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ICONE > Aldo C. Marturano, Medioevo russo. Il ruolo dell'Arcivescovo nelle vicende politiche di Novgorod (1)


Laureato in Chimica all'Università di Amburgo e diplomato in Lingua russa all’Istituto Pushkin di Mosca, Marturano è un profondo conoscitore del Medioevo russo su cui ha scritto numerosi saggi e libri.

 

Siamo sicuri che, se avete letto qualche storia di Novgorod, vi sarete senz’altro accorti che nelle relazioni estere e nelle spedizioni militari entra sempre di più direttamente, con le proprie forze e con i propri uomini e scavalcando a volte il namestnik, proprio l’Arcivescovo. Avrete anche notato che il prelato s’intrufola specialmente nelle relazioni internazionali, salvo a fare una distinzione: Le missioni con gli stati cristiano-latini di solito è il polo laico novgorodese a condurle, mentre con gli altri stati russi e nei casi particolarmente difficili, viene mandato l’Arcivescovo a negoziare.


Questa evoluzione della politica estera novgorodese è logica in sé, come conseguenza della pochissima autorità, se non ricattatoria, che qualsiasi altra città o dinastia Rjurikide della Bassa può esercitare sul nord, ma quel che salta subito agli occhi è: Come mai Novgorod, ricca e capace di autogovernarsi e di gestire le proprie relazioni, ha tanto bisogno di tenersi tanto strettamente legata alla Bassa e di usare il suo massimo prelato per assicurarsi questo legame?
È solo il bisogno di approvvigionarsi delle derrate alimentari oppure ci sono altre ragioni? Né possiamo fidarci molto di come le Cronache ci raccontano gli avvenimenti.

Sappiamo già che il monaco amanuense che compila gli Annali, in qualsiasi monastero, o scrive quanto gli viene dettato dal principe che glieli commissiona oppure non sempre è un fine politico e non sempre conosce o intuisce tutte le oscure ragioni che spingono un personaggio pubblico a compiere certi atti invece che altri. Il monaco di solito è portato ad interpretare gli avvenimenti come voluti e guidati dalla mano divina nel solco della storia universale fissata da Dio ed è sicuro che essi rispondano ai disegni del Signore talvolta imperscrutabili e perciò inutili da indagare. Dobbiamo quindi leggere fra le righe!

In realtà noi finora abbiamo tenuto da parte l’importantissima figura dell’Arcivescovo novgorodese perché volevamo parlarne meglio in questo capitolo a sé. Questo personaggio, a dispetto della sua veste “spirituale”, non è soltanto un “uomo di chiesa”, ma è anche uno dei più grandi latifondisti della città, è il banchiere dei bojari, è il giudice supremo ed è un possibile aspirante capo politico della città.

Per tutte queste sue prerogative ed aspirazioni, l’Arcivescovo comincerà a poco a poco a creare intorno alla propria carica sempre più consenso politico oltre che religioso e, mentre il potere bojaro decade, quello di Monsignore si esalta e si afferma sempre più e quando i bojari esprimeranno una personalità di spicco, capace di tener testa al “santo uomo”, purtroppo sarà troppo tardi perché sarà ormai Monsignore a prevalere.

Ma cominciamo dal principio.

Sappiamo dalle Cronache che alla fine del X sec. lo zio di Vladimiro, Dobrynja, il generale Putjata e il vescovo greco Gioacchino per mezzo della forza armata e del fuoco avevano imposto il Cristianesimo a Novgorod e dintorni.

Certamente non dobbiamo pensare che la nuova religione si ambientasse automaticamente fra la gente perché la resistenza ad accettare le nuove regole di vita e le nuove cerimonie (sottolineiamo l’importanza dei rituali perché a quei tempi contavano moltissimo!) fra persone di diversa lingua ed etnia durò molto a lungo e la difficoltà della propagazione della nuova ideologia su grandi spazi come quelli dei Quinti novgorodesi ritardò la cristianizzazione delle Terre del Nord almeno fino al XVI sec.! Gli stessi Svedesi ebbero simili difficoltà quando cominciarono la colonizzazione della Finlandia, a partire dal Vescovado di Abo!

Vari episodi in cui appaiono i sacerdoti delle vecchie religioni finniche, chiamati in russo generalmente vòlhvy o kolduny, ci suggeriscono che le vecchie credenze erano ancora vive fra la gente e non solo contadina! Persino nella Vece e fra i bojari si sfruttavano comportamenti e argomenti paganeggianti per aizzare un gruppo politico contro un altro…

Raccontiamo allora qualche episodio collegato con questo esecrato paganesimo.

Nelle Cronache al tempo di Gleb figlio di Svjatoslav, luogotenente a Novgorod del principe di Kiev, si registra che nella Piazza del Mercato, era comparso in città un volhv che diceva di essere stato mandato da Dio e con le sue parole e i suoi discorsi aveva raccolto molta gente intorno a sé e quasi tutta la Riva del Commercio accorreva ad ascoltarlo. Costui raccontava tutto il male possibile del Cristianesimo diffuso da Santa Sofia e affermava che, se qualcuno glielo avesse chiesto, avrebbe camminato anche lui sulle acque del fiume Volhov come aveva fatto Gesù Cristo sulle acque del lago di Tiberiade a dimostrazione dei suoi poteri soprannaturali.

Molti gli credettero e addirittura, fra le tante discussioni che si facevano in piazza, si espresse l’idea di salire a Santa Sofia e di uccidere il vescovo. La voce giunse immediatamente fino al prelato il quale, indossati i sacri paramenti e mandato a chiamare Gleb con i suoi, attraversò il Ponte Vecchio con la croce in mano e, rivolgendosi alla folla raccolta, coraggiosamente gridò: “Chi crede in questo falso prete, che si schieri pure dalla sua parte, ma chi crede in Cristo invece venga qui, intorno alla croce.” La gente, chi esitando e chi con decisione, a quella sfida cominciò a raccogliersi in due gruppi mentre, proprio in quel momento, arrivava Gleb con i suoi druzhinniki. Naturalmente fu subito chiaro che la gente ricca si trovava già dalla parte del vescovo e che il popolino, la maggioranza, stava invece dalla parte del volhv.

Gleb, da esperto militare, senza dar tempo di riflettere a nessuno e cercando di evitare il peggio, con fare sornione e senza farsi notare troppo, sfodera l’ascia da lancio e si avvicina al volhv. Lo guarda negli occhi e gli chiede: “Allora, tu che tutto sai, sai forse prevedere quello che accadrà domani mattina o domani sera?” Risponde il falso prete: “Certamente. Io so tutto!” E Gleb: “Sai allora anche quello che ti accadrà fra poco…” E nel dire ciò, lasciò andare un tal colpo d’ascia sul viso del volhv che questi morì sul colpo. Ci fu un momento di sgomento, ma poi la gente vista la piega che la questione aveva preso, per paura di dover subire la stessa sorte del volhv, si ritirò rapidamente lasciando il cadavere insanguinato nella Piazza del Mercato ai necrofori perché lo gettassero nella acque del fiume.


 

Nota:
1. Estratto dal libro di Aldo C. Marturano, È caduta la Repubblica! (Vignate, 2005), gentilmente inviatoci dall'autore. Altri saggi di Marturano sulla storia medioevale russa si trovano alle pagine Internet http://www.mondimedievali.net/Medioevorusso/indice.htm e, sulla città di Novgorod, http://www.storiadelmondo.com/rso/3/marturano.novgorod.pdf.

 

 

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