LETTERATURA E CRITICA > Guido Carpi, L’icona nella letteratura russa del XIX secolo: F. M. Dostoevskij, 2004

 

Le icone – si sa – sono presenti in ogni casa russa, dalla più ricca alla più modesta, e verso di esse non c’è russo che non si segni, le baci e si inchini. Dietro a questi gesti non c’è soltanto la devozione verso il soggetto raffigurato: l’icona è, per i russi, molto di più. È testimone, guida, ricordo, scandisce la vita dell’uomo e il suo quotidiano; è, in sostanza, un simbolo dell’al di qua oltreché dell’al di là. Tutto ciò è quanto mette in rilievo Guido Carpi (1968), professore di Letteratura russa all'Università di Pisa, attraverso l’analisi del “ruolo” che ha avuto l’icona nella letteratura russa, particolarmente nei romanzi di Dostoevskij ma non solo. Da Leskov a Cechov, da Puskin a Tolstoj, a Gogol’, tutti i grandi scrittori e poeti russi del XIX secolo hanno fatto riferimento alle icone, per evocare o allontanare un tempo antico, per cercarvi armonia o farne un testimone… Carpi cita i passi e ne spiega il significato simbolico nella storia scritta e nell’epoca in cui essa è stata scritta.

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