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LETTERATURA E CRITICA > Jean Pierre Arrignon, L’eroe epico nel mondo slavo, 2003 (1)

 

Il francese Arrignon (1943-), docente di Storia medioevale, prima all’Università di Poitiers e ora ad Artois, nonché membro di molte associazioni di studi orientali, ha condotto molte ricerche sul mondo slavo medioevale – politico, religioso, militare, culturale – tra il VII e il XV secolo e sulla Russia contemporanea.
L’intervento qui tradotto tratta la figura degli eroi slavi protagonisti delle
byliny (canti epici) slave, confrontandola con il Digenis Akritas bizantino. Il Digenis Akritas, scritto in greco medioevale, è il poema epico più rappresentativo della letteratura bizantina, che ebbe fama anche in Occidente.
Sinteticamente, nel poema si narra che nelle regioni di frontiera dell’impero, un emiro arabo che, dopo aver invaso i territori bizantini e rapito la figlia di un generale, si converte al cristianesimo insieme alla sua gente e sposa la fanciulla rapita. Si ha così la riconciliazione dei due popoli con il trionfo del cristianesimo sull’Islam e la coppia genera un figlio, Basilio detto Digenis (“nato da doppia stirpe”) Akritas (“soldato di frontiera”), sulla cui figura si concentra la seconda parte del poema. Digenis è un valoroso che compie innumerevoli prodezze e anch’egli, come suo padre, rapisce e sposa la figlia di un generale. Dopo un’ultima avventura, in cui uccide un dragone e i capi dei banditi e domina una potentissima guerriera, costruisce un palazzo sulle rive dell’Eufrate e vi trascorre il resto dei suoi giorni.
Il poema, il cui nucleo centrale risale al IX-X secolo e rappresenta l’epopea di una società di frontiera impegnata a contrastare l’avanzata degli pagani, fu fissato in forme letterarie alla fine dell’XI secolo e successivamente rielaborato per soddisfare i gusti dell’aristocrazia comnena. Il rude soldato di frontiera, povero, nobile di spirito e forte si tramutò così in un aristocratico di provincia, che con le sue milizie impone il proprio dominio su vasti territori, lotta per difendere non tanto il suo popolo quanto la sua amata e per garantirsi una vita amena nel suo fastoso palazzo. Lo stile di vita dell’eroe esprime infatti gli ideali sociali e le aspirazioni imperiali dei nobili cui era destinata l’opera
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La Rus’ di Kiev è un vasto Stato che, dal IX al XIII secolo, si estende dalle rive del Baltico alla steppa che copre il nord del Mar Nero. Si tratta di uno spazio boscoso che si oppone a quello della steppa. Là, alla frontiera, si affrontano stanziali e nomadi, contadini dei villaggi e abitanti delle città contro gli uomini delle steppe dall’habitat itinerante. La frontiera non è che la linea immaginaria che separa questi due mondi ostili come la illustra perfettamente la celebre tavola di Vasnecov, I tre prodiTri Bogatyry (2). La frontiera è dunque il luogo privilegiato delle imprese dei bogatyry che trovano un’espressione letteraria nel ciclo delle byliny di Kiev. È naturale che le imprese di Digenis sulla frontiera arabo-bizantino abbiano fermato l’attenzione dei Russi che hanno tradotto le gesta del luminoso eroe bizantino, adeguandole alle esigenze di un popolo recentemente convertito, per il quale solamente Dio può accordare all’eroe la forza di compiere tali imprese. Nella prima parte studieremo la formazione del Ciclo di Kiev, quindi, nella seconda esamineremo il Digenis slavo e, infine, nella terza parte, compareremo le imprese del Prode russo a quelle di Digenis.

 

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Note:
1. J.P. Arrignon, Le héros-épique dans le monde slave, in Atti del convegno «Les mythes et les légendes que partagent les peuples de l’Europe» (Parigi, 21 marzo 2003), Université de l’Europe 2004, pp. 44-51. Traduzione e note a cura dell’associazione culturale Larici, 2008.

2. L’Autore indica come data: «18…» – Il celebre quadro Bogatyry, citato nell’intervento di Arrignon, fu iniziato in Francia ma terminato in Russia nel 1898. I bogatyry erano gli strenui difensori della terra russa: Il’ja Muromec della città di Murom, Dobrynja Nikitic di Rjazan’ e Alësa Popovic di Rostov. Il pittore fu Viktor Vasnecov (1848-1926) che era anche grafico, architetto, scenografo teatrale e scultore. Nella sua attività pittorica importanti furono i temi epici, gli eroi leggendari, le fiabe popolari, i personaggi delle opere di N. Gogol’, A. Puskin, M. Lermontov e I. Turgenev. (N.d.T.)

 

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