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Santa Maria
Egiziaca
Una donna visse veramente nel deserto palestinese nel IV secolo e sulla
sua tomba nacque una leggenda, tramandataci da san
Sofronio (550?-639), patriarca di Gerusalemme, che forse la prese
da Cirillo da Scitopoli (514?-557?), autore di biografie di santi e
di monaci palestinesi, il quale racconta in una sua opera di aver incontrato
nel deserto un tale abba Giovanni che gli narrò la storia della
donna lì sepolta. La storia di Sofronio – arricchita di qualche
particolare appreso dalle opere del monaco bizantino Giovanni Mosco
(540/550- 619/643) – fu tradotta in siriaco dal patriarca Atanasio II
di Antiochia (?-686) e in latino dal monaco Paolo Diacono (pseudonimo
di Paolo Varnefrido, 720?-799?). Da allora, il racconto della vita di
santa Maria Egiziaca (344-421 circa), ebbe quindi una gran diffusione
in tutto il mondo cristiano, orientale e occidentale, perché
la santa testimonia il cammino ascetico più consono e praticato
dalla spiritualità orientale: quello dell’abbandono totale del
mondo per un ritiro nel deserto, dove ogni forma di vita è spoglia
ed essenziale e la mente può concentrarsi tutta nella meditazione
e in Dio.
La storia
è stata riscritta anche nel Medioevo da due frati domenicani:
Jacopo da Varazze (1228-1298),
che nella sua Legenda aurea la riassunse, e Domenico
Cavalca (1270?-1342), che nelle Vite dei Santi Padri si
attenne più fedelmente ai testi antichi.
Santo
Zosimo (o Zosima), allora abate in un monastero presso Cesarea, sognò
un angelo che gli disse che, se voleva trovare Dio (Rm 3,10-11), doveva
andare nel deserto, e Zosimo si trasferì in un monastero sulle
rive del fiume Giordano. Durante una uscita nel deserto nel tempo precedente
la Pasqua, egli incontrò una «una persona nuda, col corpo
nero e secco per lo sole, e coi capelli canuti bianchi come lana».
Era una donna che, sollecitata da Zosimo, cominciò a narrare
la propria storia.
Maria – ma il monaco conoscerà il nome solo alla fine – era nata
cristiana in Egitto (da qui l’appellativo “Egiziaca”) e a 12 anni lasciò
i genitori per andare ad Alessandria, allora città commerciale
molto vivace. Qui, di propria volontà, Maria fece la prostituta
«sì disonesta e libidinosa che non m’inducea a ciò
cupidità o necessità di guadagno... ma solo cupidità
di quella misera dilettazione». Dopo diciassette anni di questa
vita, vide una nave carica di pellegrini in partenza per Gerusalemme,
dove si stava per celebrare la festa dell’Esaltazione della Croce. Non
per fede ma per desiderio di novità, si imbarcò. Il giorno
della festa Maria seguì i pellegrini e tentò di entrare
più volte nel tempio, ma una forza misteriosa sempre la respinse.
Stupita e impaurita, cominciò a pensare alla vacuità della
propria vita, pianse e pregò davanti a una immagine della Madre
di Dio, posta all’esterno del tempio. Quando infine desiderò
ardentemente di espiare le proprie colpe, poté entrare nel tempio
ad adorare il legno della Croce. Tornata all’icona, la Vergine le disse
che solo oltre il fiume Giordano, nel deserto, avrebbe trovato la pace.
Maria vi andò e per quarantasette anni visse piangendo e pregando,
senza mai incontrare uomini e animali, e nutrendosi di erbe, ma trovò
la pace promessa e con essa la capacità di pregare sollevata
da terra, manifestando allo spaventato Zosimo il suo completo allontanamento
dalle cose terrene. Alla fine del racconto Maria chiese al monaco di
mantenere il segreto e di portarle l’Eucaristia l’anno seguente. Zosimo
ubbidì e l’anno dopo vide il Giordano aprirsi al passaggio della
donna. Comunicatasi, Maria chiese a Zosimo di tornare ancora il giovedì
santo dell’anno seguente e sparì. Trascorso il tempo, il monaco
trovò il cadavere rinsecchito della santa e una scritta che gli
svelava che Maria era morta l’anno prima, appena ricevuta l’Eucaristia.
Un leone, miracolosamente mansueto, aiutò Zosimo a scavare la
fossa nel deserto e il monacò tornò al convento a raccontare
l’accaduto.
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