Icone

Storia

Arte e architettura

Letteratura e critica

Pubblicazioni

ICONE > Ivan Dujcev, Bisanzio e il mondo slavo (1)


Considerato il maggiore bizantinista bulgaro moderno - tanto da avergli dedicato il Centro di Ricerche slavo-bizantine di Sofia - Ivan Dujcev ha scientificamente approfondito i rapporti politici, economici e artistici tra l'Impero bizantino e gli Stati "satelliti" in molti scritti, tra cui quello che presentiamo, dove sono analizzati campi e grado di influenza.


Gli Slavi, come una razza umana nuova e sconosciuta, si affacciarono ai confini del vecchio mondo europeo già nei primi secoli dopo Cristo. L'Impero d'Oriente però entrò in contatto immediato con essi appena al tramonto del secolo quinto, quando varie moltitudini di invasori slavi apparvero minacciosamente ai suoi confini settentrionali, lungo il Danubio. Gli imperatori di Roma, come adesso i loro successori al trono della "Nuova Roma", Costantinopoli, avevano ormai conosciuto, nel volgere dei secoli, numerosi invasori, alcuni dei quali erano riusciti perfino a spingersi profondamente nell'interno del territorio, ma poi si erano ritirati, erano stati sconfitti oppure scomparvero in qualche altro modo. Sembra che anche questa volta - e per un periodo assai lungo il governo di Costantinopoli non si sia turbato eccessivamente dinanzi alle invasioni slave. Tanto meno si prevedeva che questi invasori slavi, oppostamente ai loro predecessori di altri popoli e tribù, potevano stabilirsi in modo definitivo e duraturo sia dentro i confini dell'Impero che fuori, vicino ad essi, e diventare, così, un fattore nuovo nelle vicende dell'Impero sino alla sua fine.

Quanto limitata importanza si attribuiva, nei palazzi costantinopolitani, ai nuovi avversari, lo dimostra forse più di tutto il resto l'attività politica e militare di due degli imperatori più celebri di quel periodo: Giustiniano I (527-565) e Eraclio (610-641). Gli strateghi di Giustiniano I ebbero, da lui, l'incarico di guerreggiare nell'Oriente ed in Occidente, durante anni e anni, lontano dalla capitale, per salvare l'integrità dell'Impero. Meno di un secolo più tardi, Eraclio si mise personalmente a capo del suo esercito ed intraprese quella lunga "crociata", che terminò con la disfatta dell'Impero dei Persiani; una vittoria, la quale invece di giovare ai Bizantini, ben presto tornò a loro danno, giacché aprì la strada alla conquista araba. La sua politica non meno infelice abbandonò, per alcuni decenni, la difesa del limes danubiano e rese insufficiente questo baluardo dinanzi alle masse slave. Nel corso di un periodo relativamente breve la maggior parte della Penisola balcanica venne occupata dagli Slavi, che si spinsero sino all'interno del Peloponneso e penetrarono perfino in alcune isole dell'Egeo.

Nei secoli che seguirono, intorno al territorio dell'Impero, al nord, al nord-ovest e al nord-est, si formarono i primi stati dei popoli slavi. Così, già nel secolo VI-VII nacque per l'Impero bizantino quel grande e gravoso problema slavo: come regolare cioè i suoi rapporti sia con quella numerosa popolazione slava, che si era stabilita dentro i confini stessi dell'Impero, come anche con i giovani stati slavi, pieni di energia primitiva. Per quasi un millennio il governo di Costantinopoli cercò di risolvere, per mezzo di rapporti pacifici oppure con le armi, il problema slavo. Numerosi fatti nella vita politica, culturale e militare dell'Impero durante tutto questo periodo sono strettamente connessi con i rapporti bizantino-slavi e possono essere chiariti soltanto in questa luce. Io stesso vale, in ugual misura, anche per gli Slavi, specie per quelli detti Slavi meridionali e orientali, cioè Russi. Dopo aver intrecciato molteplici rapporti con Bisanzio, e dopo aver subito un potente influsso dalla civiltà bizantina, questi popoli slavi ne assunsero - dopo la caduta dell'Impero sotto il dominio turco nel 1453 - la maggior parte dell'eredità culturale, per vivere con essa ancora dei secoli di seguito. Se si vuol stabilire ciò ch'era "Byzance après Byzance", bisogna rivolgere lo sguardo verso il mondo slavo, e non solo verso la popolazione di origine greca. In tal modo, se la storia di un impero mondiale, quale fu precisamente Bisanzio, si deve studiare ampiamente nei suoi particolari, occorre assolutamente non perdere di vista pure la storia dei rapporti bizantino-slavi, e precisare la natura e la profondità dell'influsso culturale bizantino sugli Slavi.

Se per quanto riguarda Bisanzio il problema pare chiaro, non è così rispetto agli Slavi stessi. Negando spessissimo ogni reciprocità nei rapporti in qualsiasi manifestazione della vita storica, si giunge a dichiarare lo sviluppo culturale degli Slavi meridionali e orientali nel Medio evo in assoluta soggezione a Bisanzio e privo di qualunque valore originale. Per vari secoli dell'epoca medioevale l'Impero bizantino fu la patria di una impareggiabile civiltà, di riconosciuta superiorità in paragone con la rozzezza dei popoli nuovi, stabilitisi nel continente europeo, come pure in confronto con la deplorevole decadenza dei vecchi popoli dell'Occidente. Pur dichiarando la civiltà degli Slavi meridionali e orientali di quell'epoca come un fenomeno di schietta imitazione e perfino di plagio da Bisanzio, rimarrebbe loro almeno il merito di essersi appropriati dei valori di questa grande civiltà, di averli divulgati fra popoli più remoti e perpetuati tanti secoli dopo la scomparsa dell'Impero come centro di vita politica e di attività culturale.


 

Nota:
1.
Ivan Dujcev, "Bisanzio e il mondo slavo", in Medioevo bizantino slavo, tre volumi, Roma 1965-71.

 

 

webmasterwww.larici.it - info@larici.it