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| ICONE > Paolo Spinicci, Lezioni sul concetto di raffigurazione
Si tratta di temi e di problemi di grande interesse, ma è bene ripeterlo non spetta a noi discuterne: noi vogliamo invece interrogarci sulla natura delle immagini e per farlo dobbiamo discorrere dellicona in generale, o più precisamente: delle ragioni che motivano la forma di queste tavole lignee, che sono innanzitutto caratterizzate da unaderenza evidente ai valori di superficie, che hanno di solito piccole dimensioni, un soggetto invariabilmente religioso e che si legano comunque al culto e, spesso, alla devozione privata. Affrontare questo compito significa in primo luogo rivolgere lattenzione ad un aspetto che è caratteristico dellicona: il suo tratto stilizzato. Si tratta di una stilizzazione particolare: quando osserviamo un ritratto dipinto in unicona, di primo acchito non abbiamo limpressione di avere a che fare con un disegno appena abbozzato, né con una raffigurazione che rinunci ad una resa convincente dei tratti somatici, e tuttavia a questimpressione si lega fin da principio la certezza di avere a che fare con un processo di natura astraente che fissa la molteplicità delle forme di un viso in un insieme di stilemi che si sommano gli uni agli altri per dar vita ad un volto che sembra in linea di principio sottratto alle accidentalità del tempo e alle casualità che trasformano limmagine delluomo in quella di un individuo, segnato dal tempo e dallo spazio. Il taglio degli occhi, la piega e lattaccatura del naso, la forma degli zigomi, lovale del volto, la bocca piccola e chiusa si ripetono identici in ogni nuova icona che può in linea di principio pretendere di raffigurare degli individui concreti Gesù, Maria, il Battista, Maddalena, i santi solo in virtù di un processo additivo in cui il volto acquista caratteri peculiari (la barba nelle sue varie fogge, i capelli con le loro acconciature, i veli delle vesti con i loro colori, ecc.) differenziandosi così da altri volti. Le differenze individuali, le diverse età, ed anche in parte il maschile e il femminile ci appaiono così come forme appena accennate, come risultati che si ottengono aggiungendo un tratto dopo laltro, in un processo in cui le differenze qualitative sono ricondotte ad un metro quantitativo. Quali sono le ragioni di questa forma di stilizzazione che cancella le pieghe dellindividualità? Nelle pagine di molti autori e per esempio in Trubeckoj (Contemplazione del colore, La Casa di Matriona, Milano 1988) o in Zibawi (Icone. Senso e storia, Jaca Book, Milano 1993) vi è una risposta immediata: lumanità delle icone è unumanità santificata, che si è liberata dai ceppi dellindividualità terrena e si è riconosciuta nella sua forma originaria. Licona ritrova nei volti degli uomini il volto di Adamo, e nel volto di Adamo prima del peccato scorge il volto divino, di cui il primo uomo era compiuta immagine. Così, si deve concludere che è colpa nostra se il genere si è frastagliato nelle specificità individuali: tra le tante ricadute di quelloriginaria caduta vi è infatti lindividualità del volto, il suo avere assunto i tratti casuali che gli sono propri contravvenendo alla purezza logica delluniversale. Non credo che questa lettura possa essere semplicemente rifiutata, e tuttavia prima di avventurarci sul terreno di ciò che le icone raffigurano è opportuno soffermarsi sugli stilemi di cui licona si compone per trovare qui un primo indizio che renda plausibile un uso linguistico che accomuna la lingua greca a quella russa e che non può non destare un qualche interessato stupore: in queste due lingue (e forse è così anche per altre lingue slave) latto del dipingere licona è ricondotto al gesto dello scrivere un testo. Le icone, dunque, si scrivono, e se il pittore e il calligrafo possono essere compresi sotto un identico nome ciò sembra accadere innanzitutto per questo: perché il lavoro delluno e dellaltro consiste nel tracciare su un foglio o su una tavola lignea un insieme di stilemi, di tratti ben definiti e stilizzati. Credo che le cose stiano davvero così, e tuttavia nelle pieghe di questo strano uso linguistico si cela un altro suggerimento cui vorrei dare ascolto. La scrittura non si fonda soltanto su tratti semplificati, ma su una vera e propria codificazione del segno. Scrivere significa vincolare il tracciato della penna ad una regola codificata che non si può abbandonare, pena il venir meno di ciò che fa di un tratto una lettera scritta. Ora, di questa necessaria dipendenza da una tradizione licona è una manifestazione esemplare. Dipingere unicona significa davvero, in un certo senso, scriverla, poiché il pittore non deve dimostrare loriginalità di una scelta figurativa, né cercare un volto nuovo o una nuova disposizione delle figure che intende ritrarre: deve invece seguire un cammino che è segnato dalla tradizione, che fissa il calco della forma cui ci si deve attenere.
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