LETTERATURA E CRITICA > Ines Belsky Lagazzi, Vladimir Aleksandrovic Esenin, 1995

 

Chi tra i nostri giovani ha, a suo tempo, cantato e applaudito la bella canzone Confessioni di un malandrino, di Angelo Branduardi, sa che il testo è stato tratto dalla traduzione della poesia russa Confessioni di un teppista di Sergej Aleksandrovic Esenin, una delle figure più alte della poesia russa contemporanea? Un poeta che fu acclamato come “poeta della campagna” per la spontaneità dell’ispirazione, la sincerità dell’espressione?
Esenin nacque il 21 settembre (calendario giuliano) 1895 a Kostantinovo, un villaggio della Russia centrale. Il padre, Aleksandr Nikitic era un povero contadino che ben presto abbandonò la moglie Tat’jana Titova per andare a lavorare in una macelleria di Mosca.
Quando Sergej ebbe due anni, Tat’jana si impiegò come domestica a Rjazan’ e il piccolo andò a stare coi nonni materni, Crebbe circondato dal rude affetto di familiari adulti, in particolare del nonno Fëdor, uomo religioso e di una certa cultura, che avrebbe voluto far del nipotino un maestro e lo iscrisse nel collegio magistrale superiore di Spas-Klepiki, a una cinquantina di chilometri da Konstantinovo. Sergej, però, non sopportava le disciplina e scappò, ma il nonno inflessibile lo riportò indietro.
Pare che Sergeij scrivesse già a otto-nove anni, ma le prime poesie conosciute risalgono al 1910. La betulla è la prima poesia pubblicata su un giornaletto per ragazzi (E si levano le betulle / come alte candele). La betulla è simbolo di purezza, di salute, è l’immagine del paesaggio natio, della naturalezza non contaminata dalla civiltà.
Smessi gli studi, va a Mosca a lavorare nella macelleria del padre, poi sarà commesso in una libreria, fattorino e, infine, correttore di bozze nella grande tipografia Sytin. È qui che conosce (1914) Anna Romanovna: da una breve relazione nascerà Jurij.
Nel marzo 1915 parte per Pietroburgo. Ha continuato a scrivere poesie, ha incontrato altri giovani poeti, e gli pare proprio questa la sua strada. Ora intende conquistare la capitale letteraria. Ci riesce, un po’ di furbizia e di esibizionismo lo aiuta, ma non gli manca certo il talento. Si presentava bene: Maksim Gor’kij in una lettera a Roman Rolland così lo descrive: «Vidi Esenin proprio agli inizi della sua conoscenza con la città: di bassa statura, un aspetto piacente, con gli occhi azzurri».
Comunque, Sergej sa che per pubblicare poesie bisogna essere presenti “in loco” e farsi apprezzare dai “grandi”. Ignoriamo a chi per primo abbia fatto leggere i suoi versi, non sappiamo a chi si riferisce quando scrisse: «Non avevo ancora finito di leggere dodici dei miei versi, che lui fissò su di me la sua lorgnette e mi disse con un filo di voce: “Ah, è notevole, è geniale…” e mi condusse da una celebrità all’altra».
L’anno dopo pubblica la sua prima silloge: Radunica (nome intraducibile della festa contadina in cui venivano commemorati i morti della prima settimana di Pasqua): un insieme di poesia religiosa e di poesia della campagna, limpida e musicale.
Nel 1916 viene chiamato alle armi, ma grazie alle sue conoscenze non fu inviato al fronte, ma destinato al treno ospedale n. 143 di S.A. Imperiale la Zarina Aleksandra Fëdorovna a Carskoe Selo, residenza della famiglia dello zar. A Carskoe Selo il soldato Esenin poté occuparsi di letteratura, di affari editoriali. Durante una serata di poesia, venne presentato all’imperatrice e alle sue quattro figlie, le granduchesse, alle quali consegnò un componimento in loro onore. E ciò è sicuramente avvenuto senza quel disdegno e la freddezza che volle far credere in seguito ricordando quel periodo, anche se è vero che fin dal tempo della tipografia era entrato in contatto con gli ambienti democratici (di ciò vi è traccia negli archivi della polizia zarista). Certo fu durante le noiose giornate di Carskoe Selo che cominciò a bere, la noia però è bruscamente interrotta dalla rivoluzione del febbraio 1917. Pur con molti dubbi, Sergej, fin dall’inizio, l’accoglie con entusiasmo: lui e molti altri scrittori provenienti dalla campagna furono tra i fautori dell’idea di una rivoluzione contadina.
Intanto molti mutamenti si verificano nella sua vita personale. Nell’agosto sposa Zinaida Raich che diventerà un’attrice famosa. Due anni dopo tuttavia si separerà nonostante la nascita di Konstantin e racconterà i particolari della separazione nella poesia Lettera a una donna che comincia così:

Voi ricordate,
Voi certamente tutto ricordate:
Come io stavo
Alla parete appoggiato,
E come, andando su e giù per la stanza
Un discorso tagliente
Mi scagliavate in faccia.
È tempo di lasciarci, dicevate;
E che vi aveva sfinito
La vita mia dissennata,
Ch’era tempo per voi di lavorare,
E mio destino
Rotolarmene ancora più in basso.
Amore mio!
Voi non mi avete amato.

Tra il ‘17 e il ‘18 scrisse poesie e poemi importanti per la sua carriera artistica: sono versi pregni di speranza, di entusiasmo per la rivoluzione. Escono le raccolte Azzurrità, Trasfigurazione, Il breviario di campagna.
La rivoluzione, per Esenin, fu veramente una sferzata creativa e non soltanto sul piano quantitativo, certo però che l’armoniosità, la gioiosità dei quadretti campagnoli va cedendo spazio a quell’audace “inquieta forza” che lo stesso Esenin più maturo indicherà come uno dei tratti fondamentali dei suoi versi.
Dopo il trasferimento della capitale da Leningrado a Mosca, agli inizi del ‘18, molti intellettuali si trasferiscono, e anche Esenin. Oltre a scrivere, legge molto, soprattutto la Bibbia e il Canto della schiera di Igor’ e scriverà Le chiavi di Maria, un’opera teorica.
Alla fine del 1918 in una serata di poesia conosce Marienhof: il campagnolo inurbato si sente attratto dal brillante ragazzo di buona famiglia. Nascerà un’amicizia che durerà a lungo e darà vita, col concorso di altri poeti, al movimento che prenderà il nome di “immaginismo”. Esenin scriverà: «Noi autentici tecnici dell’arte, noi che formiamo l’immagine affermiamo che l’unica legge dell’arte, l’unico e incomparabile metodo è la rivelazione della vita attraverso le immagini e la ritmica delle immagini». Il movimento però mancava di originalità e di intima persuasione; durante una serata di poesia, Esenin si sente qualificare “teppista”. Il termine gli piace e scriverà la Confessioni di un teppista. Trerjadnica è la prima raccolta del periodo immaginista, che, nonostante gli orgogliosi presupposti, gronda consapevole sofferenza per la sorte del mondo contadino al quale il poeta è rimasto legato come sentimenti e ideologia, per la straziante realtà di una Russia stremata dalla guerra: «Io sono l’ultimo poeta del villaggio» canterà.
Infatti, di tutta la brillante pleiade di poeti russi nati negli ultimi vent’anni del XIX secolo due soltanto erano di origine contadina. Tutti gli altri Blok e Belyj, Gumilëv e Chodasevic, l’Achmatova e la Cvetaeva, Pasternak e Mandel’stam, Chlebnikov e Majakovskij erano nati a Pietroburgo o a Mosca o in altre città minori dell’immenso impero russo, figli di professori universitari, di militari, di commercianti, di funzionari.
Tra il 1921 e il ‘22 scrive il poema drammatico Pugacëv, da cui trapela l’aspirazione di fare del leggendario capo contadino non un mitico e colorito dittatore plebeo, ma un interprete della lotta tra gli strati sociali, che un giorno avrebbe sconvolto la Russia.
Nel 1921, in casa di amici, un sera Sergej conosce Isadora Duncan, la famosa danzatrice americana (la coppia nella foto a lato) e perde letteralmente la testa. Da quella stessa alba, va ad abitare in casa di lei. E sarà una continua festa, si canta, si danza, soprattutto si beve: champagne e denari scorrono a fiumi. Sergej è esterrefatto da tanta ricchezza. Lei ha 17 anni più di lui ed è pronta a far qualunque cosa per amore del giovane poeta russo. Dopo le nozze la coppia parte per un lungo viaggio: Berlino e la Germania, il Belgio, l’Italia, Parigi…
Sergej però non è felice, non riesce a lavorare, spesso lascia la casa della Duncan per tornare dagli amici che lo accolgono festosi. Ma basta un biglietto di lei e lui accorre, non riesce a sottrarsi al fascino di Isadora. In giro già si parla di “genio rovinato dalla perfida donna”. Gli Esenin si imbarcano per gli Stati Uniti, ma in America Sergej non è più il poeta famoso, è soltanto il marito della grande danzatrice e cade in depressione, da cui emerge con violente scenate. È davvero in quel tempo il “teppista” dalle molte stravaganze.
Tornata in Europa, la coppia si stabilisce a Parigi. Isadora – Sergej consenziente – fa ricoverare il marito nella lussuosa clinica di Neully: Sergej migliora, ma… gli manca la sua Russia.
È del 1924 la silloge La Russia delle bettole che comincia così:

In ogni cosa viva c’è un’impronta
Segnata a fondo dalla prima età.

e conclude:

Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo…
Tutti siamo caduchi a questo mondo
Lento cola dagli aceri il rosso delle foglie.

Non si calma tuttavia col ritorno in Russia l’inquietudine del poeta, ha coscienza dell’abisso nel quale è caduto, ma vuol credere di averlo lasciato alle spalle… le sue poesie di questo periodo sono colme di elementi contrastanti.
Il ritorno a Mosca coincide con la separazione dalla Duncan. Convive per qualche tempo con la devota Galina Benislavskaja («una cameriera» ironizzava Isadora), in altri momenti torna nella casa di Marienhof e ricontatta le antiche conoscenze. L’Unione Sovietica è però del tutto cambiata, Sergej sente che è tempo di scelte, vorrebbe schierarsi con qualcosa di nuovo. Mentre a Berlino escono i Versi di uno scandalista, lui rompe del tutto con gli immaginisti e con Marienhof.
Incapace però di vivere senza un sostegno femminile si lega con l’attrice Avgusta Miklasevskaja [Miklashevskaya], ma le poesie di questo periodo sono componimenti manierati:

Si è sollevato un incendio azzurro
Le lontananze natie offuscando
Ho cantato l’amore, ho rinunciato
a far scandali per la prima volta.

Torna quindi con Galina. Intanto l’alcolismo progredisce e non mancano altri scandali (in treno offenderà un corriere diplomatico e ne seguirà un processo). Si diffonde il termine esenismo per modello trasgressivo – ma il poeta si sforzerà di sottrarsi a quel modello lasciandosi ricoverare in cliniche neurologiche.
Nel settembre dello stesso anno compie un viaggio in Persia (è un breve periodo sereno) e nascono le poesie Motivi persiani dal ritmo cantabile, disteso. Il viaggio decisivo di quel periodo rimane però quello a Konstantinovo, ma il villaggio è cambiato e non lo riconosce nemmeno.
Scrive molto, purtroppo però tra una crisi e l’altra di alcoolismo: nelle Stanze si sente che non è troppo sincero (Orsù Sergej, mettiamoci con la calma a studiare Marx / per indovinare la grande saggezza fra le righe noiose…) e non lo è nemmeno quando tenta la poesia d’amore (La canzone della grande campagna) e quando vuol essere il poeta della rivoluzione (Ballata del ventisei, Poema del 36, Canzone).
Oramai Esenin, il giovane dall’aspetto gradevole, dalla voce armoniosa, è un uomo dall’aria malata, con la voce debole e roca degli alcolizzati. Nel tentativo di uscire dalla solitudine sentimentale, sposa nel settembre 1925 Sofija Andreevna Tolstoja, nipote del grande scrittore: con lei si recherà nel Sud, mentre a Batu viene pubblicata la raccolta Il paese sovietico.
Dopo un periodo di continui spostamenti giustificati dalla sua irrequietezza, il 26 settembre è colto da uno dei suoi attacchi con febbre e delirio, viene ricoverato nella clinica psichiatrica di Mosca. Ne esce senza autorizzazione medica e parte per Leningrado, alloggerà all’hotel Angleterre.
All’alba del 27 dicembre scrive col sangue la poesia del commiato:

Arrivederci amico, arrivederci
O vecchio mio, tu mi sei nel cuore
Questa separazione destinata
Un incontro promette in futuro.
Arrivederci amico, senza parole e gesti,
né tristezza e aggrottar di sopracciglia
Non è nuovo morire, in questa vita
ma più nuovo non è di certo vivere.
S.E.

Consegna il foglio a Erlich, pregandolo di aprirlo solo “dopo”, e non rinuncia a sbalordire l’amico dicendogli che si è tagliato le vene per supplire alla mancanza di inchiostro in albergo. Gli amici prendono tutto come un’ennesima stravaganza di Sergej.
Ma durante la notte, il poeta si impicca con la cintura della valigia a un tubo del riscaldamento, che “dopo” continua a stringere con una mano, forse in un estremo tentativo di sottrarsi alla morte. Negli amici rimane il rimorso di non aver letto subito il biglietto e anche il dubbio che Esenin fidasse proprio in quella lettura per essere dissuaso dal gesto che aveva in animo di compiere.

Esenin – Teppista, Confessioni di un teppista
(in italiano e russo) (54kB)

 

Due anni dopo la stesura dell’articolo, furono pubblicate sui giornali le fotografie di Esenin morto. Da allora prese consistenza l’ipotesi che il poeta non si suicidò, ma fu assassinato; tuttavia non fu mai fatta chiarezza sulla vicenda. In quell’occasione, che fece ripensare alla sua vita, qualcuno mise in evidenza la bisessualità di Esenin, di cui il poeta si servì per ottenere vantaggi.

 

 

 

 

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