Icone

Storia

Arte e architettura

Letteratura e critica

Pubblicazioni

ICONE > Marcello Craveri, Il cielo nell’astronomia ebraico-cristiana


pagina precedente
Gli Ebrei non facevano distinzione tra stelle e pianeti, ma di questi solo tre sono citati nell’Antico Testamento: Saturno, che gli Atti degli apostoli chiamano col nome persiano Kaivan o Refan; più frequentemente è nominata la Luna, e una o due volte Helel, «il dio dell’aurora» (lsaia 14,12) l’egiziana «stella del mattino» ossia Venere, che però è tutt’altra cosa dalla Venere del tramonto, e che dai Romani era detta Lucifero (portatore di luce), poi identificato dai Padri della Chiesa con Satana, l’angelo (o Dio?) cacciato da Jahve. Ma l’astro per eccellenza era naturalmente il Sole, creato da Dio dopo la luce, unitamente alla Luna, nel quarto giorno della creazione (Genesi 1,14) e che Dio a propria volontà poteva anche fermare nel suo cammino, come infatti avvenne, pregato da Giosué, onde permettergli di continuare la strage degli Amorriti (Giosué 10,12-13). Essendo la Terra immaginata un disco piatto, anche gli Ebrei come gli altri popoli antichi risolvevano il problema del tramonto del Sole pensando che di notte attraversasse gli abissi sotterranei (Salmi 19,6-7).

Solo dopo il 538 a.C. si conobbe lo Zodiaco, costruito per la prima volta in quell’anno dai Babilonesi. Prima di allora i Babilonesi stessi fissavano le stazioni solari in corrispondenza di 36 stelle o costellazioni, divise in gruppi di tre per ciascun mese.

I simboli degli asterismi del nuovo Zodiaco corrispondevano a quelli attuali, eccetto il Capricorno, che era detto Cinghiale, e la Vergine, chiamata Spiga (nome rimasto ancora oggi alla sua stella Alfa) rappresentata come una fanciulla con due spighe in mano. La tradizione mesopotamica è ben visibile in un mosaico della sinagoga di Bethalpha: in esso le spighe della Vergine sono sintetizzate in due elementi decorativi ai fianchi della figura, mentre ritorneranno esplicite nelle raffigurazioni cristiane, diventando infine attributi della Madonna. Prima di conoscere le stazioni zodiacali del Sole, gli Ebrei ne dividevano il corso annuale soltanto nei quattro momenti degli equinozi e dei solstizi, e anche a questi attribuivano significati religiosi.
Per questo, Gesù Cristo verrà fatto nascere il 25 dicembre, quando il Sole, cessando il solstizio, ha ripreso il suo cammino ascendente. Comunque il culto ebraico per i due solstizi è rimasto nel cattolicesimo: il solstizio d’inverno corrisponde alla nascita di San Giovanni evangelista, quello d’estate, in cui il Sole ricomincia a discendere, è invece la natività di Giovanni Battista. Infatti nel Vangelo si fa dire al Battista: «Bisogna che Egli cresca e che io diminuisca» (Giovanni 3,30).

Secondo la rivoluzione diurna del Sole, gli Ebrei derivavano i punti cardinali: mizrach, il levante; jam, il mare, e quindi l’occidente; tsafon, le tenebre, il nord; darom, la zona illuminata, il sud (Genesi 13,14). Ma per la sacralità che aveva l’Oriente nel culto del Sole, a cui sempre si rivolgevano nella preghiera sia gli Ebrei che i primi cristiani, l’Est era il punto cardinale di riferimento, era il qedem, il davanti, e di conseguenza l’Ovest era l’achor, il di dietro, il Nord era semol, a sinistra, e il Sud theman, a destra.

Gli astronomi babilonesi già sapevano prevedere le eclissi, quali effetto di cause naturali, mentre gli Ebrei le accoglievano ogni volta come una novità, e con spavento, in quanto segni dell’ira divina, e i profeti approfittavano di questa superstizione per annunciare terribili oscuramenti futuri del Sole e della Luna, allorché Dio avrebbe deciso di porre fine all’umanità per i suoi peccati. L’interpretazione apocalittica delle eclissi sarà accolta anche dagli evangelisti, per immaginare un’eclissi totale al momento della morte di Gesù, e di nuovo, naturalmente, alla fine del mondo.

La cometa, invece, era ritenuta di buon augurio. In Genesi (15, 17) una di esse («una fornace ardente e un cerchio di fuoco») suggellava il patto tra Jahve ed Abramo, e in Matteo (2,1-12) è una cometa – prevista da «magi» babilonesi o persiani – ad annunciare la nascita di Gesù Cristo. Ma Keplero nel dicembre 1603 osservando una congiunzione di Mercurio, Giove e Saturno calcolerà che probabilmente la cometa del Natale era stata in realtà una congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, visibile nell’area mediterranea a partire dal 4 dicembre del 7 a.C. (2).

 

 

Note:
2.
Si veda: http://www.larici.it/culturadellest/icone/natale/6.htm (N.d.C.).

 

 

webmasterwww.larici.it - info@larici.it