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Santa
Matrona Nikonova
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È
bene aprire una parentesi per meglio comprendere la sua storia. Matrona
fu in seguito annoverata tra gli jurodivye, i cosiddetti “folli
in Cristo”, coloro che seguendo quanto scritto da san Paolo nella Prima
lettera ai Corinti (1,18-24) vivevano di carità simulando
la pazzia, disprezzando l’apparenza e la dignità dell’uomo per
partecipare alla passione di Cristo e rendere maggior gloria a Dio.
Erano molto amati dal popolo perché essi erano contro la prepotenza
dei ricchi. In altre parole, «i folli in Cristo rappresentavano
esattamente il polo opposto di questa vanità, presunzione e superbia.
Essi si disprezzavano, e dileggiavano se stessi, comportandosi come
persone che avevano perduto il buon senso e l’amor proprio. In realtà,
erano delle nature liberate dalla tirannia del loro io peccatore e interamente
consacrate a una fede ch’essi nascondevano sotto la maschera dell’idiozia
o dello scandalo» ha scritto Andrej
Sinjavskij, che ci ha dato anche l’esempio del “folle in Cristo”
moscovita Vasilij, il Beato Basilio: egli «gettava delle pietre
contro le case dei cittadini timorati di Dio e baciava i muri delle
case in cui abitavano persone notoriamente dedite al peccato. Questo
perché nel primo caso vedeva i demoni che premevano all’esterno
contro i muri, impossibilitati com’erano a entrare nella dimora dei
giusti e nel secondo gli angeli che piangevano le anime perdute dei
peccatori».
Matrona Nikonova si comportava diversamente dagli antichi jurodivye,
ma viveva come loro, di elemosina e generosità. Senza casa, dormiva
presso chi poteva ospitarla, mangiava quello che le veniva offerto in
cambio del suo sostegno spirituale, ma nulla di più: era paralizzata,
analfabeta e, secondo i testimoni, parlava pochissimo preferendo esprimersi
con la mimica facciale. Nota è una sua ammonizione che invita
a non aver paura degli stolti, ma degli idioti.
La
vita di Matrona registra molti altri episodi miracolosi accaduti a Mosca
negli anni del regime sovietico. Per esempio, si narra che un soldato
scoprì Matrona, ma la donna gli disse di correre a casa perché
stava per succedere una disgrazia. Il soldato, vista l’immobilità
di Matrona che le impediva di fuggire, corse via e trovò la propria
casa distrutta dall’esplosione di un fornello e la moglie gravemente
ferita. Portata all’ospedale, la moglie riuscì a salvarsi appena
in tempo e il soldato, grato, non tornò ad arrestare Matrona.
Un altro episodio riguarda un giovane malato di mente rinchiuso in un
ospedale psichiatrico. La madre, una nobildonna vedova e atea, si rivolse
disperata a Matrona, la quale, dopo averle fatto leggere a voce alta
una preghiera, le consegnò una boccetta d’acqua da spruzzare
sugli occhi e nella bocca del figlio. Al manicomio, appena il figlio
vide la madre le urlò di buttare via la boccetta che ella teneva
nascosta in tasca, ma la donna riuscì lo stesso nell’impresa
e il giovane guarì rapidamente.
Molto
prima che la Seconda guerra mondiale iniziasse, Matronushka disse: «Non
state ora a litigare, perché una guerra giusta sta per scoppiare.
Moltissimi saranno uccisi, ma la nostra gente russa vincerà».
Quando la guerra scoppiò, la donna si fece portare dei rami di
salice, li ridusse della stessa altezza, li scortecciò e li usò
per flagellarsi ripetutamente.
Si racconta che, nell’autunno 1941, Stalin andò segretamente
a casa di Matrona per chiederle consiglio, perché i tedeschi
premevano alle porte della capitale. La donna gli disse che i nazisti
non sarebbero entrati, ma lui non doveva muoversi dalla città:
Stalin ubbidì e non cadde nella rete nazista. Forse questa è
una leggenda, ma lo è meno la profezia del 1943 sulla morte di
Stalin (avvenuta dieci anni dopo) che Matrona collocò in un momento
difficile per il dittatore (verificatosi col “ricambio generazionale”
ai vertici del Partito) e in modo violento: soffocato dai suoi stessi
compagni. Ufficialmente, la morte di Stalin fu causata da insufficienza
circolatoria e polmonare avvenuta quattro giorni dopo un’emorragia cerebrale.
Tuttavia, la notizia della sua morte fu nascosta dagli organi ufficiali
del Soviet Supremo per oltre quattro ore e sono in molti a ritenere
che ciò sia stato fatto apposta per nascondere le tracce dell’omicidio.
Durante la guerra, era naturale che le madri temessero per la sorte
dei propri figli e a tutte Matrona rivelava se egli era vivo o morto.
A una donna che aveva già ricevuto tre notifiche sulla morte
del proprio marito, disse di non piangere perché egli sarebbe
tornato: due anni dopo il marito riapparve.
La prima e più importante biografa di Matrona, Zinaida Zhdanova,
racconta molte profezie, tra cui alcune vissute dalla sua famiglia.
Per esempio, alla madre della Zhdanova, Evdokia, era stato predetto
che avrebbe sposato un nobiluomo, cosa difficile perché ella
abitava in campagna e non apparteneva alla nobiltà. Tempo dopo,
Evdokia fu chiamata a fare la cuoca a Mosca, presso una famiglia di
ricchi nobili che avevano un figlio, Vladimir, promesso sposo della
principessa Shukhova. Un giorno Vladimir – che ancora non conosceva
la cuoca – sognò una voce che gli ordinava di sposare una donna
di nome Evdokia. Impressionato, chiese a tutti chi si chiamava in quel
modo e scoperta la donna la sposò. Fu la sua fortuna perché
avendo una moglie di povere origini, non fu deportato e dopo poco nacque
Zinaida. Anni dopo, Matrona si stabilì in casa loro.
Un altro episodio curioso risale al 1946, quando Matrona aiutò
uno studente di architettura: il ragazzo era alla vigilia dell’ultimo
difficile esame, ma in tanti mesi non era riuscito a farsi correggere
il lavoro dal professore. Disperato si rivolse a Matrona che – analfabeta
– gli suggerì di volgersi all’arte rinascimentale italiana e
gli spiegò molti palazzi soffermandosi bruscamente su Palazzo
Pitti, di cui indicò alcuni particolari da copiare. Tornato a
casa, lo studente corresse il suo progetto e superò l’esame con
la lode della commissione.

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