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| ICONE > Paolo Spinicci, Lezioni sul concetto di raffigurazione (1)
1. Dal coinvolgimento alla separatezza: licona Abbiamo cercato sin qui di far luce sulla natura del coinvolgimento percettivo e sul nesso che lega la forma delle immagini coinvolgenti alle valorizzazioni immaginative e allatteggiamento che allo spettatore si chiede di assumere. Limmagine coinvolgente non è solo unimmagine che, per esempio, può consentirci di mettere in relazione lo spazio sacro allo spazio profano: è anche una forma di raffigurazione che viene vissuta in un certo modo e che, proprio perché non chiede di essere intesa sottolineandone lalterità, può essere guardata in un certo modo ed utilizzata per certi fini. Così, per riprendere un esempio che abbiamo già fatto, quando Bellini dipinge la Pietà che è custodita a Brera, riprende senzaltro un tema che è caratteristico della tradizione iconica bizantina, ma lo pone sullo sfondo di un paesaggio reale rischiarato dalla luce tenue di un tardo pomeriggio di primavera. Lo sfondo dorato scompare e con esso la durezza lignea dellicona e si apre invece uno spazio prospettico una differenza percettiva che allude ad un significato nuovo e ad un differente comportamento ricettivo: lo spettatore è chiamato ad assistere a ciò che un tempo è accaduto e a meditare sulla passione di Gesù e sul mistero eucaristico senza distogliere lo sguardo dalla scena così come il pittore di fatto la mostra. Limmagine ha cambiato senso e, insieme, funzione: il suo compito non consiste più nellindicare la via di una meditazione che distoglie lo sguardo per immergersi in una riflessione che si involve in se stessa, ma nel consentire un pensiero che cresce sullimmagine e se ne nutre. Ciò che vediamo mutata è la forma dellimmagine, ma la forma è la possibilità della funzione, ed è proprio per questo che ogni nuova concezione dellimmagine non può limitarsi a suggerire un nuovo atteggiamento ermeneutico, ma deve cercare la forma figurativa che lo renda concretamente possibile. Di tutto questo abbiamo appunto già parlato, e tuttavia se vogliamo davvero saggiare la validità delle tesi che abbiamo sostenuto dobbiamo lasciare da parte le immagini coinvolgenti, per occuparci invece di quelle raffigurazioni che si pongono sotto il segno della separatezza. Di qui la scelta di rivolgere la nostra attenzione a una nuova tipologia di immagini, a quelle raffigurazioni che rinunciano ad una resa illusionistica della spazialità per aderire invece al piano che le ospita. Disponiamo così ancora una volta lasta graduata della profondità nello spazio del concetto di immagine per ordinarne le differenti tipologie, ma questa volta ci orientiamo verso quelle immagini che aderiscono ai valori di superficie e che, proprio per questo, non consentono allo sguardo dello spettatore di penetrare con continuità nellimmagine, che appare così nella sua separatezza e nellalterità della regola cui è subordinata la costruzione del suo spazio figurativo. Certo, si tratta di una separatezza che ha gradi e di unalterità che è pervasa di elementi che accomunano lo spazio figurativo allo spazio reale: qualsiasi immagine si fonda su un riconoscimento percettivo e si avvale di ciò che lesperienza ci insegna. Ciò non toglie, tuttavia, che abbia senso parlare di una famiglia di immagini in cui si fa più chiaramente avvertibile il momento dellalterità, ed è di queste immagini caratterizzate dalladerenza ai valori di superficie che dobbiamo discutere.
Note:
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