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Santa Matrona
Nikonova
Girando per Mosca, si vede spesso l’icona di una santa che colpisce
per gli occhi serrati: è santa Matrona Dmitr’evna Nikonova (1885-1952),
una delle prime donne canonizzate nel XX secolo dalla Chiesa ortodossa
russa. Le informazioni disponibili sono molte, ma non sempre concordi
soprattutto quando animano la fantasia popolare.
Cerchiamo di fare ordine, partendo dal nome, che è Matrona, nome
derivato dal latino mater, madre, molto usato in passato anche
nelle varianti Matryona, Matrjona e Matrëna (pronuncia: Matriona).
Così si chiamavano la fanciulla che trovò la prima icona
della Madre di Dio di Kazan’ e una santa greca vissuta nel XV secolo
molto venerata in Russia.
Matrona Nikonova – detta affettuosamente Matronushka – nacque in una
famiglia contadina, molto povera, nel villaggio di Sebino, nella regione
(oblast’) di Tula, ed era l’ultima di quattro figli.
Spaventata da un futuro di stenti, la madre Natal’ja progettò,
mentre era incinta, di lasciare la nascitura all’orfanotrofio, ma in
sogno vide un uccello, forse una colomba, che si illuminava mentre le
si posava sul braccio destro e prendeva le forme di un angelo bellissimo
dalle grandi ali e dagli occhi posti sul petto. Natal’ja pensò
a una premonizione, ma anche alla benedizione divina. Così fu:
Matrona nacque senza bulbi, con le palpebre serrate, e Natal’ja tenne
la bambina, nonostante le difficoltà. Al momento del battesimo,
quando il prete immerse la bambina nel fonte, una colonna di fumo aromatico
si alzò improvvisamente dall’acqua, ma c’è chi ha scritto
che un raggio di sole entrò in chiesa e si fermò sulla
bambina inondandola di luce.
Che la bambina fosse “scelta da Dio” come disse il prete al battesimo,
la gente se ne accorse presto perché Matrona crebbe dedita alla
preghiera e con una speciale sensibilità che le faceva leggere
i pensieri segreti e alleviare gli animi. La sua capacità di
guarire le malattie più difficili, di prevedere le calamità
naturali e le sciagure umane con la sola preghiera fu pienamente svelata
quand’ella compì otto anni. Sulla sua infanzia, è stato
scritto che Matrona veniva continuamente derisa dai coetanei e preferiva
stare con la madre a pregare, ma ciò è soltanto una supposizione
verosimile o comunque durò poco, perché la gente cominciò
ad accorrere numerosa da Matrona per avere una parola di conforto o
per essere guarita e, in ringraziamento, offriva cibo e piccoli regali,
sufficienti però a sostenere tutta la sua famiglia.
A 14 anni, durante un pellegrinaggio nei luoghi santi (Kiev, Zagorsk
ecc.) con Lidja Jankova, figlia di un nobile di Sebino, Matrona entrò
nella cattedrale di Sant’Andrea a San Pietroburgo e assistette all’Ufficio
divino celebrato da Ioann (Giovanni) di Kronshtadt (1829-1908), già
all’epoca ritenuto un santo, capace di guarigioni miracolose tramite
la sola preghiera, ma canonizzato dalla Chiesa ortodossa soltanto nel
1990 per ovvi motivi.
A un certo punto della funzione, Ioann si volse verso Matrona ed esclamò:
«Ecco il mio successore, l’ottava colonna della Russia».
Il riferimento va cercato nella Bibbia – «La Sapienza si è
costruita la casa, ha intagliato le sue sette colonne» (Proverbi
9,1) – e nel periodo storico: Ioann prediceva che Matrona sarebbe stata
un valido sostegno per la comunità dei fedeli durante il regime
sovietico, che allora era ancora lontano.
Nel 1901, Matrona rimase paralizzata permanentemente alle gambe in seguito
a una malattia tuttora sconosciuta, ma accettò questa sofferenza
come un disegno divino, e confermò la profezia di Ioann di Kronshtadt
sull’imminenza di un periodo molto difficile per la Chiesa e per gli
uomini. Infatti, in seguito alla Rivoluzione del 1917, molte chiese
furono distrutte o chiuse, il culto ostacolato e Matrona e Lidja rimasero
senza terra e senza casa. Cominciarono a girare nei villaggi in cerca
di cibo e lavoro.
Nel 1925 Matrona era a Mosca – città che amava perché
la riteneva «sacra, il cuore della Russia» – dove si trovavano
due suoi fratelli, ma non poté abitare con loro, perché
essi erano bolscevichi mentre lei predicava la fede ortodossa. Un’altra
versione, meno plausibile, racconta che furono proprio i fratelli bolscevichi,
impegnati nella collettivizzazione delle terre, a cacciare di casa l’invalida
Matrona.
A Mosca, trovò occasionali ripari e continuò la sua opera
di fede, dando consigli e aiuto alle persone (che chiamava per nome
anche se mai conosciute) e profetizzando le incursioni della milizia,
perché era il periodo in cui i cristiani venivano esiliati nei
campi di lavoro, ma nessuno mai la denunciò, né mai le
retate poliziesche la trovarono, nonostante decine di persone andassero
da lei ogni giorno. Pur essendo costretta a spostarsi continuamente
per non farsi trovare dalla polizia senza documenti e, di conseguenza,
essere incarcerata e deportata, Matrona rifiutò categoricamente
l’ospitalità di una donna. Il motivo lo rivelò anni dopo:
aveva previsto che quella sua conoscente sarebbe stata deportata in
Siberia e, quindi, se allora l’avessero trovata con Matrona, non sarebbe
mai più tornata come invece avvenne.

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