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ICONE > Achille André Marie Gallet de Kulture, Sette dissidenti, 1855 (1)

 

Gallet de Kulture (1815-?) fu dirigente al Ministero francese della Marina e delle Colonie e segretario particolare del principe Demidoff a San Pietroburgo: «La posizione che ho occupato per lunghi anni, e fino alla guerra attuale, [...] mi ha messo in contatto continuo con gli uomini e le cose della Russia, soprattutto con gli uomini ufficiali e le cose ufficiali. Questo libro non è dunque un’opera di fantasia, ma il risultato di studi seri, compiuti sul posto, in diverse riprese, nelle migliori condizioni per vedere e sapere». La «guerra attuale» è la guerra di Crimea, conclusasi nel 1855, quando lo zar Alessandro II, appena salito al trono, firmò la pace rendendosi conto che avrebbe perso il conflitto.

Il libro è suddiviso in due parti: nella prima, è descritta la Russia sotto diversi aspetti (composizione sociale, amministrazione e istruzione, letteratura, slavismo, Chiesa); nella seconda, sono analizzati i venticinque anni di regno dello zar Nicola I (appena defunto), i personaggi del suo entourage, pubblico e privato, e la politica interna ed estera. Al posto delle note, per spiegare meglio movimenti e situazioni l’Autore ha redatto quindici dettagliate appendici, tra cui quella qui proposta sulle sette religiose.
Gli obiettivi e i limiti dell’opera sono spiegati nell’introduzione: «Si è enormemente scritto sulla Russia negli ultimi due anni; la guerra attuale ha fatto nascere migliaia di volumi, grazie ai quali l’Occidente ha visto abbassarsi, almeno in parte, l’enorme muraglia che nascondeva le steppe moscovite. Queste pubblicazioni hanno dissipato molte ombre, ma, al contempo, hanno offerto molte informazioni errate. Hanno il torto dei libri scritti sui libri: l’errore stampato si ristampa, e, passando da una penna all’altra, finisce per cadere nel luogo comune dei fatti avvenuti, Ciò, purtroppo, riempie la storia dell’uomo, ma l’intuizione del talento non compenserà mai la pratica diretta degli uomini e delle cose. Sembra, inoltre, che nelle pubblicazioni che l’attualità ha fatto sorgere – sia meditazioni personali che impressioni locali – si sia rimasti troppo in superficie, sulla Russia artificiale e teatrale, e non abbastanza sulla Russia vera, e che non si sia data, soprattutto, abbastanza importanza al gran movimento dello spirito, uno delle cause della guerra attuale, mentre è rimasta una viva apprensione per il gran pericolo della sua potenza, anche dopo i gravi fallimenti militari e diplomatici che ha appena subito. Soprattutto da questo punto di vista, io apporto idee nuove e fatti nuovi. Se non avessi posseduto materiali di questo genere, preparati in dodici anni trascorsi in ambiente russo, se io non avessi avuto la certezza di insegnare qualcosa, anche a coloro che hanno letto (ammettendo la possibilità di un coraggio così arduo) tutto ciò che è stato scritto a proposito della crisi orientale, io non avrei pubblicato questo libro. [...] Io non ho detto tutto ciò che sapevo, ma solamente, fra i fatti venuti a mia conoscenza, ciò che non era stato scritto prima di me, e che mi è sembrato degno di esistere. Le convenienze e la volontà di non nuocere ad alcuno mi hanno costretto a tacere, su diverse personalità importanti, molte particolarità curiose, che appartengono, di diritto, alla storia contemporanea. Anche durante la stampa di questo lavoro, ho dovuto tagliare, su insistenti richieste, che le amichevoli relazioni non mi permettono di ricusare, diverse parti riferibili alla violenta oppressione che pesa su alcuni membri della nobiltà russa. Lacune spiacevoli si trovano così, inevitabilmente, introdotte nella parte biografica ed aneddotica di questo libro. Il futuro le colmerà.»
L’appendice sulle sette religiose russe, qui tradotta per la prima volta, aggiunge poco a quanto oggi sappiamo, ma fu importante all’epoca perché ampliava o precisava, con notizie di prima mano, gli studi compiuti da August von Haxthausen pubblicati nel 1847, che venivano spesso usati più in chiave politica che didattica. I nomi delle sette sono dati, correggendo i refusi del testo originale, nella traslitterazione italiana (senza l’accento “pipa”) e, tra parentesi, nella trascrizione inglese.


Sette dissidenti

Queste sette hanno un’importanza reale, ma difficile da constatare: l’amministrazione non la riconosce e i settari sono molto riservati sulle loro dottrine e il loro obiettivo. Nei suoi studi eruditi che toccano la vita interna e le istituzioni rurali della Russia, il barone von Haxthausen ha fornito, in varie sfumature, interessanti informazioni su questo scisma, il cui sviluppo straordinario minaccia la Chiesa ufficiale, e, attraverso la Chiesa, il potere. Estrarremo da quei documenti e da quelli che abbiamo personalmente raccolto, alcuni dati degni di fissare l’attenzione. Dopo lo slancio dello Slavismo, formula politica e sociale dell’opposizione, non conosciamo nulla di più pericoloso per il governo russo che il movimento crescente dello scisma, che ne rappresenta la formula religiosa.

Fra le sette dissidenti, alcune sono di origine antica, altre di origine moderna, separate da tendenze e obiettivi, e personificano nel credo, qui, il moscovitismo, là, il liberalismo.

Nel novero delle sette antiche figurano i Morelsciki (Morelshchiki), gli Skopcy (Skoptzy), i Bogomili, i Bogomilcy (Bogomiltzy), sui quali ci mancano informazioni (2), gli Chlysty (Khlysty), i Bezslovestnié, i Sabatniki, gli Starovercy (Starovertsy) o Raskol’niki.
Le sette di formazione recente ci offrono i Molokane (Molokani) e i Duchoborcy (Dukhobortsy).

I Morelsciki (Morelshchiki) si immolano parzialmente o interamente. Una fossa profonda viene scavata in un luogo deserto e circondata di materiale combustibile. I settari che si votano alla morte vi si recano in processione e si lasciano bruciare con stoico coraggio. I Morelsciki chiamano questo sacrificio il battesimo di fuoco, ma lo scopo della loro dottrina è sconosciuto.

«Se un membro vi porta al peccato, tagliatelo dal vostro corpo» (3). Queste parole del Vangelo formano la base della dottrina degli Skopcy (Skoptzy), ossia eunuchi, che sembrano essere i continuatori dei Montanisti e dei Valesiani, di cui parla sant’Agostino. Gli Skopcy mettono in dubbio la verità delle Sacre Scritture, sostengono che il Vangelo e la Bibbia siano stati falsificati. L’unico esemplare autentico, ancora esistente, sarebbe stato murato nella cupola della chiesa di Sant’Andrea dell’isola Vasil’evskij (4), per ordine di Pietro III, loro capo supremo e più recente emanazione di Dio fatto uomo. Secondo loro, Cristo non è morto e non morirà mai. Egli peregrina sulla terra, da diciotto secoli, sotto la forma di puro spirito, di uomo senza sesso. Questa figura è quella di Pietro III, poiché il principe non è stato avvelenato, né strangolato, come si dice, nel palazzo di Ropsa (Ropsha). Il corpo esposto a Pietroburgo non era il suo, ma quello di un soldato. Pietro III si salvò a Irkutsk, dov’è tuttora. Tuttavia, il momento della sua manifestazione è vicino: avverrà nel Cremlino di Mosca, al suono della campana della cattedrale della Dormizione. Gli Skopcy, suoi veri discepoli, accorreranno da tutti i punti del globo, formeranno il suo corteo ed entreranno, quel giorno, nel loro regno.
La maggior parte dei venditori d’oggetti d’oro e d’argento e, soprattutto, dei cambiavalute di San Pietrosburgo, di Mosca e di Odessa fa parte di questa setta, che conta più di trentamila affiliati. Essi sono inclini al proselitismo e non arretrano dinanzi ad alcun sacrificio, anche pecuniario, per conquistare adepti. In alcuni governatorati, si trovano interi villaggi composti da Skopcy sposati, che sono passati allo stato di puro spirito solamente dopo la nascita di un bambino. Il governo esercita su questa setta un’attiva sorveglianza, ma, poiché i suoi membri sono molto ricchi, la polizia mette più facilmente le mani sui loro beni che sulla persona.

I Bogomili hanno raccolto l’eredità dei manichei, che, nel IX secolo, si sparsero dall’Asia Minore in Tracia, nelle valli del monte Emo (5). Nell’XI secolo, presero i nomi di Messaliani e di Euchiti (Entusiasti). In Italia, dove apparvero verso il Mille, li chiamavano Passagini e Bulgari, perché originari della Bulgaria. I Bogomili si considerano come i più puri tra gli uomini. Il loro culto sembra basarsi su questa teologia: «Due regni eterni, governati da due forze, di cui una superiore all’altra; nell’uomo due nature, una più elevata, l’altra inferiore, di cui la prima, originariamente più potente, ha perduto il suo impero, nella generazione, per il piacere!» Questa dottrina è la Zend-Avesta (6).

 

 

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Note:
1. Achille André Marie Gallet de Kulture, Le Tzar Nicolas et la sainte Russia, ed. Victor Lecou, Paris 1855, pp. 287-294. Traduzione dal francese e note a cura dell’associazione culturale Larici, 2008.

2. I Bogomilcy (Bogomiltsy), letteralmente “amanti di Dio” (mentre i Bogomili sono gli “amati da Dio”), erano molti diffusi nelle regioni confinanti la Russia, dalla Polonia alla Bulgaria. (N.d.T.)

3. La citazione riprende il Vangelo secondo Matteo (5, 29-30): «Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.» (N.d.T.)

4. A San Pietroburgo. (N.d.T.)

5. Nei monti Rodopi: secondo la mitologia greca, la coppia formata dalla regina Rhodope di Tracia e il re Haemus (Emo) si mostrò molto vanitosa e, quindi, fu punita da Zeus ed Era trasformandola nella catena dei Rodopi. (N.d.T.)

6. Libro sacro dei Parsi (N.d.A.). – Più propriamente, la Zend-Avesta (o Zand-Avesta) è il commentario dell’Avesta, redatto dal III al X secolo a fini didattici, di istruzione, poiché l’avestan – considerata lingua sacra – non era immediatamente comprensibile. (N.d.T.)

 

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