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ICONE > Colin Thubron, In Siberia. Vecchi Credenti (1)


Il brano narra uno dei momenti vissuti dallo scrittore inglese attraversando la Siberia con mezzi di fortuna e alla ricerca delle radici russe o almeno di quanto è sopravvissuto dopo gli anni del comunismo


Dopo la metà del XVII secolo, quando lo scisma divise la chiesa Russa, gruppi di dissidenti religiosi si stabilirono a varie ondate in Siberia. La campagna del patriarca moscovita per mondare e riformare le pratiche spirituali fece emergere nella Russia occidentale una massa di conservatori per i quali le antiche pratiche erano inviolabili. Si erano sempre fatti il segno delle croce con due dita tese e non con tre, come pretendeva la tradizione greca; avevano onorato la trinità con un doppio, e non triplo alleluia; avevano posto sette pani sul tavolo eucaristico e non uno solo; avevano rifiutato di rasarsi la testa e avevano tenuto fede a una serie di altre piccole forme liturgiche, sconosciute alla chiesa ortodossa greca, ma che erano diventate in un certo modo preziose.

Sembrano questioni futili, per cui non varrebbe la pena di morire. Eppure, fino al XVIII secolo inoltrato, i Vecchi Credenti furono perseguitati come eretici, mutilati o bruciati sul rogo. Alcuni si tagliarono il dito indice per evitare di segnarsi con tre dita; altri mandarono i figli in paradiso uccidendoli, e centinaia di famiglie si immolarono tra le fiamme delle loro case o nelle chiese.

Si sentivano prossimi all'Apocalisse. Era un tempo di presagi messianici e di profezie. La resa dei conti con la provvidenza era imminente. Il segno della croce fatto con due dita era entrato nella psiche come una garanzia di salvezza. Era come una parte del corpo, una magia salvifica. La riforma invece spianava la strada all'Anticristo. Nell'opinione comune era legata alla contaminazione con l'Occidente, ai lussi profani: un'aggressione alla santità della Russia.

Così i Vecchi Credenti, con le barbe lunghe, i molti pani e i pochi alleluia, migrarono o furono esiliati in Siberia. Raggiunsero perfino la Turchia e l'America. Solo un vescovo rimase con loro, ma mori prima di ordinarne un altro. Discussero se fosse il caso di posare le sue mani irrigidite sul capo di un successore, ma le labbra non avrebbero potuto pronunciare le parole di consacrazione, e così rinunciarono. Alcuni ospitarono i preti in fuga nei loro rifugi tra i boschi, altri dichiararono l'intera Chiesa e il suo clero apostati. Cominciarono ad amministrarsi a vicenda i sacramenti o a farsi vedere ai margini della strada con le bocche aperte rivolte al cielo per ricevere un'immaginaria quintessenza celeste.

Se i cosacchi erano i cowboy del selvaggio oriente russo, i Vecchi Credenti erano i mennoniti o i mormoni della santa Russia. Nel corso del tempo si divisero in varie sette o si unirono ad altre ancora più estremiste. Tutte si contraddistinsero per il rigore ascetico o per le privazioni violente che si imponevano. Rifiutavano il battesimo, le chiese e persino la preghiera. Gli eretici "Itineranti" maledicevano lo zar come il nuovo satana, battezzavano i bambini nei laghi e seppellivano i morti nei boschi. C'erano quelli che prendevano le scritture alla lettera e in obbedienza ai sacri testi diventarono pastori, i molokany che bevevano latte perche assetati del "latte del Verbo". Quelli che si autobattezzavano e quelli che rifiutavano il battesimo, i "Sospiratori" che pregavano con i sospiri in onore allo Spirito Santo, i "Senza preghiera" che aborrivano qualsiasi forma di rituale esteriore. Poi i pii shtundisty e i duchobory, i "Lottatori spirituali", che erano pacifisti e credevano nel primato di uno spirito interiore, e perciò ritenevano superflua perfino la Bibbia. Ci fu perfino una setta che arrivò a deificare Napoleone.
Altri ancora sembravano segnati da una vera e propria vena di follia. I chlysty, a cui era legato Rasputin, danzavano vorticosamente fino a raggiungere l'estasi e si fIagellavano gridando "Oh, Spirito, Spirito, Spirito Santo, oh, oh" fino che non cadevano a terra svenuti. Dopo l'iniziazione, il marito non toccava più la vecchia moglie e dormiva con una compagna spirituale - spesso condividendo il letto in tre - e chiamava i figli nati da un passato non più riscattabile "piccoli gatti" e "piccoli peccati". Gli skopcy cercavano di vincere la lussuria mutilandosi: si tagligvano via il seno o i testicoli. In osservanza al Vangelo volevano diventare gli sterili eletti o gli "eunuchi per la salvezza del regno dei cieli". Ancora all'inizio del xx secolo qualche viaggiatore ebbe modo di vedere i loro villaggi abitati da un mondo irreale di evitati: comunità in via di estinzione.

Queste sette fuggivano la decadenza della Russia europea. Ma in Siberia, dove l'autorità terrena esercitava un controllo relativo, potevano salvare le loro anime. Secondo loro, con l'apostasia dello zar e della Chiesa, la Storia stessa era morta. Dato che si era privata del suo spirito salvifico e di ogni significato, scelsero di viverne al di fuori, in un limbo vacillante. Frugali e industriosi come la loro controparte puritana dell'Occidente, specialmente i Vecchi Credenti finirono col diventare una maggioranza in molte regioni della Siberia. La loro vita trascorreva in un'inquietudine visionaria, perseguitata dai ricordi del passato e dai presagi sul futuro. Di fatto non potevano fare altro che aspettare. Scelsero come talismano la città leggendaria di Kitezh che secoli prima, durante l'invasione mongola, era sprofondata nelle acque del lago, in attesa di riemergere quando la Russia si fosse di nuovo purificata. I veri credenti, si diceva, riuscivano a sentire le campane della chiesa che suonavano nelle profondità lacustri.

 

 

Nota:
1.
Colin Thubron, In Siberia, Tea, Milano 2003 (London 1999), pp. 195-210.

 

 

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