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> Santo
Stefano protomartire
> Jacopo da Varazze, Legenda aurea CIV - CVII, XIII secolo
(1)
Il
frate domenicano e arcivescovo di Genova Jacopo da Varazze (o da Varagine;
1228-1298) scrisse in latino diverse opere storiche e religiose, tra
cui la raccolta di vite di santi intitolata Legenda aurea (in
originale Legenda sanctorum) che lo occupò per quasi
quarant’anni. Tradotta in volgare, la Legenda aurea ebbe grande
diffusione – tuttora ne esistono oltre 1200 manoscritti – e fu la fonte
principale di molte narrazioni religiose e di opere artistiche. Organizzata
secondo l’anno liturgico, raccoglie circa centocinquanta vite di santi,
quasi tutti antichi, e la spiegazione delle principali feste. Le fonti
furono molte: la Sacra Scrittura, i testi dei Padri della Chiesa e dei
più autorevoli esponenti della tradizione monastica, agiografie
(come le legendae novae compilate all’interno dell’ordine domenicano,
l’Abbreviatio in gestis sanctorum di Giovanni da Mailly e il
Liber epilogorum in gesta sanctorum di Bartolomeo da Trento),
storie (tra cui l’Historia scholastica di Pietro Comestore,
lo Speculum historiale di Vincenzo di Beauvais, la Chronica
di Martino Polono), testi per predicatori (Tractatus de diversis
materiis praedicabilibus di Stefano di Borbone), teologici, filosofici,
giuridici, oltre a qualche autore profano. La Chiesa cattolica lo venera
come beato dal 1816.
Nota:
1. In Leggende di San Jacopo Maggiore e di S. Stefano primo Martire
del Beato Jacopo da Varagine volgarizzate nell’aureo secolo decimoquarto
e mandate in prima luce con ragionamento critico del Cav. Stefano Rossi
Ligure Prelato Domestico di S.S. Gregorio XVI, Firenze 1834, con
testo a fronte in latino. Le pagine di riferimento sono: pp. 57-60 (interpretazione
nome), pp. 62-97 (passione), pp. 99-127 (ritrovamento).
Nell’introduzione, il Traduttore riferisce che ha seguito principalmente
un’edizione veneziana della Legenda Aurea del XV secolo e il Codice
Sessoriano, i più completi, confrontandoli con tutti i manoscritti
conservati a Firenze e a Roma: Codice Riccardiano I e II, Laurenziano,
Magliabecchiano, Barberiniano e Casanatense. Il confronto tra i Codici
e lo studio delle antiche fonti e delle successive ricerche lo ha portato
a redigere moltissime note, sia al testo latino che alla traduzione,
delle quali qui si riportano solo quelle più attinenti al nostro
scopo, avvertendo che nel libro non esiste una bibliografia, per cui
risulta difficile risalire a qualche testo. (ACL)
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