Icone

Storia

Arte e architettura

Letteratura e critica

Pubblicazioni

ICONE > Ettore Giribaldi, Il significato teologico delle icone cristologiche


Ciclo della Resurrezione: Resurrezione del Signore, Noli me tangere, Incredulità di Tommaso, Emmaus

fare clic per ingrandireResurrezione

Personaggi dell’icona: Gesù risorto.

Elementi dell’icona: Vari.

Riferimenti biblici: Nessuno

Senso teologico dell’icona: Può sembrare strano, ma l’icona della Resurrezione di Gesù è abbastanza rara nella tradizione cristiana, pur essendo questo il fatto su cui si fonda il cristianesimo (Cfr. 1Cor 15,14). Il paragone è evidente raffrontandolo con la crocifissione, che invece c’è sempre. La ragione è molto semplice: i vangeli non raccontano la resurrezione di Gesù, per semplice fatto che nessuno vi ha assistito. I quattro vangeli, perciò, affidano la testimonianza della resurrezione di Cristo a due generi di racconti: la scoperta della tomba vuota e le apparizioni del Risorto. Com’è ovvio, dalla prima tradizione non s’è sviluppata una tradizione iconografica, mentre le apparizioni sono state variamente raffigurate, soprattutto attraverso tre canoni: il “noli me tangere”, la “incredulità di Tommaso” e l’episodio di “Emmaus”.
Ma c’è anche una ragione più profonda in questa mancata rappresentazione della resurrezione, e cioè la mancanza di un efficace sistema linguistico per dire un evento così impressionante, come il ritorno alla vita di Gesù. È una difficoltà reperibile negli stessi Vangeli, che mai come in questo caso sembrano vacillare di fronte alla povertà delle parole umane, incapaci di dire la realtà gloriosa di Cristo Risorto. Questa stessa difficoltà si riflette nell’iconografia: come si dipinge un “risorto”? A quale modello ci s’ispira? Per questa ragione i pochi tentativi di rappresentare la resurrezione puntano sui pochi particolari che emergono dai Vangeli (le guardie addormentate/stordite, per esempio, la pietra del sepolcro ruzzolata), ma poi concentrano l’attenzione su Gesù, esprimendone il mistero, più che l’immagine, con tratti che non sono tanto descrittivi ma analogici. Come a dire: certo questo risorto è Gesù, ma cos’è ora? Che cosa indicano i segni della passione in un uomo vivo? Che mistero di rivelazione sottende lo sguardo intenso di quell’uomo che staccato dalla croce non era altro che un cadavere inerme? Certo il tratto comune di queste icone è quello della grande vitalità, che s’oppone al dramma di morte che s’è consumato sulla croce.

fare clic per ingrandireNoli me tangere

Personaggi dell’icona: Gesù risorto e Maria Maddalena.

Elementi dell’icona: La scena si svolge, come indicato in Giovanni, in un “giardino” all’interno del quale sarebbe stato scavato il sepolcro di Cristo. Gesù, glorioso e risorto, è spesso raffigurato cinto in un lenzuolo porpora, che richiama la simbolica del sangue versato e della gloria (è il colore degl’imperatori). Maria Maddalena, per antica consuetudine, viene raffigurata con lunghi capelli, quelli con i quali aveva asciugato i piedi al Signore (Lc 7,38-44; Gv 12,3).

Riferimenti biblici: Gv 20,11-18;
«Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”.
Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro! Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto.»

Senso teologico dell’icona: Il racconto di Giovanni è una perla di spiritualità teologica, ma narra anche la prima apparizione del Risorto, per questa ragione e con questo scopo è entrata con una certa forza nel catalogo delle icone cristiane classiche. Il titolo “noli me tangere”, si traduce letteralmente “non mi toccare” e non rende esattamente il testo greco originale, come invece fa la tradizione CEI che abbiamo qui sopra riportato. Questo testo latino, però, (desunto dalla Vulgata di San Gerolamo) è quello che di solito viene rappresentato nelle icone, e per questa ragione l’atteggiamento di Gesù sembra essere quello di respingere il tentativo di Maria di abbracciargli quei piedi che in vita gli aveva profumato ed asciugato con i suoi lunghi capelli.
Ma il senso profondo dell’icona è molto più profondo ed intimo e descrive il cammino di fede di questa donna, che pur avendo una visione d’angeli e vedendo lo stesso Gesù non è in grado di coglierlo come il Risorto, finché Lui, il Signore, non la chiama per nome. Il senso delle parole di Gesù dice la realtà profonda della resurrezione (salire al Padre, stabilire di nuovo l’intima relazione della divinità trinitaria, che è un mistero inarrivabile per l’uomo. Da qui l’invito “non mi trattenere”), ma si trasformano per Maria in missione e rivelazione: “va dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”, nella quale Gesù dice che Dio suo padre è diventato, in virtù della croce e della resurrezione, Dio Padre di tutti i fratelli. E Maria, puntualmente si fa prima missionaria annunciando: “Ho visto il Signore”.

 

 

 

webmasterwww.larici.it - info@larici.it