Icone

Storia

Arte e architettura

Letteratura e critica

Pubblicazioni

ICONE > Jean-Pierre Emile Dupré de Saint-Maure, La religione


pagina precedente

Durante la grande quaresima, (3) ciascun fedele fa le sue devozioni; la Chiesa non rende questo dovere obbligatorio durante le altre tre quaresime. Però nessuno, grandi o piccoli, viene esentato dall’avvicinarsi alla santa tavola almeno una volta l’anno; le eccezioni sono infinitamente rare. (4) Si potrà giudicare l’impegno, che i Russi mettono nel compimento di questo dovere, quando si saprà che tra parenti ed amici intimi si usa andare a congratularsi, il giorno o l’indomani, con colui che ha fatto la sua pasqua; e lo avvicina dicendogli: pozdrawlaiou, waspritshaswchis, swiaticktaia (mi complimento con voi per esservi comunicato).
Durante tutta la settimana santa, ciascuno vive ritirato in famiglia; le relazioni di società sono interrotte. Sarebbe sconveniente presentarsi ai Russi; essi consacrano esclusivamente questi otto giorni ai pii esercizi; non ci sono nemmeno concerti spirituali.
Durante le quattro quaresime, gli spettacoli sono interdetti; ma durante quella che segue il carnevale ci sono dei concerti fino alla settimana santa: è l’epoca scelta dagli artisti stranieri per farsi ascoltare.

Una cerimonia imponente segnala la prima domenica della grande quaresima. Il metropolita, accompagnato da monaci e archimandriti, si reca alla cattedrale per procedere alla cerimonia dell’anatema (pravos-lavié ortodoxia); esso si lancia contro gli eretici, i cospiratori, i traditori della patria ecc. Questa cerimonia può offrire una singolare contraddizione: per esempio, il celebre Mazeppa (5) fondò molte chiese, così se l’anniversario di una fondazione coincide con la prima domenica di quaresima, succede che, lo stesso giorno e nello stesso tempio, si pronuncerà l’anatema contro questo transfugo dell’armata rossa e si pregherà per il riposo dell’anima del fondatore della chiesa.

Tutti i traditori e i fondatori delle eresie sono nominati ad alta voce; durante l’enunciazione di questa lista, ogni membro del clero tiene una torcia che rovescia e spegne, mentre il coro ripete: anathema. Si canta quindi un requiem generale per coloro che servirono gloriosamente la Chiesa e la patria. Tale solennità è così tanto notevole che esistono poche nazioni più partecipi della nazione russa, senza l’eccezione dei preti che talvolta li si vede esagerare questo sentimento. Nella Chiesa russa meridionale, un viaggiatore incontrò due pope, che facevano la questua per aiutare dei poveri Tatari nella costruzione di una moschea. L’immensa via della Prospettiva si chiama anche via della Tolleranza, ed è il suo giusto titolo perché vi si trovano, a poca distanza gli uni dalle altre, la chiesa russa, la chiesa cattolica, quella degli Armeni, il tempio dei calvinisti, quello dei luterani, e credo anche una moschea.

Ci sono scismi in Russia come presso i popoli meridionali. Il concilio riunito da Aleksej Mikhajlovic, padre di Pietro I, fu l’origine di una eresia. Il motivo di tale assemblea fu la revisione dei libri santi dove si trovavano dei grossolani errori causati dall’ignoranza e dall’enorme numero di copisti. Alcuni uomini del popolo, molto superstiziosi e smarriti in perfide suggestioni, ritenevano che i libri fossero stati direttamente mandati dallo Spirito Santo e che l’alterazione del loro testo fosse un sacrilegio. Presto questi clamori partorirono una specie di setta, (6) che dichiarò di non riconoscere i libri corretti dal concilio. Si volle imperversare contro questi insensati, ma, come sempre accade, i mezzi di rigore aumentarono il loro numero. Tuttavia la clemenza non riuscì a far meglio.

Questa ribellione al culto dominante esiste ancora e il governo la tollera. Essa è suddivisa, poiché è nel destino di tutti gli eretici di mancare di unità.
Gli uni si avvicinano in qualche modo alla religione ufficiale per l’effetto di mutue concessioni. I loro preti si fanno consacrare dai vescovi; alcune leggerissime sfumature nel rito li separano dalla Chiesa russa, ma essi non riconoscono che i libri antichi, tal quali erano prima del concilio di cui si è parlato.
Gli altri sono dei preti che non sono riconosciuti dal santo sinodo. Questi settari, appartenenti pressoché tutti a una classe ignorante e miserabile, sono spesso confusi per la scelta dei loro popi, allora accettano i servizi di un ufficiante licenziato o di un soldato disertore, rifugiatosi nei loro monasteri. Essi fanno loro esercitare le funzioni sacerdotali: la scienza del leggere e dello scrivere è la sola che si esige da questi pope improvvisati.
Questa setta non può far riconoscere i suoi matrimoni dal sinodo né dai tribunali. Il governo li ha tacciati di illegittimità. Così i settari si mostrano molto accurati nell’evitare le procedure e tutto ciò che può metterli in contatto con l’azione delle leggi. Essi sono dei diaconi (diakonotchina), tuttavia si dedicano all’esercizio del loro culto sotto la protezione del governo.

Una classe di eretici è totalmente separata dal culto cristiano, riconosce soltanto Dio come autorità divina e terrestre e presta giuramento soltanto al sovrano. Le si permette di sottrarsi alla legge dell’arruolamento, dietro offerte di danaro. La disciplina di questa setta, chiamata Doukhobortsy, (7) permette il matrimonio tra fratelli e sorelle. Il governatorato non ha da lagnarsi da quando l’ha colonizzata e isolata dalla società. Le sue istituzioni mostrano qualche affinità con quelle dei Fratelli moravi. (8)

Lo sbaglio più bizzarro e deplorevole di una di queste sette è di condannarsi a delle mutilazioni, assimilandoli ai guardiani di un serraglio, che non impedisce loro di maritarsi. (9) Le loro donne, trascinate nello stesso fanatismo, impiegano mezzi anche violenti per non rompere il voto di castità. Gli uomini, egualmente sconfessati dalla religione e dalla natura, non si sposano che per vivere in comunità di interessi e di sentimenti fraterni. Si suppone che queste unioni non siano mai disturbate da baruffe, poiché l’amore non esiste affatto, l’uomo non è accecato prima del matrimonio e non può disturbare la pace domestica: così si spiega l’armonia di questi strani matrimoni. Nelle passeggiate pubbliche, qualche volta mi sono state mostrate queste coppie sterili, senza dubbio noi li compatiamo molto più di quanto si compiangano essi stessi: sui loro volti c’era impresso un misto di soddisfazione e di ilarità.

 

 


Note:
3. La “Grande quaresima” corrisponde al periodo precedente la Pasqua. (N.d.T.)

4. È permesso credere che l’assenza di libri empi e immorali favorisca questa fedeltà del popolo russo alle regole della sua religione. (Nota dell’Autore)

5. Realmente esistito nella Polonia del XVII secolo, Mazeppa è stato tramandato come un personaggio esecrato dagli zar e scomunicato dalla chiesa, un cattivo cosacco, un maledetto. Mazeppa era un giovane ucraino che viveva alla corte del re Giovanni Casimiro e che un giorno fu scoperto da un nobile polacco con sua moglie. Torturato, fu strettamente legato, nudo, su un cavallo che fu lanciato al galoppo nella prateria. Dopo tre giorni e tre notti di corsa irrefrenabile, l’animale cadde stremato proprio quando si imbatté in un branco di cavalli indomiti. Il giovane fu però salvato da un’anima pia e diventò talmente potente da vendicarsi del suo aguzzino. Come atamano dei cosacchi ucraini, Mazeppa prese accordi con il re polacco Carlo XII contro i Russi, ma al momento della battaglia decisiva a Poltava non si fece trovare, determinando la vittoria russa. Forse proprio perché Mazeppa incarnava la figura di un diavolo, la sua storia fu ripresa da Lord Byron nel 1818, Aleksandr Puskin nel 1828-1829 e Victor Hugo nel 1829. Inoltre, Ferenc Liszt scrisse su di lui una sinfonia nel 1851 e Pëtr Caikovskij un’opera nel 1840. (N.d.T.)

6. Si tratta dei “Vecchi Credenti”. Per maggiori informazioni sulle sette, si vedano gli scritti di August von Haxthausen (1847) e di Robert Hertz (1915). (N.d.T.)

7. Cioè “guerrieri dello spirito”. (N.d.T.)

8. La setta dei Fratelli boemi (Unitas Fratrum), da cui deriveranno i Fratelli moravi, risale al XV secolo. La comunità, basata sulla povertà evangelica, sviluppò un ordinamento religioso autonomo, in cui erano aboliti ogni grado e gerarchia, il giuramento e il servizio militare. Eventi bellici spinsero i Fratelli boemi a emigrare, nel XVII secolo, in Moravia e, successivamente, in Germania, dove nel 1727 il conte Nikolaus Ludwig von Zizendorf fondò il movimento dei Fratelli Moravi, unendo le caratteristiche dei Fratelli boemi con quelle del pietismo d’origine luterana. (N.d.T.)

9. Sono gli Skoptsy (castrati volontari). (N.d.T.)

 

 

webmasterwww.larici.it - info@larici.it