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ICONE > Aldo C. Marturano, Il passaggio dal paganesimo al cristianesimo in terra russa


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La presenza del cristianesimo in terra russa, almeno per l’osservatore esterno, sembrava consolidata e affermata. Le processioni – come in tutta l’Europa cristiana – cominciarono a snodarsi in ogni occasione con grande solennità per le strade cittadine e il “gran teatro” rappresentato da Santa Sofia (o Santa Sapienza, dedica che accomuna le chiese di Kiev, Novgorod e Polozk) era sempre occupato da manifestazioni religiose senza precedenti. Né tutto ciò fu più eguagliato neppure in seguito, almeno a Kiev quale sede politica principale.
La Chiesa ben sapeva quanto fosse importante sia impressionare la gente che reclutare nuovi adepti, con un sicuro consenso individuale e una salda convinzione missionaria, evitando i bastoni, il fuoco e la spada come era avvenuto nel 988-989 per la conversione dei renitenti.

La ritualità e i riti umani rientrano nel meccanismo biologico di tutti gli animali. Nella vita umana, il rito è diventato fondamentale e nessuno di noi riuscirebbe a farne a meno, perché proprio per mezzo del rito acquistiamo sicurezza nelle nostre azioni e affrontiamo le vicissitudini con maggiore tranquillità. I genitori c’insegnano i loro riti e noi aggiungiamo i nostri. Il mir (3) non faceva eccezione: era anch’esso pieno di riti. Sbarazzarsi di loro per raggiungere la libertà di scegliere una fede al posto di un’altra era un sacrificio impossibile che, difatti, non avvenne mai in terra russa. La vita dello smerd (4) sembrava potesse esser difesa soltanto difendendo ad oltranza i suoi riti antichissimi. D’altro canto, raramente lo smerd si recava in città perché non era ben accetto dal potere che temeva sempre le sommosse e le proteste di piazza. Di conseguenza, le notizie sul cristianesimo, sulle chiese sfarzose, sulle processioni indimenticabili, sui riti solenni e cantati rimanevano nelle favole e nei racconti reboanti dei forestieri che passavano dalle campagne oppure abbagliavano chi viveva in città. Nel mir ne arrivò quindi solo l’eco e per il multietnico Paese continuò a restare incolmabile la frattura culturale esistente fra gorod e mir, tra città e comunità.

Visto in quest’ottica, si capisce bene l’accanimento della Chiesa russa delle origini nelle battaglie contro il paganesimo slavo (mai vinte finore!). E, anche considerando solamente queste enormi difficoltà logistico-economiche, si possono capire e accettare i compromessi e le conseguenze della sorda lotta, durata secoli, per conquistarsi l’anima della gente isolata in campagna.

La Chiesa russa era figlia di Costantinopoli e aveva esperienze molto antiche di evangelizzazione dei ”barbari slavi”, ma forse le circostanze trovate nelle terre russe non erano mai capitate fino ad allora.

Verso la seconda metà del X secolo, l’impero romano si trovò nella necessità di riaffermare la propria sovranità sui territori della Penisola balcanica e nel Mar Nero, sia per contrastare il rafforzamento dei Musulmani, sia per fermare l’espansione degli Ottoni nell’Europa dell’Est. Per la verità, i territori del Nord-est, a partire dalla riva sinistra del Danubio, erano ben conosciuti e si sapeva quanto erano difficili da penetrare. Conquistarli? Possibile, ma era una costosissima impresa! E comunque in quei frangenti del X secolo, era un progetto assolutamente irrealistico per l’impero, se non dopo aver ripreso la perduta Bulgaria del Danubio. L’idea albergò nella mente di qualche imperatore, come Costantino VII Porfirogenito, ma la scelta obbligata fu un’altra: mantenere relazioni pacifiche e amichevoli coi Chazari e col loro centro politico di Itil sul Volga (5), finché il loro impero era in grado di controllare il traffico vitale proveniente da quell’area. Infatti, l’impero chazaro, quale protettore correligionario degli ebrei di Kiev che facevano da intermediari commerciali, rappresentava ancora un’entità politica di tutto rispetto in quegli anni. Allo stesso tempo, si cercò l’amicizia dell’élite slavo-variaga quando questa apparve abbastanza affidabile nella sua pretesa di dominare l’enorme area dal Baltico al Mar Nero. Anzi, quando nel 965 d.C. Svjatoslav conquistò Tmutarakan’, sullo stretto di Kerc’, ai Chazari, l’importanza di questa élite si accrebbe per Costantinopoli.


 

Note:
3. Mir, in russo, vuol dire sia “pace” che “mondo”. In slavo antico indicava, invece, la “comunità” di un villaggio ed è in questa accezione che viene qui usato (N.d.R.).

4. Smerd (pronuncia: smierd) è, in antico-russo, il contadino. Egli lavorava per il proprio sostentamento, per quello della comunità e per produrre o procurare i prodotti necessari per pagare i tributi richiesti dal Gran Principe di Kiev (N.d.R.).

5. Il nome del centro chazaro deriva dal fiume Volga, anticamente conosciuto come Atil, Itil o Idil (N.d.R.).

 

 

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