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ICONE > Simonetta Simi, Il passaggio dal paganesimo al cristianesimo in due sermoni antico-russi


Sermone di un certo amante di Cristo e difensore della vera fede

Il primo studioso che si occupò del Sermone di un certo amante di Cristo, fu Sevyrev (7); questi lo rintracciò all’interno del Pais’evskij Sbornik nella biblioteca del monastero Kirillo-Belozerskij, nel periodo in cui essa si trovava ancora a Kiev. Solo più tardi in uno Sbornik, portato in seguito anch’esso nella Duchovnaja Akademija della cattedrale di Santa Sofia di Novgorod (n. 1285), il professar Cistovic trovò un altro testo della nostra opera che segnalò a Tichonravov. Sia il testo del Pais’evskij Sbornik del XIV secolo, sia quello della cattedrale di Santa Sofia di Novgorod della fine del XV secolo, furono pubblicati nelle Letopisi da Tichonravov. A questi si aggiunse un terzo testo, tratto dalla Zlataja Cep’ del XIV secolo della Troice-Sergievskaja Lavra, pubblicato da Sreznevskij nei Pamjatniki drevnogo russkogo pis’ma i jazyka.

Secondo Anickov, nel testo originale del Sermone di un certo amante di Cristo, non si parlerebbe in alcun modo del culto ufficiale slavo pagano: le liste delle divinità pagane sarebbero aggiunte di epoche posteriori. La maggior parte degli studiosi, e fra questi A.N. Pypin, E.E. Golubinskij, N.M. Gal’kovskij, ritiene che il Sermone di un certo amante di Cristo risalga al periodo pre-mongolico; solamente V.I. Mansikka fa risalire il documento ad un’epoca più tarda, cioè al XIV secolo. Secondo alcuni studiosi, tra cui H. Lowmianski, dobbiamo fare i conti con un’origine abbastanza tarda dei dati mitologici anche negli Slovesa più arcaici e considerare l’inizio del XII secolo come terminus post quem per la datazione delle interpolazioni. E.V. Anickov considera l’autore del Sermone creatore di tre opere, anch’esse ascrivibili all’Amante di Cristo: quella tratta dal Pais’evskij Sbornik (da cui è tratto anche il Sermone), Ragionamento sulla completa saggezza e il Sermone di un amante di Cristo e i castighi del padre spirituale. Lo studioso individuò dei prestiti dal Sermone nell’omelia Sulle condanne divine che fu ascritta a Feodosij, igumeno del monastero Kievo-Pecerskij, nell’Omilia del nostro santo padre Giovanni Crisostomo su come prima i pagani credessero negli idoli, nel Sermone su come devono vivere i cristiani e nell’Ammaestramento di Giovanni Crisostomo.

Il Sermone è conosciuto attraverso una gran quantità di copie; Mansikka ne distingue due: una breve e l’altra lunga, considerata più tarda. Le più antiche sono, quella della Zlataja Cep’ della fine del XIV-inizio del XV secolo (8) e quella del Pais’evskij Sbornik (9).

Questo dunque è tratto da libri di ampia stesura da un certo amante di Cristo, zelante della vera fede, per la distruzione della seduzione diabolica, per svergognare coloro che fanno queste cose, per l’ammaestramento dei giusti fedeli e per la partecipazione al secolo futuro, per coloro che ascolteranno questi libri santi, e che faranno nella prassi dì questa direttiva nella remissione dei peccati.

Come dunque Elia Tesbite, avendo ucciso circa trecento preti e sacerdoti degli idoli, e disse, “Difendendo ho mostrato zelo nei riguardi del Signore mio onnipotente”, così questi [Christoljubec], non potendo sopportare i cristiani che vivono nella doppia fede e credono in Perun, in Chors, in Sim, in R’gl, in Mokos’, nelle vile, che sono trenta sorelle, - dicono - maledetti - gli ignoranti che le considerano dee, e così compiono loro sacrifici e - a loro dedicano pregando il korovaj - sgozzano polli, e pregano il fuoco, chiamandolo svarozic, e deificano l’aglio e quando qualcuno di loro organizza un banchetto, allora [lo] mettono nei secchi e nelle coppe e bevono, festeggiando i propri idoli. E quando qualcuno di loro organizza un matrimonio, usano tamburelli e zampogne, e molti prodigi demoniaci; e c’è ancora di peggio: avendo costruito un membro maschile vergognoso, avendolo messo nei secchi e nelle coppe, bevono, e tiratolo fuori, [lo] annusano e leccano e baciano. Non sono peggiori dei giudei e degli eretici e dei Bulgari bogomili, i quali sono nella fede e nel battesimo, eppure così fanno. Non solo fanno questo gli ignoranti, ma anche coloro che sono istruiti, i popi e gli scribi; e anche se non fanno ciò coloro che sono istruiti, pur bevono e mangiano quel cibo sacro; anche se non bevono, non mangiano, vedono quelle loro cattive azioni; se non le vedono, le ascoltano, e non vogliono ammaestrarli. Di costoro infatti il profeta disse: “si è impietrito il cuore di questi uomini, le orecchie hanno sentito male, e hanno chiuso i loro occhi” (10). E Paolo disse [nell’epistola rivolta] ai Romani: “si rivela l’ira di Dio dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia dell’uomo che nasconde la verità nell’ingiustizia. Poiché è manifesto l’intendimento i Dio. In questi, infatti, Dio manifestò a loro [l’ira]”. Ma questi non vogliono insegnare loro. Lo stesso Signore disse: “Molti pastori hanno distrutto la mia vigna”. I pastori sono i maestri - i popi - e la vigna è la fede - ed essendo nella vigna, gli uomini sono nella fede. Gli uomini nella fede muoiono per i cattivi maestri, stolti ignoranti. E quelli che fanno così, non abbandonano quella preghiera maledetta e quegli uffici del diavolo, allora saranno meritevoli del fuoco inestinguibile e della pece sempre ardente. E questi maestri saranno sotto di loro, se non li allontanano da queste azioni sataniche. Il profeta, infatti, dice dalla parte delle persone false che giungono al battesimo e all’insegnamento delle buone azioni: “Ché ci convertano coloro che Ti temono e che conoscono le tue dottrine”. Questo dice agli scribi, questi infatti conoscono le dottrine di Dio; ma per coloro che non conoscono le dottrine non è degno essere popi, come, infatti, anche nei comandamenti è detto: se un ignorante sarà fatto pope, sia deposto. Paolo, infatti, dice: “Guai a colui per mezzo del quale arriverà lo scandalo”. Ma esso è arrivato e si è diffuso ovunque. E ancora disse il Signore: “Colui che insegna bene, costui grande sarà chiamato nel regno celeste”. Anche se qualcuno avesse voluto insegnare, gli altri ignoranti non lo avrebbero permesso per invidia, e si lasciano andare all’assassinio, così come con Gesù i sommi sacerdoti giudei e gli scribi, E di nuovo Paolo disse [nell’epistola rivolta] ai Romani: “Anche se avete molti pedagoghi su Cristo, tuttavia, non avete molti padri. Infatti, in Cristo Gesù io vi ho generati mediante il Vangelo. Vi prego di essermi simili” (11). Questo, a voi popi, dice Paolo, pregando. Siate, dunque, voi scribi, popi, simili a Paolo, grande maestro; insegnate, dunque, alla gente il bene e respingeteli dalla menzogna diabolica nella fede vera, a servire l’unico Dio. E direte di fronte a Dio con voce profetica: “Questo sono io e i miei figli, che mi ha dato il Signore”. Io ho generato attraverso l’insegnamento. Altrimenti, cosa puoi rispondere, ma ascolta: “A lui sarà dato molto, e molto a lui sarà tolto”; e nuovamente disse: “Avendo legato le mani e i piedi, nel buio pesto gettate il servo fannullone (12) che ha nascosto il talento”. Il talento è l’insegnamento. Per questo, infatti, bevete e mangiate e da loro accettate i doni. E se non volete ammaestrarli e se vi comportate in questo modo, non vi mescolate a questi, non fate amicizia con questi, secondo la parola evangelica, dove è detto: “Se il tuo occhio è malvagio, strappalo, se lo è la tua mano, tagliala. È, infatti, meglio che muoia un membro, piuttosto che tutto il corpo” (13). Non può, infatti, morire il giusto al posto di colui che viola la legge. “Cosa hanno in comune la luce e il buio, cosa ha in comune Cristo con il demonio?”. Così allora riguardo ai servi di Cristo, cosa hanno in comune con i servi dei demoni e con coloro che fanno il piacere ai demoni. Paolo disse ai Corinti: “Fratelli vi ho scritto delle epistole, non vi mischiate ai peccatori e agli usurai, ovvero, ai briganti e ai rapinatori, e ai mistificatori e agli adoratori di idoli e ai calunniatori” (14). Cosa sono, infatti, gli adoratori di idoli? Questo sono gli adoratori di idoli, coloro che preparono mense alle rozanicy, che dedicano pregando il korovaj alle vile e al fuoco sotto l’essiccatoio e altre loro maledizioni. E di nuovo disse: “ma dovrete uscire da questo mondo cioè morire, ora vi ho scritto di non mischiarvi, se ti è fratello uno così, o peccatore, o brigante, o mistificatore, o ubriaco, o adoratore degli idoli, con questi non mangiare, né bere”. Allontanatevi da questo, “questi, infatti, non erediteranno il regno di Dio”, si è impietrito, infatti, il loro cuore nella folle ubriachezza e sono diventati servi degli idoli; e così è scritto: “si sedettero, infatti le genti a mangiare e a bere non nella legge, ma nell’ebbrezza e si ubriacarono e si misero a scherzare e si dettero alla fornicazione con i propri vicini e quel giorno morirono ventritemila di loro” (15) per la loro sfrenata ubriachezza. Perciò non si addice ai Cristiani divertirsi con divertimenti demoniaci nei banchetti e nei matrimoni, altrimenti non deve essere chiamato matrimonio, ma adorazione di idoli. - Che sono balli, musica a corde, canzoni profane, - zampogne e tamburelli, - e tutti i sacrifici degli idoli, quelli che pregano il fuoco sotto l’essiccatoio, le vile, Mokos’, Sim, Rigl, Perun, Volos dio del bestiame, Chors, Rod, rozanicy e tutti i loro dèi maledetti. Questo insegnamento fu scritto per noi fino alla fine dei secoli. Perciò colui che ritiene di star dritto, che non cada. Amati, fuggite il sacrificio idolatra e i riti pagani e tutti i servizi degli idoli. Affinché non parliamo nella menzogna, battezzandoci: respingiamo Satana, e tutte le sue cose, e tutti i suoi angeli e tutti i servizi a lui resi e tutta la sua vergogna. Così come abbiamo proprio promesso a Cristo. E se abbiamo promesso a Cristo di servirlo, allora perché non lo serviamo, ma serviamo i demoni e facciamo tutti i loro comodi per la perdizione della propria anima? Non soltanto per ignoranza facciamo del male, ma mischiamo alcune preghiere pure alle maledette preghiere degli idoli, - cioè [la preghiera] della tre volte Santa Madonna cone le rozanicy - alcuni pongono variamente la kut’ja, altri dispongono mense per il pasto legittimo, che in realtà va chiamato illegittimo, quando è dedicato a Rod e alle rozanicy suscitando l’ira di Dio. Lo stesso Signore, infatti, disse: “Non entrerà nel regno chiunque mi dica: Signore, Signore, ma colui che fa la volontà del Padre mio” (16). E Paolo disse: “Ho visto una nuvola insanguinata estendersi sopra tutto il mondo. E chiesi, dicendo: Signore, cosa è? E mi disse: questa è la preghiera umana, mischiata all’empietà”. Per questo disse il Signore: “Non può un servo lavorare per due padroni: amerà l’uno e odierà l’altro; e così noi, fratelli, odieremo il diavolo e ameremo Cristo, in Lui, infatti, siamo battezzati, e mangiamo il suo pane, e beviamo della sua tazza e moriamo e siamo sani in Lui, dicendo: Gloria a te, Signore, per tutto quello che ci è stato dato da Te, non soltanto in questa vita, ma ancor più in quella futura. E ancora disse Paolo: “perché, dunque, le genti fanno sacrifici ai demoni e non a Dio? Non vi dico di essere compagno dei demoni. Non potete, infatti, bere dalla tazza del Signore e dalla tazza dei demoni, non potete prendere parte alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni”, per non suscitare l’ira di Dio (17). Le stesse cose disse: “se qualcuno vi racconterà che questo va fatto agli idoli, non mangiate, a causa di colui che vi ha raccontato, “Se, infatti, bevete e mangiate, fate tutto a gloria di Dio”. “Del Signore, infatti, è la terra, il suo compimento e la sua fine”. Le stesse cose disse: “tutto mi è lecito, ma non tutto a giovamento, se il ventre è per il cibo e il cibo è per il ventre e questo Dio renderà vano” (18). E di nuovo Paolo disse: “fratelli, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la santificazione nel timore di Dio”. A tutti noi toccherà presentarci di fronte al giudizio di Cristo, per ricevere ognuno di noi secondo le nostre azioni, come [le] abbiamo compiute: bene o male. Conoscendo il timore del Signore, perché non accogliamo coloro che parlano ragionevolmente e coloro che ci conducono con un ammaestramento conforme al Signore alla salvezza? E confido nella vostra salvezza e comprensione, così da non parlare inutilmente. So che ci sarà il raggiungimento della vostra e della mia salvezza. “Se, infatti, ci fossimo giudicati da noi, non saremmo stati giudicati. Giudicati dal Signore, saremo castigati, per non essere castigati con i non castigati” (19) Fratelli, non vi dico di ignorare questo passo, anzi, anche ad altri sarete di beneficio, a quelli che vorranno essere ammaestrati per la salvezza, ché ne strappiate molti dalle reti del diavolo, condotti alla purissima luce del Signore nostro Gesù Cristo e ricevuto la grazia non solo questi, loro, ma anche voi. E a Timoteo disse: “sappiamo che come legge è buona, se qualcuno fa le cose secondo la legge, così per il giusto la legge non è fatta”. Agli empi come ai ribelli e coloro che contrastano il corretto insegnamento e a coloro che non onorano e denigrano le sacre scritture e che violano i comandamenti dei santi padri, [loro] non erediteranno la gloria di Dio. C’è gloria in questa nostra comprensione nella semplicità e nella purezza di Dio, ma non nella saggezza della carne (20). “Vi prego, in nome del Signore nostro Gesù Cristo, questo stesso ditelo tutti, affinché non siano in voi discordie. Siate compiuti in questo intendimento e in quella ragionevolezza”. Si è rivelata a me, infatti, su voi e davanti a voi la grazia e la pace da Dio e padre del nostro Signore Gesù Cristo. Lodo il mio Dio per voi, per la grazia di Dio, concessa a voi: come a voi non tolga alcun dono, come comprensione di Cristo si annunci fra di voi che aspettate la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, il quale vi porrà nelle corti della vita eterna con tutti i suoi servi e sempre e ora e sempre.


 

Note:
7. E.V. Anickov, Jazycestvo i drevnjaja Rus’, Peterburg 1914, p. 26.
8. Rossijskaja Gosudarstvennaja Biblioteka, Sobranie Troice-Sergievskoj lavry, n. 11.
9. Gosudarstvennaja Publicnaja Biblioteka, Kirillo-Belozerskoe sobranie, n.4/1081.
10. “Rendi invisibile il cuore di questo popolo, fallo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi e non veda con gli occhi, né oda con gli orecchi, né comprenda con il cuore, né si converta in modo da esser guarito” [Is. 6,10].
11. “Potreste infatti avere diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il Vangelo. Vi esorto dunque, fatevi miei imitatori!” [1 Cor. 4,15 e 16].
12. “E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre” [Mt. 25,30].
13. “Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna!” [Mt. 5,29].
14. “Vi ho scritto nella lettera precedente di non mescolarvi con gli impudichi. Non mi riferivo però agli impudichi di questo mondo o agli avari, ai ladri o agli idolatri: altrimenti dovreste uscire dal mondo!” [1 Cor. 5,9-10].
15. “Né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio. Non diventate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: il popolo sedette a mangiare e a bere e poi si alzò per divertirsi. Non abbandoniamoci alla fornicazione, come vi si abbandonarono alcuni di essi e ne caddero in un solo giorno ventitremila” [1 Cor. 6,10; 10,7-8].
16. “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” [Mt. 7.21).
17. “Non potete bere il calice del Signore e il calice dei demoni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni” [1 Cor. 10,21],
18. “Tutto mi è lecito!” Ma non tutto giova. “Tutto mi è lecito!” Ma io non mi lascerò dominare da nulla. “I cibi sono per il ventre e il ventre per i cibi!”. Ma Dio distruggerà questo e quelli; il corpo poi non è per l’impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo” [1 Cor. 6,12-13].
19. “Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati; quando poi siamo giudicati dal Signore, veniamo ammoniti per non essere condannati insieme con questo mondo” [1 Cor. 11,31-32],
20. “Certo. noi sappiamo che la legge è buona, se uno ne usa legalmente; sono convinto che la legge non è fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e i profanatori, per i parricidi e i matricidi, per gli assassini” [Tim, 1,8-9).

 

 

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