Icone

Storia

Arte e architettura

Letteratura e critica

Pubblicazioni

ICONE > Tomas Spidlik, Lo splendore delle icone russe

 

“Il digiuno degli occhi”

Sottolineiamo un aspetto essenziale del simbolismo che dà un carattere sacro all'icona: ciò che si chiama il digiuno degli occhi. Per esempio, per dire che un uomo si uova in una foresta, uno o due piccoli alberi sono sufficienti. I pastori a Betlemme pascolano le loro pecore: una o due sono rappresentate. La ragione di questo “ascetismo artistico” è quella che S. Frank stabilisce come condizione di qualsiasi arte vera. L'azione creatrice dell'uomo è una partecipazione, e dunque anche una imitazione, dell'opera creatrice divina. Dio non crea solo per creare, ma per santificare, divinizzare iò che ha creato. Non è dunque permesso inebriarsi dell'abbondanza delle belle forme che il simbolo concreto offre. Perché, in questo caso, il simbolo non stimolerebbe l'elevazione del cuore a Dio, ma al contrario renderebbe lo sguarc!o pesante e carnale.

Il realismo

Un altro aspetto del simbolismo iconografico sono le forme reali prese dalla vita concreta e ridotte alla loro più scarna espressione, sempre seguendo la necessità del digiuno degli occhi. Si evitano i simboli fantastici, immaginari. Questo realismo è dettato dalle stesse ragioni del simbolismo dei sacramenti, della liturgia e di tutta l'opera della salvezza. Dio si incama nel mondo che egli ha realmente creato, perché egli vuole santificare ciò che realmente esiste. (2) D'altra parte, poiché l'icona costituisce un insegnamento, una qualche forma di astrazione è inevitabile. Gli artisti migliori sapevano unire queste due esigenze contraddittorie: presentare. contemporaneamente ciò che è unico e, allo stesso tempo, di valore universale.

La forza santificatrice della preghiera

L'insegnamento attraverso le icone non fu mai negato, neppure dagli iconoclasti più rigidi. Ciò che essi non accettavano era la venerazione, il culto delle immagini. Ora, per il popolo russo, l'icona possiede un valore sacro, essa porta l'energia spirituale. Tuttavia, se si cercano le ragioni per giustificare questa fede, si notano alcune differenze tra la tradizione dei Greci e quella dei Russi. I Greci non benedicevano le icone; per loro, esse sono sacre già per il fatto che riproducono le stesse forme del loro prototipo (il santo rappresentato) e dunque si identificano con lui. I Russi non erano convinti di tale identificazione. La tavola è santificata dalla preghiera liturgica - sotto forma di benedizione -, ma anche dalla preghiera del popolo, perché in tal modo la tavola di legno diventa un organo vivente, un luogo di incontro tra il Creatore e gli uomini.
Di conseguenza, l'icona diventa un “oggeno sacro”, ma non in modo magico. Al contrario, essa supera le forze magiche del mondo. Queste, attraverso le loro forme sensibili, fanno dimenticare Dio. Sull'icona, al contrario, le forme materiali stesse introducono ad un contatto personale con il mondo divino.

La visione celeste

La bellezza è la visione dell'uno nell'altro. Nel domino spirituale, essa si identifica allora con la contemplazione, che è la visione di Dio in tutto ciò che esiste. Ora, il Dio cristiano è la Santa Trinità che rivela i suoi misteri in Gesù Cristo e nei suoi santi. La contemplazione della Santa Trinità è il grado supremo della theoria spirituale. Questa contemplazione della Santa Trinità costituisce il culmine dell'iconografia russa nell'arte di Rublëv. La sua icona della Trinità, così spesso riprodotta, analizzata, studiata, è di una ricchezza sconvolgente. A questo proposito, ci limiteremo a qualche osservazione.
La terra ottagonale sulla quale posa l'altare celeste è tutta attirata nella vita trinitaria. Non è forse questo ciò che Florenskij chiama la vocazione della terra alla “homoousianità”? Sull'icona del Battesimo di Cristo, che è anche una icona trinitaria, questa homoousianità appare nel movimento discendente del Cristo nel mondo. Sull'icona di Rublëv, Cristo, una volta tornato nella gloria del Padre, attira tutta la creazione nella dimora del Padre “affinché tutti siano uno” (Gv 17,21).

Il Cristo glorificato nel suo discendere

“Chi vede me vede il Padre” (Gv 14,9). In Gesù, Uomo-Dio, la trasparenza della materia arriva al suo grado supremo. Per questo, nota giustamente Evdokimov, Cristo è la bellezza incarnata. Le sue rappresentazioni iconografiche sono riprese dalla tradizione antica. Esse rispondono bene alla mentali~ del popolo russo, alla sua predilezione per Cristo kenotico. Infatti, i temi principali dell'iconografia del Salvatore mettono in rilievo la sua esaltazione nell'umiliazione: il Cristo scende per salire.
I temi tradizionali dell'iconografia mostrano la loro dipendenza da ciò che si chiama la teologia giudeo-cristiana, trasmessa dagli Apocrifi. Il mistero dell'incarnazione è mostrato in modo dinamico come una discesa del Verbo di Dio e come l'ascesa dell'uomo. Si è anche immaginato che la prima “tappa” di tale discesa abbia avuto luogo nel mondo degli angeli. Si può vederla nell'icona del Verbo tra gli angeli. Questo movimento discendente si ritrova nella scena della Annunciazione, della Natività, della discesa nella profondità dell'acqua al Battesimo e, infine, nella discesa agli inferi dopo la morte. Quest'ultimo momento della discesa si converte in ascensione. L'immagine tradizionale del Cristo glorificato è il Pantocrator conosciuto in diverse varianti. Notiamo la famosa icona di Rublëv “Cristo tra le forze” (v silach). Tutta la sua persona è raggiante di un colore rosso talmente divinizzato che i Cherubini che lo circondano, che normalmente sono come di fuoco, appaiono terrestri.
In modo paradossale, l'icona della Croce esprime l'unione di questa discesa-ascesa. La croce, strumento di morte, diviene una scala della vita. “Una parte è conficcata nella terra per unire la cose che sono sulla terra e nell'inferno con le cose celesti” si legge negli Atti di Andrea. Eretta sul monte del Cranio, sepolcro di Adamo, la croce si erge fino al cielo rappresentato dai due angeli.
Il dinamismo della salvezza non si ferma qui. Sull'icona dell'Ascensione di Cristo, il cielo, sotto forma dei due angeli, discende sulla terra per fondare la Chiesa. Lo Spirito discende su di lei durante la Pentecoste affinché, nell'icona del Giudizio finale, tutta la terra salga al cielo nel momento in cui Gesù scende per la seconda volta sulla terra. Infatti,l'icona del Giudizio finale esprime una unione meravigliosa della kenosi e della gloria, perché essa riassume tutta la storia in una anamnesi solenne: Cristo scende nella gloria, e Adamo, tra i santi risuscitati, adora anche lui la croce. Di fronte all'Ade, al fuoco eterno, san Pietro apre la porta del Regno dei cieli dove siede la Santa Vergine, eschaton della creatura, salita al cielo perché Gesù è sceso in lei per incarnarsi e per portare, nel momento della morte della Theotokos, la sua anima al cielo.


 

Nota:
2. Questo carattere concreto delle forme è più forte nelle icone russe che in quelle greche. [...]

 

 

webmasterwww.larici.it - info@larici.it