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Erwin
Panofsky, La storia della teoria delle proporzioni del corpo umano
come riflesso della storia degli stili
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Di conseguenza, la teoria bizantina delle proporzioni si preoccupò
di definire le misure dei particolari della testa nei termini del sistema
modulare, cioè prendendo come unità la lunghezza del naso
(= un terzo della lunghezza della faccia).
La lunghezza del naso coincide, nel Manuale del Monte Athos,
non solo con l'altezza della fronte e della parte inferiore del viso
(concordando in questo col canone di Vitruvio e con la maggior parte
dei canoni rinascimentali); ma anche con l'altezza della parte alta
della testa, con la distanza dall'estremo del naso all'angolo dell'occhio,
e con la lunghezza del collo fino alla fossetta. Questa riduzione delle
dimensioni verticali e orizzontali della testa a una sola unità
rese possibile un procedimento che rivela in modo molto chiaro la tendenza
medievale alla schematizzazione planimetrica: un procedimento cioè
che permetteva di definire non solo le dimensioni ma anche le forme
geometrico more.
Infatti quando fu possibile esprimere le misure, sia orizzontali che
verticali, della testa come multipli di un'unità fissa, cioè
la lunghezza del naso, divenne possibile anche determinare l'intera
configurazione della testa stessa mediante tre cerchi concentrici che
avevano il loro centro comune nella radice del naso. Quello più
interno (con un raggio eguale a una lunghezza di naso) delinea la fronte
e le guance; il secondo (con un raggio di due "nasi") definisce
il contorno esteriore della testa (compresi i capelli) e fissa il limite
inferiore della faccia; quello più esterno (con un raggio di
tre "nasi") passa per la fossetta del collo e di solito disegna
anche l'aureola (Fig. 2) (13). Questo metodo automaticamente porta a
quell'eccessiva altezza e ampiezza del cranio, che, nelle figure di
questo stile, così spesso crea l'impressione di una veduta dall'alto,
ma che può spiegarsi con l'uso di quello che potrebbe dirsi "lo
schema bizantino dei tre cerchi": uno schema che sta a dimostrare
come la teoria medievale delle proporzioni, preoccupata solo di un'agevole
razionalizzazione delle dimensioni "tecniche", non si facesse
troppi scrupoli per la poca cura "obiettiva". Il canone delle
proporzioni appare qui non solo come una spia del Kunstwollen,
ma quasi come il veicolo di una particolare forza artistica (14).
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Fig.
2 "Schema dei tre cerchi" dell'arte bizantina e bizantineggiante
Fig.
3 Testa di Cristo, inizio del secolo XIII
Fig.
4 Testa di San Floriano, secolo XII |
Questo
"schema dei tre cerchi" - a illustrazione del quale riproduciamo
una pagina dello stesso manoscritto dal quale abbiamo preso la Madonna
riprodotta alla Fig. 1, e che contiene un numero notevole di teste (Fig.
3) - fu assai popolare nell'arte bizantina e bizantineggiante in Germania
(15) come in Austria (Fig. 4) (16), in Francia (17) come in Italia (18),
nella pittura monumentale (19) come nelle arti minori (20), ma soprattutto
in innumerevoli miniature di manoscritti (21). E anche dove (soprattutto
in opere di piccolo formato) non si può parlare di una vera e
propria costruzione eseguita con riga e compasso, il particolare carattere
delle forme rivela spesso la loro derivazione dallo schema tradizionale
(22).
Nell'arte bizantina e bizantineggiante la tendenza alla schematizzazione
planimetrica arrivò al punto che perfino le teste viste di tre
quarti erano costruite con un sistema analogo (23). Esattamente come
nel caso del viso posto di fronte, il viso "di scorcio" era
costruito mediante uno schema bidimensionale basato su moduli costanti
e cerchi; e questo schema veniva trattato in modo da produrre l'impressione
di uno "scorcio" effettivo, se pure del tutto "scorretto",
sfruttando il fatto che, in un "quadro", distanze geograficamente
eguali possono "significare" distanze oggettivamente diseguali.
Rappresentando, per così dire, un supplemento al "sistema
dei tre cerchi" usato per il viso posto frontalmente, questa costruzione
del viso di tre quarti poteva utilizzarsi solo a patto che la testa,
pur esendo girata, non si piegasse in avanti, ma semplicemente ruotasse
verso destra o sinistra (Figg. 5, 6) (24). In questo caso, dato che
le dimensioni verticali restavano immutate, bastava operare uno scorcio
schematico di quelle orizzontali, cosa che si poteva fare a due condizioni:
primo, che l'unità solita (una lunghezza di naso) continuasse
ad essere valida; secondo, che ancora fosse possibile, nonostante il
mutamento quantitativo, determinare il contorno della testa mediante
un cerchio con un raggio di due "nasi" e l'aureola (se c'era)
mediante un cerchio concentrico con un raggio di tre "nasi".
A causa della rotazione laterale il centro di questo cerchio (o cerchi)
non poteva più coincidere con la radice del naso; doveva invece
cadere nella metà del viso più vicina all'osservatore;
e per poter coincidere con un punto caratteristico della fisionomia
tendeva a spostarsi o all'angolo esterno dell'occhio o del sopracciglio
oppure nella pupilla. Se si suppone che questo punto, che chiameremo
A, sia il centro di un cerchio avente un raggio di due "nasi",
questo cerchio viene a definire la curva del cranio e determina (nel
punto C) la larghezza di quella metà del viso che è più
lontana dall'osservatore (25); l'effetto di "scorcio" risulta
dal fatto che la distanza AC (che è solo du due "nasi"),
la quale nella veduta frontale aveva rappresentato solo metà
dell'ampiezza della testa, rappresenta di più nella veduta di
tre quarti, cioè tanto di più quanto più il punto
A è spostato dal centro del viso. Un'ulteriore suddivisione delle
dimensioni orizzontali si può allora realizzare con una schematizzazione
schiettamente medievale, cioè con la semplice bisezione e divisione
in quattro della distanza AC (per cui, naturalmente, il significato
obiettivo dei punti J, D e K è diverso a seconda che il centro
del cerchio cade nell'angolo o nella pupilla dell'occhio) (26).
Le dimensioni verticali rimangono, come abbiamo detto, immutate: il
naso, la parte inferiore del viso e il collo hanno tutti la lunghezza
di un "naso". Ma per la fronte e la parte superiore della
testa deve poter bastare un'altezza minore, in quanto la radice del
naso (B), a partire dalla quale sono fissate le dimensioni verticali,
non è più (come avviene invece nella testa vista di fronte)
sulla stessa linea del centro del cerchio che determina il contorno
del cranio; non coincidendo né con l'angolo dell'occhio né
con la pupilla, deve necessariamente cadere un po' più in alto.
Di conseguenza se AE è eguale a due "nasi", BL deve
essere un po' meno di due "nasi".
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Fig.
5 Santa Noemisia, secolo XII
Fig.
6Jacopino di Francesco (?), Madonna con Bambino
Fig.
7 Costruzione della figura vista di fronte secondo Villard de
Honnecourt |
Nonostante
la sua tendenza alla schematizzazione il canone bizantono si fondava,
almeno in certa misura, sulla struttura organica del corpo; e la tendenza
alla determinazione geometrica della forma era ancora bilanciata da
un interesse per le dimensioni. Il sistema gotico (che rappresenta un
ulteriore passo avanti nell'abbandono di quello antico) serve quasi
esclusivamente a determinare i contorni e le direzioni del movimento.
Ciò che l'architetto francese Villard de Honnecourt vuole partecipare
ai suoi confrères come "art de pourtraicture"
è una "méthode expéditive du dessin"
che ha ben poco a vedere con il calcolo delle proporzioni e fin dall'inziio
ignora la struttura naturale dell'organismo. Qui la figura non è
più "misurata" nemmeno in "visi" e "facce";
lo schema ha completamente rinunciato, per così dire, all'oggetto.
Il sistema di linee (spesso guidato da un criterio puramente ornamentale
e in certi casi perfettamente corrispondente ai trafori gotici) è
sovrapposto alla forma umana come una struttura metallica a se stante.
Le linee rette sono "linee di guida" anziché linee
di misura; non sempre il loro sviluppo corrisponde a quello delle dimensioni
naturali del corpo, esse determinano l'apparenza della figura solo in
quanto la loro posizione indica la direzione in cui si suppone si sviluppino
le membra, e i loro punti di intersezione coincidono con certi, caratteristici
loci della figura. Così la figura virile in piedi (Fig. 7) risulta
da una costruzione che non ha alcun rapporto con la struttura organica
del corpo: la figura (tolta la testa e le braccia) è inserita
in un pentagono allungato in senso verticale, il cui vertice superiore
è mozzo e il cui lato orizzontale AB è all'incirca un
terzo dei lati lunghi AH e BG (27). Così i punti A e B coincidono
con le attaccature delle spalle; i punti G e H con i talloni; J, punto
medio della linea AB, determina la posizione della fossetta della gola;
e i punti che corrispondono ai terzi dei lati lunghi (C, D, E e F) determinano
rispettivamente la posizione dei fianchi e delle ginocchia (28).
Note:
13.
Ancora, le pupille degli occhi di solito cadono a mezzo della distanza
tra la radice del naso e il primo cerchio, e la bocca divide lo spazio
tra il primo e il secondo cerchio in due segmenti che stanno in rapporto
tra di loro come 1:1 oppure (nel canone del Monte Athos) 1:2.
14. Nella pittura bizantina anche la consuetudine di determinare il
contorno della testa col compasso si è mantenuta fino ai tempi
moderni; cfr. Didron, op.cit. ,p. 83 nota.
15. Numerose applicazioni, ad esempio, in P. Clement, Die romanische
Wandmalerei in der Rheinlanden, Düsseldorf 1916, passim.
16. Cfr., ad esempio, P. Buberl, Die romanischen Wandmalerei im
Kloster Nonnberg, "Kunstgeschichtliches Jahrbuch der K. K.
Zentral-Kommission...", III (1909), pp. 25 sgg., figg. 61 e 63.
per migliori illustrazioni cfr. H. Tietze, Die Denkmale des Stiftes
Nonnberg in Salzburg, "Osterreichische Kunsttopographie",
VII, Vienna 1911. Per quel che ne so, il Buberl fu il primo a rilevare
l'esistenza di un sistema di costruzione delle figure in epoca pregotica
[...].
17. Cfr., ad esempio, Album de Villard de Honnecourt, edizione
autorizzata della Bibliothèque Nationale, tav. XXXII (fortemente
bizantineggiante anche nello stile).
18. Cfr., ad esempio, la testa di Santa Cecilia in Trastevere di Pietro
Cavallini, ben riprodotta in F. Hermanin, Le gallerie nazionali
d'Italia, V, Roma 1902, in particolare la tav. II.
19. In questa sono da includere anche le vetrate; cfr., ad esempio,
le vetrate degli Apostoli nel coro occidentale della cattedrale di Naumburg.
20. Cfr. ad, esempio, lo smalto riprodotto in O. Wulff, Altchristliche
und byzantinische Kunst, Berlino-Neubabelsberg 1914, II, p. 602
e numerosi avori.
21. Cfr. specialmente A. Haseloff, Eine thüringisch-sächsische
Malerschule des 13. Jahrhunderts, Strasburgo 1897, in particolare
le figg. 18, 44, 66, 93, 94.
22. Questo schema, che ricorre anche in una forma abbreviata (cioè
solo i contorni della testa sono determinati col compasso, non il tracciato
del viso), fu in certi casi modificato in modo da evitare l'elevazione
"innaturale" del cranio: il rapporto dei raggi dei tre cerchi
era supposto non 1 : 2 : 3, ma 1 : 11/2 : 21/2. Così l'altezza
del cranio è ridotta a un'unità e la bocca non cade nell'intervallo
tra il primo e il secondo cerchio, ma sullo stesso secondo cerchio.
E' il caso delle pitture murali nella chiesa del convento di Nonnberg
a Salisburgo (cfr, la nota 15 e la Fig. 4) e di molti altri dipinti,
ad esempio - e in questo caso in modo particolarmente chiaro a causa
delle cattive condizioni del dipinto - nei busti di Apostoli, di epoca
tardoromanica, nella iconostasi meridionale del coro occidentale (di
san Pietro) nella cattedrale di Bamberga.
23. Ciò si nota, ad esempio, nella testa della Madonna Rucellai
in Santa Maria Novella, ma non in quella della Madonna dell'Accademia
di Giotto.
24. Le teste delle Madonne erano quasi sempre inclinate verso destra
(di chi guarda).
25. Si può mostrare che questo schema, in una forma alquanto
rudimentale fu impiegato in una testa romanica in Santa Maria in Campidoglio
a Colonia (Clement, op. cit., tav. XVII); il circolo che definisce
il contorno della testa si può vedere con chiarezza anche se
l'artista non lo ha seguito rigidamente nell'esecuzione.
26. Nel primo caso D (punto medio del segmento AC) coincide con l'angolo
interno dell'occhio sinistro, nel secondo invece con la pupilla dello
stesso occhio; J (punto medio del segmento AD) coincide, nel primo caso,
con la pupilla dell'occhio destro, nel secondo, con il suo angolo interno.
Così in entrambi i casi viene suggerito un effetto di "scorcio"
facendo in modo che grandezze tecnicamente eguali "significhino"
un valore maggiore sul lato lontano dall'osservatore e uno minore sul
lato rivolto verso di esso.
27. Si crea così una falsa impressione quando, riferendosi a
queste figure di Villard, B. Haendcke, Dürers Selbstbildnissse
und konstruierte Figuren, "Monatshefte für Kunstwissenschaft",
V (1912), pp. 185 sggg. (p. 188), parla di una "costruzione proporzionale
dell'intera figura di otto 'facce'."
28. Il significato magico del pentagono non ha certamente maggior importanza
nella pourtraicture di Villard di quanto ne abbia il significato
mistico o cosmologico delle misure numeriche nel canone di proporzioni
bizantino.
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