce. Non per fede ma per desiderio di novità, si imbarcò. Il giorno della festa Maria seguì i pellegrini e tentò di entrare più volte nel tempio, ma una forza misteriosa sempre la respinse. Stupita e impaurita, cominciò a pensare alla vacuità della propria vita, pianse e pregò davanti a una immagine della Madre di Dio, posta all’esterno del tempio. Quando infine il desiderio di espiare le proprie colpe fu al culmine, poté entrare nel tempio ad adorare il legno della Croce. Tornata all’icona, la Vergine le disse che solo oltre il fiume Giordano, nel deserto, avrebbe trovato la pace. Maria vi andò e per quarantasette anni visse piangendo e pregando, senza mai incontrare uomini e animali, e nutrendosi di erbe, ma trovò la pace promessa e con essa la capacità di pregare sollevata da terra, manifestando allo spaventato Zosimo il suo completo allontanamento dalle cose terrene.

La comunione di Santa Maria Egiziaca, Trebisonda, 1723
Icona moderna di Santa Maria Egiziaca e Santo Zosima, USA
Icona di Sant’Andrea di Creta e Santa Maria Egiziaca, Russia
Santa Maria Egiziaca, Siria, XVIII secolo (Monastero di Notre Dame de Balamand, Libano)

Alla fine del racconto Maria chiese al monaco di mantenere il segreto e di portarle l’Eucaristia l’anno seguente. Zosimo ubbidì e l’anno dopo vide il Giordano aprirsi al passaggio della donna. Comunicatasi, Maria chiese a Zosimo di tornare ancora il giovedì santo dell’anno seguente e sparì. Trascorso il tempo, il monaco trovò il cadavere rinsecchito della santa e una scritta che gli svelava che Maria era morta l’anno prima, appena ricevuta l’Eucaristia. Un leone, miracolosamente mansueto, aiutò Zosimo a scavare la fossa nel deserto e il monaco tornò al convento a raccontare l’accaduto.
Il culto di Santa Maria Egiziaca, sempre presente in Oriente, si diffuse in Occidente soprattutto nell’XI-XII secolo quando i pellegrinaggi in Terra Santa erano particolarmente diffusi, perché considerati doverosi per un cristiano come un atto di purificazione.
Santa Maria Egiziaca – patrona dei penitenti – è venerata dalla Chiese cristiane cattolica, ortodossa e copta e commemorata nel mese in cui morì: il 2 aprile dai cattolici (ma solo dal tardo Medioevo), il I aprile dagli ortodossi che la onorano anche nella quinta domenica del ciclo quaresimale, affinché la sua vita sia esempio di volontà di riscatto, di sincero pentimento e di conversione. Infatti nel tropario si canta: «In te, o Madre, si è esattamente conservata l’immagine divina. Prendendo la Croce, hai seguito Cristo, con l’esempio hai insegnato a disprezzare la carne, poiché effimera, e ad aver cura dell’anima, opera immortale. Perciò, o Maria, il tuo spirito esulta con gli Angeli». E all’irmo: «Santa madre Maria Egiziaca, prega per noi! Santa madre Maria, il Creatore prega di perdonare quanti ti cantano. Dai ripetuti e duri assalti, da angoscia e tormento egli ci liberi, e dalle tentazioni, affinché possiamo, sciolti da ogni male, sempre esaltare il Signore che t’ha glorificata. Santa madre Maria Egiziaca, prega per noi!».

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Nota:
*. Testo: © associazione culturale Larici, 2005.

 

 

 

 

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