ICONE E RELIGIONE > Santa Matrona Nikonova, 2007 (*)

 

Girando per Mosca, si vede spesso l’icona di una santa che colpisce per gli occhi serrati: è santa Matrona Dmitr’evna Nikonova (1885-1952), una delle prime donne canonizzate nel XX secolo dalla Chiesa ortodossa russa. Le informazioni disponibili sono molte, ma non sempre concordi soprattutto quando animano la fantasia popolare.
Cerchiamo di fare ordine, partendo dal nome, che è Matrona, nome derivato dal latino mater, madre, molto usato in passato anche nelle varianti Matryona, Matrjona e Matrëna (pronuncia: Matriona). Così si chiamavano sia la fanciulla che trovò la prima icona della Madre di Dio di Kazan’ che una santa greca vissuta nel XV secolo molto venerata in Russia.
Matrona Nikonova – detta affettuosamente Matronushka – nacque in una famiglia contadina, molto povera, nel villaggio di Sebino, nella regione (oblast’) di Tula, ed era l’ultima di quattro figli.
Spaventata da un futuro di stenti, la madre Natal’ja progettò, mentre era incinta, di lasciare la nascitura all’orfanotrofio, ma in sogno vide un uccello, forse una colomba, che si illuminava mentre le si posava sul braccio destro e prendeva le forme di un angelo bellissimo dalle grandi ali e dagli occhi posti sul petto. Natal’ja pensò a una premonizione, ma anche alla benedizione divina. Così fu: Matrona nacque senza bulbi, con le palpebre serrate, e Natal’ja tenne la bambina, nonostante le difficoltà. Al momento del battesimo, quando il prete immerse la bambina nel fonte, una colonna di fumo aromatico si alzò improvvisamente dall’acqua, ma c’è chi ha scritto che un raggio di sole entrò in chiesa e si fermò sulla bambina inondandola di luce.

Che la bambina fosse “scelta da Dio” come disse il prete al battesimo, la gente se ne accorse presto perché Matrona crebbe dedita alla preghiera e con una speciale sensibilità che le faceva leggere i pensieri segreti e alleviare gli animi. La sua capacità di guarire le malattie più difficili, di prevedere le calamità naturali e le sciagure umane con la sola preghiera fu pienamente svelata quand’ella compì otto anni. Sulla sua infanzia, è stato scritto che Matrona veniva continuamente derisa dai coetanei e preferiva stare con la madre a pregare, ma ciò è soltanto una supposizione verosimile o comunque durò poco, perché la gente cominciò ad accorrere numerosa da Matrona per avere una parola di conforto o per essere guarita e, in ringraziamento, offriva cibo e piccoli regali, sufficienti però a sostenere tutta la sua famiglia.
A 14 anni, durante un pellegrinaggio nei luoghi santi (Kiev, Zagorsk ecc.) con Lidja Jankova, figlia di un nobile di Sebino, Matrona entrò nella cattedrale di Sant’Andrea a San Pietroburgo e assistette all’Ufficio divino celebrato da Ioann (Giovanni) di Kronshtadt (1829-1908), già all’epoca ritenuto un santo, capace di guarigioni miracolose tramite la preghiera, ma canonizzato dalla Chiesa ortodossa soltanto nel 1990 per ovvi motivi. A un certo punto della funzione, Ioann si volse verso Matrona ed esclamò: «Ecco il mio successore, l’ottava colonna della Russia». Il riferimento va cercato nella Bibbia – «La Sapienza si è costruita la casa, ha intagliato le sue sette colonne» (Proverbi 9,1) – e nel periodo storico: Ioann prediceva che Matrona sarebbe stata un valido sostegno per la comunità dei fedeli durante il regime sovietico, che allora era ancora lontano.
Nel 1901, Matrona rimase paralizzata permanentemente alle gambe in seguito a una malattia tuttora sconosciuta, ma accettò questa sofferenza come un disegno divino, e confermò la profezia di Ioann di Kronshtadt sull’imminenza di un periodo molto difficile per la Chiesa e per gli uomini. Infatti, in seguito alla Rivoluzione del 1917, molte chiese furono distrutte o chiuse, il culto ostacolato e Matrona e Lidja rimasero senza terra e senza casa. Cominciarono a girare nei villaggi in cerca di cibo e lavoro.
Nel 1925 Matrona era a Mosca – città che amava perché la riteneva «sacra, il cuore della Russia» – dove si trovavano due suoi fratelli, ma non poté abitare con loro, perché essi erano bolscevichi mentre lei predicava la fede ortodossa. Un’altra versione, meno plausibile, racconta che furono proprio i fratelli bolscevichi, impegnati nella collettivizzazione delle terre, a cacciare di casa l’invalida Matrona.
A Mosca, trovò occasionali ripari e continuò la sua opera di fede, dando consigli e aiuto alle persone (che chiamava per nome anche se mai conosciute) e profetizzando le incursioni della milizia, perché era il periodo in cui i cristiani venivano esiliati nei campi di lavoro, ma nessuno mai la denunciò, né mai le retate poliziesche la trovarono, nonostante decine di persone andassero da lei ogni giorno. Pur essendo costretta a spostarsi continuamente per non farsi trovare dalla polizia senza documenti e, di conseguenza, essere incarcerata e deportata, Matrona rifiutò categoricamente l’ospitalità di una donna. Il motivo lo rivelò anni dopo: aveva previsto che quella sua conoscente sarebbe stata deportata in Siberia e, quindi, se allora l’avessero trovata con Matrona, non sarebbe mai più tornata come invece avvenne.

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Nota:
*. Testo: © associazione culturale Larici, 2007.

 

 

 

 

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