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Sette dormienti di Efeso
Storia
La storia dei Sette Dormienti – presente sia nella religione cristiana
che in quella islamica – è considerata dai più una leggenda,
non la descrizione di un fatto accaduto. Tuttavia, sia per l’elevato
significato contenuto, sia per i numerosi manoscritti pervenutici che
testimoniano un culto antico e diffuso dalla Scandinavia ai Paesi islamici,
per la Chiesa il racconto «non può essere negato che su
chiari elementi di prova e argomenti di completa certezza».
Sette giovani cristiani di Efeso si rifugiarono in una grotta per sfuggire
alla persecuzione dell’imperatore romano Decio (III secolo), il quale,
scoperto il nascondiglio, li fece murare vivi. I Sette, però,
caddero in un sonno miracoloso e si svegliarono quasi due secoli dopo,
quando il cristianesimo era diventato la religione dominante. Ignaro
del tempo trascorso, uno di loro pagò l’acquisto di un po’ di
pane con alcune monete recanti l’effigie di Decio, cosicché il
miracolo fu rivelato e i Sette, compiuta la loro testimonianza sulla
realtà della resurrezione dei morti, morirono.
Nel tempo le varianti a questo “canovaccio” furono numerosissime, sì
da renderlo profondamente differente da un luogo all’altro.
In Occidente, il racconto è stato tramandato da Gregorio,
vescovo di Tours dal 573 al 594, che scrisse la Passio sanctorum
septem dormientium, un adattamento in latino di un’omelia metrica
di Giacomo di Sarug (Mesopotamia) che fu vescovo della Siria dal 519
al 521. La leggenda era tuttavia già nota da almeno un secolo
nel Medio Oriente, come testimoniato da antichi manoscritti in greco,
latino, siriaco, aramaico e copto. La prima narrazione greca è
ascritta a Simeone Metafraste (X secolo) che scrisse una Vita dei
Santi e collocò la festa dei Sette nel mese di luglio. In
latino, un altro importante riferimento è contenuto nella Historia
Langobardorum di Paolo Diacono, pseudonimo di Paolo di Varnefrido
(720-799), un religioso e storico longobardo morto a Montecassino.
In seguito, molte regioni dell’impero romano furono sottomesse dagli
Arabi e il racconto si diffuse tra i musulmani e fu raccolta da Maometto,
probabilmente in un viaggio in Siria. Esso si trova infatti citato nel
Corano, nella sura XVIII intitolata
“al Kahf”, la caverna, la cui ambiguità indica chiaramente che
il racconto non fu rivelato a Maometto, ma fu questi a trasmettere quanto
sapeva, stabilendo «una corrispondenza tra i sette dormienti e
gli intercessori degli ultimi tempi (abdàl) per la cui
venuta Abramo aveva supplicato Dio a Mamre. Tale venuta precede la venuta
di Gesù e il regno dei giusti (mahdi) in una vera e
propria “apocalisse”».
In Russia la leggenda fu conosciuta all’inizio del XII secolo, quando
l’igumeno Daniil tornò dopo aver veduto le reliquie dei Sette
in Terra Santa.
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