Icone

Storia

Arte e architettura

Letteratura e critica

Pubblicazioni

ICONE > Robert Hertz, Sette russe (1)


Robert Hertz (1881-1915), sociologo e antropologo francese, si diplomò in Filosofia all’École Normale Supérieure di Parigi nel 1904 e, con una borsa di studio, soggiornò due anni in Inghilterra per raccogliere materiali per la tesi. Tornato a Parigi, diventò allievo del sociologo Émile Durkheim e amico di suo nipote Marcel Mauss e di altri pensatori, dando vita al “Collège de Sociologie”, uno dei gruppi di avanguardia intellettuale più importanti del Novecento. Tra gli scritti di Hertz, molto conosciuti sono Sulla rappresentazione collettiva della morte (1907), La preminenza della mano destra (1909), San Besso: studio di un culto alpestre (1911; le cui ricerche furono condotte a Cogne, in Val d’Aosta). In seguito, approfondì la religione, il folclore e la mitologia, producendo una serie di studi comparati, che furono pubblicati postumi – arruolatosi volontario, Hertz morì durante la Prima guerra mondiale – dall’amico Mauss, sotto il titolo di Sociologie religieuse et folklore (Parigi 1928), da cui è tratta la lunga analisi, qui tradotta, del libro dedicato alle sette russe di Karl Konrad Grass (1870-1927), storico, teologo protestante e professore all’Università di Tartu.


K. K. GRASS, Die russischen Sekten. I : Die Gottesleute oder Chlüsten (x-716 pp. in-8º); II : Die Weissen Tauben oder Skopzen (Erste Hälfte, iv-448 pp.), Leipzig, Hinrichs, 1907-1909.

Prima della comparsa del lavoro di Grass, il pubblico occidentale non aveva sulle sette russe più informazioni di quelle che aveva, prima di Spencer e Gillen, sul totemismo australiano. (2) Tuttavia, ragionando sulla Russia, non dubitiamo il fatto che la religiosità delle sette sia un prodotto così caratteristico e un fattore così essenziale della vita morale del popolo russo come lo può essere, in Inghilterra, il non conformismo; noi dissertiamo sul tolstoismo, (3) senza comprendere che non è altro che una trasposizione letteraria, a uso del mondo colto, dei modi di pensare e di sentire nel 1912 dei contadini russi dissidenti. Se l’opera di Grass ci è apparsa possibile e necessaria, ciò dimostra molto bene quale abisso separi ancora oggi il mondo occidentale dalla gran massa del popolo russo. Grass ha voluto colmare proprio questo abisso. I suoi precedenti studi sulla storia del dogmatismo russo e la sua traduzione delle Sacre Scritture degli Skoptky (4) lo avevano ben preparato al compito e non si è posto limiti di tempo e di fatica per terminare anche questa ricerca. Su questo argomento, non soltanto ha analizzato la letteratura russa, immensa e molto dispersa, ma è andato direttamente alle fonti, ai periodici ecclesiastici e agli atti pubblicati dei processi diretti contro i dissidenti; inoltre, per animare i dati documentari con l’impressione visiva, ha visitato le principale dimore e i luoghi santi delle sette che stava studiando e ha provato, a dire il vero con scarso successo, a prendere contatto con i loro seguaci. I materiali raccolti nel corso di questa lunga e faticosa indagine sono presentati in buon ordine e sottoposti a una critica imparziale e sicura; tutti i testi essenziali sono stati completamente tradotti. Per la prima volta, gli studiosi che ignorano il russo sono in grado di farsi un’idea esatta e completa del non-conformismo russo. Ciò è molto utile, perché i fatti rivelati da Grass non ci sono soltanto nuovi e singolari, ma presentano un interesse teorico che è difficile esagerare.

L’opera finita comprenderà una serie di volumi di cui solamente il primo è stato completato, offrendoci una visione d’assieme della più vecchia setta russa attualmente esistente, quella dei Chlysty o Genti di Dio, (5) esponendocene la storia, la dottrina, il culto e l’organizzazione.

La leggenda e la storia sono d’accordo nel fare nascere la setta delle Genti di Dio verso la metà del XVII secolo, nell’epoca torbida che seguì, nella Chiesa, la riforma della liturgia introdotta dal patriarca Nikon. Mentre una parte dei fedeli si rivoltò contro quelle innovazioni, in cui vedevano la mano dello Anticristo, e si separò dalla Chiesa per restare fedele alla vecchia liturgia, il fondatore dei Chlysty, Daniil Filippov, (6) proclamava la plateale inefficacia dei sacramenti, ortodossi o scismatici: riunendo in un unico fascio i libri antichi e quelli nuovi, egli li gettò in fondo al Volga (I, p. 13). Da allora, la setta non ha cessato di opporre ai libri mortali della Chiesa e la stessa Bibbia, considerati lettera morta per i semplici fedeli, il divino «libro di vita» di cui essa è depositaria e che porta a tutti, anche e soprattutto agli illetterati, la rivelazione integrale (pp. 298 ss.; Cf. II, pp. 156 ss.). Questa opposizione tra religione morta e religione viva è lo sfondo dell’apologetica dei Chlysty. Tutto, nella Chiesa, è inerte e colpito da letargia: la sua scienza inutile e i suoi riti formali, i suoi sacerdoti farisei e le sue icone mute, tutto fino ai suoi santi scomparsi e il suo dio lontano e inaccessibile (p. 183). La scintilla divina, presente in ogni uomo, soffoca sotto la cenere ammassata in secoli senza fede (pp. 660, 693); è questa scintilla che la setta vuole far rivivere grazie al caldo soffio dello Spirito Santo.

 

 


Note
:
1. R. Hertz, Sectes russes, in “Année sociologique”, t. XI, 1920, ristampato in Sociologie religieuse et folklore, a cura di M. Mauss, Parigi 1928, traduzione e note a cura dell’associazione culturale Larici (2007).

2. Nel 1894, Walter Baldwin Spencer – biologo laureato a Oxford e professore all'Università di Melbourne dal 1887 – prese parte a una spedizione diretta nell’Australia Centrale insieme a F.J. Gillen, direttore delle Poste di Alice Springs e attento conoscitore dei costumi delle popolazioni locali. Da allora, Spencer e Gillen scrissero alcuni libri sugli aborigeni e girarono oltre duemila metri di pellicola a 35 millimetri e più di un’ora di registrazione: è la prima testimonianza filmata sugli aborigeni australiani. (N.d.T.)

3. Con tolstoismo si intende il complesso di convinzioni etiche, religiose, sociali e politiche della poetica artistica e della tecnica narrativa dello scrittore russo Lev Tolstoj (1828-1910). Sul piano religioso, Tolstoj, identificando tutto il Vangelo con il Discorso della montagna e il Discorso della montagna nella dottrina della non-resistenza al male, riteneva che né la società, né il singolo cristiano avesse il diritto di opporsi efficacemente all’azione dei malvagi. (N.d.T.)

4. Il libro di riferimento è K.K. Grass: Die geheime heilige Schrift der Skopzen, Leipzig 1904. La setta degli skoptky o skopcy (castrati volontari o eunuchi) fece apparizione in Russia intorno al 1775. (N.d.T.)

5. I Chlysty (o Khlysty) sono detti “Lottatori dello spirito” o, più spesso “Flagellanti” perché praticavano la flagellazione (da chlyst, frusta) come penitenza. Tra i più celebri seguaci, era Grigorij Rasputin. (N.d.T.)

6. Del fondatore della setta dei Chlysty si conosce solo l’anno della morte: 1700. La trascrizione più usata del nome è Daniil Filippov, ma Daniil è talvolta scritto Danila (come nel testo originale di Hertz) e Filippov può essere Filipov, Filippovic, Filippovich o Filipich. (N.d.T.)

 

 

webmasterwww.larici.it - info@larici.it