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Interventi
miracolosi, che a volte arricchiscono l'iconografia - quasi esclusivamente
occidentale - che riguarda Cosma e Damiano, sono dedotti dalla Legenda
aurea scritta da Jacopo da Varazze nel
1255, una specie di summa delle credenze sulle vite dei santi che circolavano
nel Medioevo, e altri testi manoscritti
che la ricalcano. Tali credenze, pur essendo spesso fantasiose, assumono
connotazioni interessanti per lo studio delle tradizioni e per l'agiologia. Il
culto dei santi Cosma e Damiano si diffuse in seguito all'intensificarsi
degli scambi commerciali tra Oriente e Occidente. A Roma, papa Simmaco
(498-515) fece erigere in loro onore una cappella vicino alla basilica
di Santa Maria Maggiore e papa Felice IV (525-530) dispose la traslazione
delle loro reliquie (528) e la realizzazione di una basilica, ancora
oggi esistente nel Foro romano, ricavata in un complesso civico donato
al papa dalla figlia di Teodorico, Amalasunta, regina dei Goti: era
la prima chiesa cristiana nel centro di Roma. Nel suo catino absidale
si può ancora ammirare il grande mosaico dell'epoca di Felice
IV, raffigurante un maestoso Cristo su un tappeto di nuvole rosa e celesti,
cui gli apostoli Pietro e Paolo (di maggiori dimensioni e posti ai lati
del Salvatore) presentano, rispettivamente, i santi Cosma e Damiano
- con i simboli specifici del martirio e del mestiere - accompagnati,
all'esterno, dal soldato san Teodoro (fino al IX secolo unico martire
militare universalmente venerato e considerato patrono dell'esercito
bizantino) e da papa Felice IV con in mano il modello della chiesa.
E' da notare come le grandi figure siano rappresentate con movenze,
nella persona e nelle vesti, che riportano ai canoni artistici tardoromani,
e si staglino su un fondo di colore blu cobalto, al contrario dell'astrazione
simbolica e del fondo oro che caratterizzano i mosaici bizantini di
poco successivi e visibili nella stessa basilica, nell'arcone absidale.
I nomi di Cosma e Damiano furono gli ultimi inseriti nel canone della
Messa Tridentina e, se in Occidente si celebrano il 26 settembre (una
volta era il 27) considerato il giorno della dedizione della basilica
romana; in Oriente la loro festa liturgica avviene in tre giorni diversi:
il primo luglio, il 17 ottobre e il primo novembre. Nell'iconografia che ritrae i santi in Oriente - per intero, di fronte e vestiti con due chiton, uno lungo e uno corto, e un mantello - a volte Cosma è rappresentato con la barba, così che l'imberbe Damiano appare più giovane (fatto che escluderebbe la tesi secondo cui erano gemelli). Spesso sono rappresentati con in mano la palma, simbolo del martirio, e gli scrigni tipici dei medici, contenenti gli strumenti chirurgici o le medicine. In Occidente, almeno fino a tutto il XIV secolo, i santi furono raffigurati in qualità di medici: a figura intera, con le mani celate dal mantello, mentre ricevevano dal Signore il cofanetto contenente gli strumenti chirurgici. L'illustrazione delle prodigiose guarigioni e delle scene del martirio comparirono infatti durante il Rinascimento fiorentino, quando la famiglia dei Medici (che, per il cognome, aveva eletto come propri patroni i santi anargiri), nella persona di Cosimo (= Cosma) il Vecchio, commissionò al Beato Angelico la Pala di San Vincenzo di Annalena e quella di San Marco, nelle quali il pittore rappresentò una ventina di episodi della vita dei santi, compreso il martirio. Il
nome Cosma deriva dal greco cosmos, che significa ordine o
sistema dotato di una struttura e regolato da leggi precise, e il santo
fu un modello per gli altri con il suo esempio di virtù.
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