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ICONE > Santi quaranta martiri di Sebaste > San Basilio il Grande, I Quaranta Martiri di Sebaste, IV secolo

 

San Basilio il Grande, o Magno, (Cesarea di Cappadocia 329?-379), primo dei Padri cappadoci e Dottore della Chiesa, proveniva da una ricca famiglia profondamente cristiana: suo nonno morì martire e la nonna Macrina, la madre Emmelia, i fratelli Gregorio e Pietro (che furono, rispettivamente, vescovi di Nissa e di Sebaste) e la sorella Macrina sono venerati come santi. Basilio studiò a Neocesarea sul Ponto, Costantinopoli ed Atene, dove conobbe san Gregorio Nazianzeno. Nel 356, tornò a Cesarea (oggi Kayseri, Turchia), di fece battezzare e, dopo aver visitato molti anacoreti di Egitto, Siria, Palestina e Mesopotamia, si ritirò in una sua proprietà sulle rive del fiume Iris vicino ad Annosi nel Ponto, dove compose la Grande Regola e la Piccola Regola, una serie di norme per la vita dei monaci (soprannominati “basiliani”) che diventò il punto di riferimento del monachesimo orientale e alla quale obbediscono tuttora gli ordini ortodossi e cattolici. Intorno al 360 fu nominato presbitero dal vescovo di Cesarea, Eusebio, col quale si batté contro le dottrine eretiche degli ariani. Morto Eusebio (370), Basilio fu eletto al suo posto vescovo di Cesarea e metropolita ed esarca della regione del Ponto. Scrisse molte opere di carattere dogmatico, ascetico, trattati, discorsi, omelie (tra cui quella dedicata ai martiri di Sebaste) e moltissime lettere sui più svariati argomenti. Oltre a ciò, fece costruire una cittadella per i poveri, chiamata “Basiliade”, comprendente locande, ospizi, ospedale e lebbrosario. La Chiesa ortodossa lo venera il I gennaio, la Chiesa cattolica il 2 gennaio.


Proemio
I. Quale sazietà può mai generare la [celebrazione annuale della] memoria dei martiri in chi sia devoto di essi, dal momento che l’onore verso i buoni “con-servi” è dimostrazione di amore al comune Signore? Ci si aspetta infatti che colui che manifestamente approva gli uomini valorosi non mancherà di imitarli in circostanze similari. Anche tu proclama con convinzione beato colui che ha affrontato il martirio, affinché tu pure divenga martire della volontà e ti renda degno delle medesime ricompense pur senza [essere sottoposto alla] persecuzione, al fuoco, ai flagelli.
Non uno solo è proposto alla nostra ammirazione devota, neppure due e nemmeno fino a dieci soltanto giunge il numero di coloro che proclamiamo beati, ma addirittura quaranta uomini sono coloro che dimostrarono di avere quasi un’anima sola in corpi diversi, di respirare all’unisono e in perfetta concordia di fede, unica anche la forza di sopportazione nei tormenti e la costanza a difesa della verità. Reciprocamente si somigliavano tutti: uguali nell’intendimento, uguali nella lotta; per questo furono ritenuti degni anche di uguali corone di gloria. Or dunque quale discorso potrebbe mai giungere a lodarli degnamente? Neppure quaranta lingue basterebbero a decantarne il valore. Tuttavia se anche uno solo fosse l’oggetto della nostra ammirata celebrazione, sarebbe sufficiente a soverchiare la forza delle nostre parole; figuriamoci una tale moltitudine, una falange di soldati, una guarnigione inespugnabile, invincibile in battaglia così come inarrivabile nella lode!

La narratio: memoria e imitazione
2. Orsù dunque, riportiamoli con la memoria in mezzo a noi e ai presenti proponiamo di ricavarne comune utilità ponendo sotto gli occhi di tutti, come in un quadro, le gesta di questi eroi. Infatti oratori e pittori son soliti rappresentare eroiche gesta di guerra, gli uni con parola ornata, gli altri con pitture su quadri, ed entrambi con ciò indussero molti al coraggio. Quel che la narrazione storica presenta attraverso l’udito, la pittura esibisce tacitamente attraverso l’imitazione. Così pure anche noi ricorderemo ai presenti il valore di tali uomini e, quasi ponendo sotto gli occhi le loro gesta, stimoleremo alla loro imitazione i più generosi e più affini per volontà. Esortare alla virtù i fedeli convenuti è l’encomio [più bello] per i martiri.
I discorsi sui santi non tollerano però di essere asserviti alle leggi [profane] degli encomi. Infatti quanti fanno bei discorsi traggono origine e motivo di lodi da cause mondane; ma per coloro per i quali il mondo è crocifisso come vi si potrebbe trovare motivo alcuno di esaltazione?

Patria, famiglia e professione dei quaranta
Non unica era la patria di questi santi, ma chi veniva dall’una e chi dall’altra. E che? li diremmo apolidi o piuttosto cittadini dell’ecumene? Come infatti nelle collette delle associazioni, quel che è stato contribuito dai singoli diventa comune contribuzione di tutti i partecipanti, così anche per questi beati la patria di ciascuno è comune a tutti gli altri e, da qualunque luogo sian essi venuti, tutti partecipano della stessa patria. Anzi, che bisogno c’è di ricercare quale patria abbiano avuto sulla terra, quando invece è necessario comprendere qual è la loro città attuale? Città dei martiri è la città di Dio, il cui architetto e costruttore è Dio, la celeste Gerusalemme che è libera ed è madre di Paolo [Gal 4,26] e di quanti gli somigliano.
Diversi l’uno dall’altro per parentela fisica, unica per tutti era la parentela spirituale. Infatti loro padre comune era Dio e tutti divennero tra loro fratelli, non per generazione terrena da un padre e da una madre, ma per l’adozione dello Spirito, tra loro congiunti nella concordia che deriva dall’amore. Divennero così coro già pronto ad accrescere il gran numero di coloro che in eterno lodano il Signore, confluiti non ad uno ad uno, bensì tutt’insieme. In qual maniera avvenne una tale confluenza? Eccellendo fra tutti i coetanei per prestanza fisica, vigore giovanile e forza, costoro furono iscritti nei ruoli dell’esercito; presto per esperienza bellica e coraggio meritarono le più alte onorificenze dagli imperatori, divenendo famosi dappertutto per il loro valore.

L’editto di persecuzione
3. Dopo che fu promulgato l’empio e scellerato editto che proibiva di confessare Cristo sotto pena di tormenti, fu minacciata ogni forma di supplizio e contro i cultori di Dio si mosse tutta l’ira e la ferocia dei giudici d’ingiustizia. Insidie e tranelli si tendevano d’ogni parte, s’apprestavano tormenti d’ogni genere, nessuna pietà negli aguzzini: pronto il fuoco, affilata la spada, piantata la croce, e ancora fosse, ruote e flagelli. Chi fuggiva, chi soccombeva, chi esitava: alcuni già prima della prova rimasero atterriti dalle sole minacce; altri, invece, in presenza dei supplizi, ne furono sconvolti, altri ancora, cominciata la lotta e non riuscendo a sopportare fino alla fine il supplizio, nel mezzo della battaglia vennero meno e, non diversamente da chi è travolto in alto mare dalla tempesta, nel naufragio persero anche quanto già guadagnato per mezzo della pazienza.

 

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