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| ICONE > Ivan Dujcev, Bisanzio e il mondo slavo
Nelle relazioni fra lo stato bulgaro e l'Impero bizantino si alternarono periodi di pace con altri di guerra. Senza soffermarsi qui alle epoche di guerra - durante le quali tuttavia l'influsso bizantino, benché per altre vie, non cessava di esercitarsi - occorre rilevare piuttosto i periodi di pace, fissati per mezzo di singoli trattati fra i due stati. Stando alle testimonianze delle fonti storiche disponibili su alcuni dei trattati meglio conosciuti, come quelli del 681, del 716, dell'814-15, dell'864, del 927, oppure del 1235, possiamo dedurre che in tal guisa venivano sistemati diversi momenti dei rapporti reciproci: la delimitazione dei confini, lo scambio dei prigionieri di guerra, il pagamento di tributo, presentato spesso come offerta di "doni", poi lo scambio di merci, i matrimoni "politici" fra le famiglie regnanti, l'estradizione degli esuli, le relazioni di carattere religioso ed ecclesiastico, ecc. Si conoscono, inoltre, alcuni dei trattati stabiliti fra l'Impero di Costantinopoli e la Russia di Kiev, organizzatasi come stato indipendente nella seconda metà del secolo IX, come anche con gli altri principati russi, sorti nell'epoca posteriore, e con Mosca. Questi trattati bizantino-russi, taluni dei quali sono noti unicamente in testo paleorusso nelle cronache russe, regolavano pressappoco i medesimi problemi che con i Bulgari: il commercio bizantino-russo, lo scambio dei prigionieri di guerra o di schiavi fuggiaschi, le alleanze o gli aiuti militari forniti dai Russi in difesa dell'Impero, i matrimoni "politici" fra i principi russi e la reggia imperiale, diversi problemi collegati con la vita religiosa ed ecclesiastica, ecc. Il governo costantinopolitano si sforzava di mantenere, già dal sec. IX, quando si organizzarono i primi nuclei di vita statale fra i Serbi ed i Croati, dei rapporti assidui e, di solito, amichevoli, giacché contava di poter profittare della loro assistenza per frenare l'ostilità di altri popoli, innanzitutto dei Bulgari, posti geograficamente nel mezzo. Sono noti sfortunatamente soltanto alcuni dei trattati fra Bisanzio, i Serbi ed i Croati, coi quali si chiarivano momenti di indole religiosa ed ecclesiastica, si stabilivano delle alleanze militari, si concludeva la pace, si regolavano contese circa la delimitazione dei confini, oppure si combinavano matrimoni "politici" ecc. Tanto più limitati erano naturalmente i contatti fra Bisanzio e gli Slavi occidentali e le notizie che ne abbiamo sono assai scarse. Fra tutti i trattati conclusi dall'Impero con questi Slavi merita speciale rilievo quello dell'862-63 con il principe della Grande Moravia Rastislav, che ebbe come seguito l'invio di Costantino Filosofo-Cirillo e suo fratello Metodio come missionari e propagatori della scrittura slava. Esattamente alla vigilia della conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi (maggio 1453), fra il patriarcato ortodosso e gli hussiti cechi furono scambiate alcune ambascerie, in vista di giungere ad una unione, senza pervenire però, a causa dello sviluppo troppo rapido degli avvenimenti, a nessun risultato. Meno di tutto si conoscono dettagli sui rapporti commerciali che l'Impero bizantino, durante tutta l'epoca medioevale, manteneva in modo speciale con gli Slavi meridionali ed orientali. La maggior parte dei trattati fra Bisanzio e gli stati slavi medioevali contengono delle clausole di carattere economico e commerciale. Il governo costantinopolitano cercava, in tal guisa, di assicurare, specie per la numerosa popolazione della capitale stessa, l'approvvigionamento con viveri di provenienza agricola e con certe materie prime. Si hanno delle notizie un po' più abbondanti sui rifornimenti dalla Bulgaria, vicinissima al centro dell'Impero, dalla Russia e, per l'epoca posteriore, dalla città di Dubrovnik (Ragusa) sulla costa adriatica. Le insufficienti testimonianze delle fonti scritte possono essere ampiamente illustrate e corroborate mediante i rinvenimenti di carattere numismatico, particolarmente di monete bizantine in territori slavi, e d'altronde dalle scoperte archeologiche. Sebbene la grandissima parte delle numerose e continue scoperte di materiale archeologico e numismatico sia accuratamente registrata e analizzata, solo futuri, desiderabili studi potrebbero precisare la natura dello scambio commerciale bizantino-slavo nel corso di parecchi secoli.
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