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| ICONE > Leskov e l’icona dell’Angelo
Soprattutto, a noi, vecchicredenti, qui piaceva che, mentre a quel tempo eravamo sottoposti dappertutto a persecuzioni per il nostro rito, qui invece avevamo libertà: qui non ci sono né i capi della città, né quelli della provincia, né i popi: non vediamo nessuno e nessuno si occupa della nostra religione né la ostacola... [...] E a nessuno dava fastidio la nostra fede, e anzi sembrava che a molti fosse venuta in abitudine, e piaceva non solo agli uomini semplici, che sono inclini ad adorare Dio secondo il rito russo, ma anche a quelli delle altre religioni. (4) A un certo punto, i Raskol’niki vengono accusati ingiustamente da un funzionario zarista e accettano la confisca delle centocinquanta icone del loro “santuario”, (5) ma non quella della più preziosa e venerata delle loro icone, un angelo, il cui volto è stato sfregiato dalle autorità con un sigillo in ceralacca. Da quanto si presume dal racconto, corrisponde all’immagine centrale della Sinassi dell’arcangelo Michele. (6) Questo angelo era davvero qualcosa d’indescrivibile. La sua faccia, la vedo come fosse adesso, piena di luce divina e così pronta a venire in aiuto: lo sguardo mite; le orecchie con la scia dell’ascolto (7) ovunque e da tutte le direzioni; i vestiti bruciano, la tunica è decorata d’oro e di pietre; l’armatura è di penne, le cinghie intorno alle spalle; sui seni il volto infantile dell’Emanuele; nella mano destra una croce, nella sinistra una spada di fuoco. Prodigioso! prodigioso!... I capelli sulla testa sono riccioli biondo chiaro, sono scesi dalle orecchie e sono stati disegnati capello dopo capello con un aghetto. Le ali sono spaziose e bianche come la neve e di sotto azzurro chiaro, penna per penna, e nella barbetta di ogni penna baffetto per baffetto. Guardi queste ali, e la tua paura se ne va chissà dove: preghi "proteggimi" e subito ti tranquillizzi tutto e nell’animo ti viene la pace. L’avvincente racconto è incentrato sul recupero di quest’icona, reso possibile grazie all’intervento dell’ingegnere inglese (probabile simbolo del protestantesimo), presso il quale lavorano i pacifici settari, che li aiuta a raggiungere il loro scopo, intercedendo anche presso l’arcivescovo ortodosso, che li perdona e li invita a rientrare nella Chiesa. Al di là della storia, molto interessante è il dialogo tra l’inglese e i Vecchi Credenti, in cui vengono spiegati significato e realizzazione delle icone: “Ma
com’è - dice - che [l’icona con l’angelo] vi sta tanto a cuore,
possibile che non se ne possa trovare un altro uguale?”
Note: 4. Tutte le citazioni sono tratte da: N.S. Leskóv, L’angelo sigillato. L’ebreo in Russia, a cura di B. Osimo, A. Mondadori, Milano 1999, ultima traduzione in commercio, in cui, tra l’altro, si scrive "vecchicredenti" e non "Vecchi Credenti" com’è nell’uso comune. 5. La stanza dove i protagonisti si raccolgono in preghiera davanti alle icone è esplicitamente chiamata “santuario” in riferimento a quello costruito da Bezaleel per volontà di Dio (Esodo 36). 6. La Sinassi dell’arcangelo Michele (nome che significa “Chi è come Dio?”) è la festività principale dedicata dall’Oriente bizantino all’arcangelo principe degli angeli e guida nelle lotte contro il male, istituita nel IV secolo e celebrata l’8 novembre (21 novembre secondo il calendario gregoriano). Nella sua essenza, l’icona rappresenta la glorificazione di Cristo Salvatore, raffigurato, entro un clipeo, nelle sembianze dell’Emmanuele, cioè il Verbo sempiterno di cui parla per la prima volta il profeta Isaia (Is 7,14). Le schiere angeliche qui associate alla dignità (come dice l’etimologia greca del termine “sinassi”) di Cristo, fanno corona a Cristo presente fra loro e lo offrono all’adorazione del creato. Cristo benedice e nella sinistra regge il rotolo della legge, riecheggiando così la raffigurazione di Cristo Pantocratore in trono nel giorno del Giudizio universale. 7. Tóroci, o tóroki, termine che indica i raggi, la corrente, o il flusso raffigurati nelle icone presso le orecchie per simboleggiare la capacità di ascolto del santo. (N.d.T.) 8. Il passo sottolinea la mancanza di preti e libri liturgici in uso prima della riforma del patriarca Nikon per benedire le icone. Pëtr Mogila (in ucraino: Petro Mohyla; (1596-1647), principe di nascita moldava laureatosi a Parigi, fu metropolita di Kiev (Kyiv) e fondatore nel 1631, di un collegio - poi Accademia teologica - diventato in pochi anni il centro principale dell’educazione ortodossa russa, in forte opposizione all’unione con Roma. 9. La famiglia degli Stroganov fu una delle più importanti del periodo degli zar nel XVI secolo. Ricchi mercanti, proprietari di terre e miniere e illuminati committenti, da loro prese nome l’ultima scuola di icone che si riferiva ai canoni antichi. Infatti, a partire dal XVII secolo (scuola di Mosca), l’antica tradizione si trasformò poco a poco in pittura popolare, mentre l’influenza occidentale penetrò nell’iconografia. 10. Verso la fine del XIII secolo, a Kostroma, antica città sulla riva sinistra del fiume Volga, fu eretto il monastero Ipat’evskij, per proteggere il territorio moscovita dalle invasioni, che fiorì a metà del XIV secolo grazie alla famiglia di boiari Godunov. In breve tempo diventò un centro culturale e artistico che, tra l’altro, annoverava un laboratorio di produzione di icone molto importante.
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