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| ICONE > Marcello Craveri, Il cielo nell’astronomia ebraico-cristiana Solo dopo il 538 a.C. si conobbe lo Zodiaco, costruito per la prima volta in quell’anno dai Babilonesi. Prima di allora i Babilonesi stessi fissavano le stazioni solari in corrispondenza di 36 stelle o costellazioni, divise in gruppi di tre per ciascun mese.
I
simboli degli asterismi del nuovo Zodiaco corrispondevano a quelli attuali,
eccetto il Capricorno, che era detto Cinghiale, e la Vergine,
chiamata Spiga (nome rimasto ancora oggi alla sua stella Alfa)
rappresentata come una fanciulla con due spighe in mano. La tradizione
mesopotamica è ben visibile in un mosaico della sinagoga di Bethalpha:
in esso le spighe della Vergine sono sintetizzate in due elementi decorativi
ai fianchi della figura, mentre ritorneranno esplicite nelle raffigurazioni
cristiane, diventando infine attributi della Madonna. Prima di conoscere
le stazioni zodiacali del Sole, gli Ebrei ne dividevano il corso annuale
soltanto nei quattro momenti degli equinozi e dei solstizi, e anche
a questi attribuivano significati religiosi. Secondo la rivoluzione diurna del Sole, gli Ebrei derivavano i punti cardinali: mizrach, il levante; jam, il mare, e quindi l’occidente; tsafon, le tenebre, il nord; darom, la zona illuminata, il sud (Genesi 13,14). Ma per la sacralità che aveva l’Oriente nel culto del Sole, a cui sempre si rivolgevano nella preghiera sia gli Ebrei che i primi cristiani, l’Est era il punto cardinale di riferimento, era il qedem, il davanti, e di conseguenza l’Ovest era l’achor, il di dietro, il Nord era semol, a sinistra, e il Sud theman, a destra. Gli astronomi babilonesi già sapevano prevedere le eclissi, quali effetto di cause naturali, mentre gli Ebrei le accoglievano ogni volta come una novità, e con spavento, in quanto segni dell’ira divina, e i profeti approfittavano di questa superstizione per annunciare terribili oscuramenti futuri del Sole e della Luna, allorché Dio avrebbe deciso di porre fine all’umanità per i suoi peccati. L’interpretazione apocalittica delle eclissi sarà accolta anche dagli evangelisti, per immaginare un’eclissi totale al momento della morte di Gesù, e di nuovo, naturalmente, alla fine del mondo. La cometa, invece, era ritenuta di buon augurio. In Genesi (15, 17) una di esse («una fornace ardente e un cerchio di fuoco») suggellava il patto tra Jahve ed Abramo, e in Matteo (2,1-12) è una cometa – prevista da «magi» babilonesi o persiani – ad annunciare la nascita di Gesù Cristo. Ma Keplero nel dicembre 1603 osservando una congiunzione di Mercurio, Giove e Saturno calcolerà che probabilmente la cometa del Natale era stata in realtà una congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, visibile nell’area mediterranea a partire dal 4 dicembre del 7 a.C. (2).
Note:
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