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La
Natività e il Natale
Appendice
8. Usanze
natalizie nell’Est europeo
Nei
Paesi di religione prevalentemente cattolica (Lituania, Polonia, Repubblica
Ceca, Slovacchia, Slovenia, Croazia, Ungheria) o evangelica luterana
(Lettonia, Estonia, Scandinavia) le tradizioni rientrano in quelle descritte
nell’appendice 7, mentre in quelle
nazioni dell’Europa orientale dove gli equilibri tra politica e religione
non sono troppo fragili qualche rito curioso resiste o, almeno, è
restato nella memoria.
Grecia
Come in altri Paesi, durante la vigilia di Natale (che è il 6
gennaio, perché la Chiesa ortodossa usa il calendario giuliano),
i bambini vanno di casa in casa per fare gli auguri e cantano i kàlanda,
i canti greci natalizi, ricevendo in cambio dolci e frutta secca, che
verranno consumati solo il giorno dopo, quando sarà finito il
lungo, severo digiuno che prevede la Chiesa. A volte, questa usanza
si divide in due giorni: nel pomeriggio del Natale i ragazzi accendono
grandi falò sulle piazze dei paesi e il giorno dopo fanno il
giro delle case cantando.
Secondo la tradizione, le dodici notti che separano il Natale dall’Epifania
sono popolate di strani personaggi, gli kalikanzaroi, piccoli
esseri pelosi, con gli occhi rossi e strabici e metà del corpo
dall’aspetto equino o caprino, che emergono dalle cavità della
terra. Essi sono simili agli antichi satiri, le divinità dei
boschi e delle montagne che partecipavano ai riti pagani riservati al
dio Dioniso (o Bacco) suonando. I Greci li ricordano con processioni
e brevi manifestazioni teatrali, caratterizzate da un frastuono assordante
prodotto con ogni tipo di strumento che - si crede - li tengono lontano:
i kalikanzaroi fanno paura perché li si ritiene capaci
di rapire le giovani ragazze. Infatti, per allontanarli, le fanciulle
usano porre dietro l’uscio di casa una mascella di maiale o spargere
del sale sulla legna che arde nel camino e mettono un pezzo di pane
sul tetto per distrarli.
Il periodo di influenza dei kalikanzaroi ha termine all’Epifania.
In questo giorno (che per gli ortodossi cade tredici giorni dopo quella
occidentale) non si ricorda l’adorazione dei re magi, già celebrata
assieme alla nascita di Gesù, ma il battesimo nel Giordano che
san Giovanni impose a Cristo. L’evento è ricordato con la “Benedizione
dell’acqua” che gli antichi ritenevano che allontanasse tutti gli spiriti
maligni e facesse diventare l’acqua del mare dolce e potabile. Il rito
religioso inizia il giorno prima, quando i sacerdoti benedicono le case
con un ramoscello di basilico immerso in un bicchiere di acqua benedetta.
Il giorno dell’Epifania, una croce viene immersa nell’acqua perché
la benedica e lo stesso rito si svolge nei fiumi e nei porti. Nel momento
in cui la croce entra nell’acqua le navi ancorate nei porti suonano
le sirene e le campane suonano a festa, mentre gruppi di ragazzi si
tuffano in mare per recuperare la croce.
Russia
In Russia, gli ortodossi adottano il calendario giuliano, per cui il
nostro 6 gennaio è la loro vigilia del Natale. La Chiesa prescrive,
per i quaranta giorni precedenti il Natale, un periodo di severo digiuno:
non si mangiano né i derivati da animali né l’olio d’oliva,
il sabato e la domenica sono concessi i molluschi e un bicchiere di
vino. Il giorno della vigilia è ammesso solo il socivo
(che è grano lessato misto a frutta) fino alla comparsa in cielo
della prima stella, quando in chiesa comincia la lunga veglia.
Nelle case, l’albero viene addobbato per l’anno nuovo, mentre per il
Natale si usano le ghirlande intrecciate con i simboli cristiani (pesci,
pecore, stelle ecc.). Solo alcuni fanno il presepe, perché è
una tradizione cattolica.
I doni ai bambini li portano la notte tra il 6 e il 7 gennaio Ded
Moroz (Nonno Gelo) o Babucka (nonna) e anche gli animali
ricevono un piatto più gustoso del solito.
Nonno Gelo è il Babbo Natale russo. Vestito con una giacca rossa,
stivali di pelliccia, ha una lunga barba bianca e abita - anziché
al Polo Nord - a Cesarea in Cappadocia (attuale Kayseri) dove san Basilio
fu vescovo nel IV secolo e fondò un centro ecclesiastico. Perché
san Basilio? Perché è un santo nato in Russia ed è
il più venerato dopo il patrono (san Nicola, che nella tradizione
europea portava i doni ai bambini; v. appendice
7) e il Primo gennaio ricorre la sua festa liturgica.
Nonno Gelo, quando non è identificato con san Basilio, è
ritenuto il padrone del gelo, della neve, della pioggia e di tutto ciò
che porta il maltempo invernale. In alcune tradizioni lo aiuta la nipotina
Snegurocka.
Babucka porta ai bambini un pezzo di pane nero. Questa la storia. Tanto
tempo fa, viveva una vecchia signora, Babucka, che accoglieva sempre
i viaggiatori che passavano davanti a casa sua. Una fredda mattina invernale,
bussarono alla sua porta tre signori riccamente vestiti che la pregarono
di ospitarli. Babucka offrì loro un po’ di pane nero e una tazza
di té e li fece dormire nel suo letto. Il giorno dopo, quando
si svegliarono, la donna chiese loro il motivo del viaggio e gli stranieri
le risposero: «Siamo tre re e veniamo da Oriente; stiamo seguendo
una stella che ci guiderà verso Gesù Bambino». «Come
mi piacerebbe venire con voi!» esclamò la vecchia, ma non
poté unirsi subito ai suoi ospiti. Babucka si mise in cammino
un po’ più tardi, portando in dono a Gesù un pezzo di
pane nero, sua unica ricchezza. Non sapeva però in quale direzione
andare… e si dice che la nonnina sia ancora in viaggio, nonostante siano
passati tanti anni, a cercare notte e giorno, in ogni angolo della terra,
Gesù Bambino.
Delle usanze del tempo in cui i russi era agricoltori è rimasto
solo il ricordo. Per esempio, il giorno di Natale, le ragazze salivano
le scale dicendo sì o no a ogni piolo (come
noi con i petali delle margherite) per scoprire se fosse imminente un
loro fidanzamento. O, ancora, il giorno di Santo Stefano avvenivano
i fidanzamenti ufficiali, davanti a tutti gli abitanti del villaggio
e con un allegro lancio di fiori e frutta. Oppure, a Capodanno, si liberavano
due colombe rinchiuse in una gabbia nascosta tra i rami di un abete,
in segno di buon augurio.
Ucraina
Una bella tradizione vigeva in Ucraina. La preparazione dei festeggiamenti
cominciava diverse settimane prima del Natale e aveva come protagonisti
bambini e ragazzi. Essi dovevano preparare un vero e proprio spettacolo
teatrale, fatto di poesie, monologhi e canti. Dopo averlo provato e
riprovato, dal giorno della vigilia di Natale andavano di casa in casa
a presentarlo, vestiti con i costumi da loro stessi disegnati e cuciti.
Durante lo spettacolo, i ragazzi lanciavano chicchi di grano, per augurare
prosperità e felicità, e in cambio ricevevano dolci o
piccoli doni. Il giro si concludeva l’ultimo giorno prima della Quaresima.
Un’altra usanza era quella di mettere alla finestra un piatto con un
po’ di kotia (il «cibo di Dio», a base di germi
di grano, miele, uva, mandorle e semi di papavero) e un bicchiere di
acquavite per le anime dei defunti.
Romania
I rumeni - cristiani ortodossi: la regione della Bukovina è famosa
per i numerosi monasteri circondati di foreste - festeggiano la nascità
di Gesù Cristo il 25 dicembre, come i cattolici. Una delle espressioni
più sentite e significative, sia nelle campagne che in città,
è rappresentata dalle colinde, i canti di Natale e Capodanno
densi di simboli rituali. Esse sono seguite soprattutto dai giovani,
vestiti coi costumi del luogo e le maschere tradizionali, che narrano
cantando la nascita di Gesù e l’arrivo dell’anno nuovo. I colindatori
(i cantanti delle colinde) sono spesso accompagnati da strumenti musicali
e vanno di casa in casa per augurare un anno buono, felice e prospero.
In cambio ricevono soldi, o dolci e frutta.
Un’altra tipica, antica tradizione è l’uccisione del maiale,
protagonista assoluto della tavola natalizia romena, che avviene davanti
all’intera famiglia, per la quale l’evento è una grande festa.
In campagna il maiale viene ucciso con un grande coltello puntato sulla
gola, poi gli si brucia il pelo e lo si lava. Se ci sono bambini, questi
dovranno salire sul maiale perché la tradizione dice che così
cresceranno forti e sani.
Bulgaria
Il Paese è prevalentemente di religione cristiano-ortodossa.
Il Natale è considerato, più che nel resto d’Europa, la
festa familiare per antonomasia: la tradizione è immutabile anche
per i giovani. Ed è festeggiato sia il 25 che il 26 dicembre,
perché durante il periodo comunista erano proibite le cerimonie
religiose e quindi i bulgari inventarono una celebrazione secolare -
e sospettosamente simile al Natale - per il giorno seguente. Dal crollo
del comunismo, Natale viene nuovamente festeggiato il 25, ma la festa
del giorno successivo è stata mantenuta.
L’usanza più significativa accade durante il pranzo della vigilia
di Natale, quando, imbandita la tavola (più è ricco il
pasto, più ricco sarà l’anno nuovo) e consumate le classiche
dodici portate di magro (memoria del numero degli apostoli o dei dodici
mesi dell’anno), è portata in tavola una pagnotta di pane che
nasconde all’interno una moneta. Ogni membro della famiglia ne riceve
un pezzo e chi trova la moneta avrà fortuna tutto l’anno. Per
queste ragioni, la sera della Vigilia è chiamata “dell’avvenire”.
Alla fine della cena, non si sparecchia, perché un’antica credenza
vuole che le anime delle persone defunte accorreranno più tardi
al banchetto.
I regali ai bambini arrivano dopo il pranzo del giorno di Natale: portati
da Diado Mraz (Babbo Gelo), figura ovviamente non cristiana
a causa del lungo passato comunista.
I Bulgari osservano una serie di usi tradizionali che riflette l’attaccamento
alla natura e ai riti stagionali dell’agricoltura.
Nelle campagne, per esempio, si usa ancora che, a Natale, gli uomini
celibi - specie bambini - passino di casa in casa per cantare le canzoni
natalizie, come augurio di buona salute e prosperità. In cambio,
essi ricevevano cibo o monete e i tradizionali kravai, piccole
ciambelle, che vengono infilati sul loro bastone. Oltre questa festa
(chiamata Koleduvane) c’è quella che si svolge negli
ultimi giorni di dicembre - detta Kukeri - legata agli antichi
della fertilità, durante le quali le persone si mettono delle
maschere zoomorfe.
Turchia
In un Paese che è e si considera musulmano, la tradizione cristiana
del Natale parrebbe un controsenso, se non esistessero delle forti ragioni
storiche. È a Costantinopoli (ora Istànbul) che Costantino
I il Grande ha proclamato il cristianesimo regione di Stato, è
in Anatolia che sono nati o vissuti moltissimi santi, tra cui San Nicola,
e i profili delle numerose chiese rappresentano un elemento familiare
nel panorama non solamente di Istanbul, ma di molte altre città,
quali Izmir, Iskenderun, Mersin, Mardin. E, poi, non è da dimenticare
che per i musulmani Gesù è un profeta.
Il periodo, quindi, si festeggia sottotono e prevale il timore di perdere
l’identità islamica, senza contare che… gli alcoolici sono proibiti,
ma sono ammesse le manifestazioni “profane”, come l’albero pieno di
luci, Babbo Natale, pranzi, canti e balli, che hanno il loro culmine
nella notte di Capodanno. I festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno
risalgono all’epoca ottomana: nel 1829 l’ambasciatore inglese a Istanbul
organizzò una serata danzante su un battello ancorato nelle acque
del Corno d’Oro.
Montenegro
Nel piccolo Stato, coesistono la Chiesa ortodossa serba e la Chiesa
ortodossa montenegrina (non ancora riconosciuta), entrambe festeggiano
la nascità di Gesù il 7 gennaio, come prescrive il calendario
giuliano in uso nella liturgia ortodossa.
Un’usanza molto antica, perché ripropone, adattato, un rito del
paganesimo, avviene il giorno della Vigilia, quando si accende il badnjak,
un ciocco di quercia, benedetto dal metropolita. Questa cerimonia si
svolge prima nella vecchia capitale, Cetinje, e poi nella nuova, Podgorica:
i serbi-ortodossi davanti alle chiese, i montenegrini-ortodossi - non
avendo ancora proprie chiese - davanti ai palazzi pubblici o negli spiazzi
dove è prevista la costruzione di una chiesa. Analoghi riti avvengono
nelle altre città.
Natale
negli altri Paesi balcanici
Non è facile ricostruire le usanze in Serbia, nel Kosovo, nella
Bosnia-Erzegovina e nella Macedonia, dove i confini tra politica e religione
o tra fede e integralismo sono confusi. Tuttavia, si ricorda quando,
in tutta la penisola balcanica si mettevano a bruciare i ceppi, che
dovevano bruciare per tutto il periodo natalizio (v. appendice
7): erano tre, come i tre re magi o come la Sacra Famiglia (credenza
solo cattolica), di differente dimensione.
In Bosnia, i ceppi erano tagliati da un unico tronco, condotto in casa
da un carretto trainato da buoi che uscivano dalla porta opposta a quella
d’ingresso. Poi, gli uomini, prima di mettere i ceppi nel camino uno
alla volta, li scuotevano, recitavano alcune preghiere e li aspergevano
di acqua benedetta per cacciare gli spiriti maligni. Infine accendevano
il fuoco e vi gettavano sopra alcune manciate di grano.
In altre regioni, era l’intera famiglia che il giorno della vigilia,
prima che sorgesse il sole, si recava nel bosco per cercare una quercia
rossa. Dopo averla baciata, la abbattevano, facendo attenzione a colpirla
con la scure solo da un lato. Il più piccolo fra i presenti doveva
afferrare al volo il primo ramo che cadeva dall’albero e conservarlo
per metterlo poi nel latte, affinché la panna fosse più
spessa, e nel miele, perché diventasse più dolce. Il tronco
era trasportato in casa in una sorta di processione familiare che si
svolgeva al lume di candela; qui, ridotto in ceppi e decorato con foglie,
fiori e rami di alloro e agrifoglio, era posto nel focolare dal più
anziano della famiglia e cosparso di grano e vino o, in alcuni luoghi,
di miele, mentre si recitavano le preghiere di ringraziamento a Gesù
per i doni ricevuti durante l’anno.
Un’altra usanza si celebrava all’inizio del pranzo natalizio: attorno
alla tavola - dove campeggiano vasi di grano, decorati con rametti di
abete, bosso e arancio, e una composizione formata da tre ciambelle
legate assieme da una striscia di pasta su cui sono figurati vari soggetti
(polli, oche, frutta) - ogni commensale tiene in mano un cero acceso
che simboleggia la luce della nascita. Terminate le preghiere, lo consegna
all’uomo più anziano che lo unisce agli altri in un unico fascio
simboleggiante la concordia. Solo dopo questo rito iniziava il pranzo.
Dato che la religione ortodossa celebra nel giorno dell’Epifania il
battesimo di Gesù nel Giordano, i riti - in particolar modo serbi
- sono associati a questo evento: la battitura dei tronchi, il fuoco
e le preghiere costituiscono quella specie di protezione contro gli
spiriti del male che hanno bisogno i bambini non ancora battezzati.
Si riteneva, infatti, che le anime dei bambini morti senza battesimo
popolassero le strade durante il periodo tra il Natale (nascita) e l’Epifania
(battesimo) causando danni.
Anche i riti che hanno come protagonista l’acqua celebrano il battesimo.
Così è la “benedizione delle acque” che si svolge in tutti
i Paesi ortodossi, così era il bagno d’acqua nelle regioni cattoliche
albanesi. Qui, il giorno dell’Epifania, prima di lasciare la chiesa
dove avevano assistito alla Messa, le donne più anziane riempivano
delle bottiglie con l’acqua benedetta e innaffiavano le più giovani.
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