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di vetro
Le icone dipinte su vetro non hanno la bellezza
ieratica di quelle su tavola, né la portabilità delle
icone di metallo, meno ancora la minuziosità dei particolari,
della costruzione geometrica o degli effetti di luce. Sono dipinte a
pennellate larghe, piene, un po' approssimative nei dettagli, con colori
accesi, ma emozionano e incuriosiscono lasciando spazio ad altri pensieri,
oltre a quelli di fede.
Dipinte su lastre sottilissime di vetro, queste icone erano realizzate
dai contadini romeni per i signori di città che - trovando troppo
costose quelle dipinte su legno - le compravano al mercato. Non sembri
dissacratorio: il popolo romeno è religioso e rispettoso, ma
è concreto, non si ripara dietro leggende fantasiose né
crede che il santo dipinto in modo prezioso svolga un'intercessione
più incisiva.
Su quest'arte dell'icone vitree hanno vissuto intere generazioni di
famiglie: dopo il lavoro nei campi, si faceva o si sceglieva il vetro
e il soggetto, poi c'era chi dipingeva, chi realizzava a mano le cornici,
chi triturava i colori, puliva i pennelli, preparava i modelli o la
cesta in cui sarebbero state riposte le lastre in attesa di essere vendute.
Ma non in maniera pagana: "Il contadino romeno - scrive Georgeta
Rosu nel ricco catalogo che ha accompagnato la mostra torinese chiusasi
nel gennaio 2003 - evidenzia nelle icone le proprie convinzioni sulla
vita e sulla giustizia sociale, le sue concezioni di etica ed il suo
pensiero sull'aldilà, sul mondo invisibile del paradiso e dell'Inferno,
inserendo, in questo contesto, in modo spontaneo, racconti biblici o
temi dell'Antico e del Nuovo Testamento nell'unica realtà conosciuta,
cioè il paesaggio del villaggio romeno della Transilvania".
Non è poco conoscendo la storia della Romania, regione povera
e oppressa dall'Impero Asburgico che ha cercato con ogni mezzo di convertirla
al cattolicesimo, tuttavia il carattere forte dei contadini delle zone
più impervie vi ha fatto fronte, affidandosi alla religione dei
padri e recuperando un'arte antica mai dimenticata ma ripresa in modo
sistematico dal XVIII secolo in seguito all'influenza dell'Europa occidentale.
La Transilvania, regione montagnosa e soprattutto
boschiva, cioè ideale per la produzione del vetro, è così
diventata una roccaforte di fede e tradizione, mantenutesi intatte nel
tempo: una forza spirituale che si avvertiva guardando e confrontando
le 80 icone provenienti dal Muzeul Taranului Roman di Bucarest e datate
XVIII-XX secolo. I soggetti erano diversi, ma quei pochi che si ripetevano
manifestavano un profondo significato sociale: la Madre di Dio addolorata,
il Battista e Gesù bambini, Gesù e la vite, e poi i santi
come Giorgio e Nicola, la santa Parasceve, il profeta Elia, che sono
quelli più venerati dai fedeli ortodossi per il loro carattere
forte eppur così protettivo della salute, del raccolto, della
pioggia e delle mandrie.
Il linguaggio simbolico e la tecnica artistica usati dai contadini non
possono che essere semplici e vicini al quotidiano: spesso si incontrano
nelle icone su vetro - come in quelle di legno - soggetti desunti dalla
vita di tutti i giorni, folcloristici o addirittura comici, santi vestiti
con i costumi popolari, rappresentanti del potere collocati all'inferno,
il tipico ambiente romeno... che la superficie di vetro sembra cristallizzare
in un attimo quasi soprannaturale. Occorre però conoscere la
tecnica di pittura per comprendere questo effetto.
Il vetro prodotto nelle fabbriche della Transilvania era opaco, a onde
e con tante piccole bolle d'aria che nell'insieme conferivano una brillantezza
particolare alla lastra, almeno fino alla fine del XIX secolo, quando
gradatamente si passò al vetro industriale. La superficie da
dipingere veniva poi passata con il petrolio e sull'altra faccia si
poneva il modello che veniva così ricalcato con pennelli sottili
e colore nero. Si tracciavano le linee bianche e quelle di contrasto
e, infine, con pennelli più spessi, si riempivano i campi con
la tempera ottenuta con colori e colle di origine rigorosamente naturale.
La croce e le aureole erano di foglia d'oro o in colore simile se la
povertà impediva di servirsene. Una volta finita, l'icona era
incorniciata in modo che il lato dipinto stando all'interno brillasse
verso l'osservatore.
L'epoca di massima fioritura dell'arte delle icone di vetro è
compresa tra il 1800 e il 1890 e la sua conclusione dopo la seconda
guerra mondiale, ma da pochi anni è tornata viva questa tradizione,
praticata, oggi come ieri, da pochi artisti consacrati dalla Chiesa,
che con una serie di cerimonie conclude il loro lungo apprendimento
della tecnica artistica e dei soggetti da dipingere e mantiene il controllo
della produzione.
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