|
|
|||||
|
LETTERATURA E CRITICA > Ines Belsky Lagazzi, Appunti di viaggio: Kiev, 1984
Kiev adagiata tra verdi colline, sulle rive del Dnepr, terzo fiume d'Europa dopo il Volga ed il Danubio, è uno dei più puliti del mondo, è una città salubre e pittoresca. A primavera giardini e parchi si rivestono di verde, fioriscono gli ippocastani (la foglia di questa pianta è nello stemma cittadino). D'estate la città è tutta in fiore, le acque del fiume brillano al sole, il cielo è d'un azzurro incantevole. In autunno le foglie gialle, rosse. brune creano scenari fantastici, la natura gareggia in bellezza con le cupole d'oro delle sue chiese e dei suoi monasteri. Kiev è la capitale della Repubblica Ucraina, e coi suoi due milioni e mezzo di abitanti è la terza città dell'Unione Sovietica, dopo Mosca e Leningrado. Negli antichi annali si legge che fu fondata nel 482 da tre principi slavi Kij, Stcek, Khoriv e dalla sorella Lybed (ha infatti celebrato nel 1982 il suo 1500° anno di vita con grandi feste). Fu il maggiore dei fratelli, Kij, a dare il nome alla città. Favorita dal suo fiume, importante via di comunicazione tra la Scandinavia e Bisanzio, il Mar Baltico e il Mar Nero, Kiev divenne subito un grosso centro commerciale e si trasformò ben presto nel centro politico della Rus' di Kiev, antico stato russo. Quando poi negli anni 888-989 il principe V/adimir accettò il cristianesimo predicato dai SS. Cirillo e Metodio, la città si arricchì di monasteri, di splendide chiese, tanto da rivaleggiare per bellezza e ricchezza con Costantinopoli, considerata "la città suprema". Kiev continuò a prosperare anche durante il regno del successore di Vladimir, Jaroslav il Saggio: la città si arricchì di splendidi monumenti architettonici: fa chiesa Desiatinnaja, la cattedrale Sofijskij (di S.Sofia), il monastero Kievo-Pecerskij, la Porta d'Oro... L'artigianato si sviluppò rapidamente: fabbri, fonditori, intagliatori, ceramisti, gioiellieri crearono capolavori. La città divenne inoltre un importante centro culturale, vennero aperte scuole e biblioteche; letteratura, pittura, arte applicata ricevettero nuovi impulsi. I reali stranieri considerarono grande onore prendere in sposa le figlie di Jaroslav: Anna sposò il re Enrico di Francia, Anastasia il re d'Ungheria, Elisabetta il re di Norvegia. E i figli maschi di Jaroslav impalmarono l'uno la figlia dell'Imperatore dì Bisanzio, un altro la figlia del re di Polonia, il terzo la contessa Oda di Germania. Ma nel 1240 l'orda tartara si impadronì della città saccheggiandola e incendiandola. Il giogo mongolo-tartaro durò più di cenI'anni, poi una parte del territorio di Kiev cadde sotto il dominio dei feudatari lituani e polacchi. Fu un periodo durissimo. Soltanto nel 1648 il popolo ucraino riuscì a rivoltarsi contro i feudatari polacchi e ad entrare a far parte dello stato russo. Nella
seconda metà del XIX secolo cominciarono a sorgere le industrie;
stabilimenti metalmeccanici, concerie, birrerie, manifatture di tabacco;
la ferrovia collegò Kiev a Mosca, i vapori solcarono il Dnepr,
fu costruito l'acquedotto, una prima centrale elettrica, e nelle vie
urbane comparve il tram. Quando
scoppiò la prima rivoluzione russa, nel 1905, gli operai di Kiev
si batterono contro l'aristocrazia e continuarono la lotta durante la
prima guerra mondiale, fino alla vittoria del 1917. Alla fine di dicembre
dello stesso anno Kiev ricadde nelle mani della Rada Centrale. Nel gennaio
del '18 una insurrezione armata ebbe come centro l'officina "Arsenal":
i dirigenti della Rada fuggirono e in città venne istaurato il
potere sovietico. E
di nuovo la guerra. Kiev è bombardata dai tedeschi e poi invasa
nonostante la strenua resistenza dei kieviti e del movimento clandestino
partigiano. Centomila cittadini vengono deportati in Germania, altri
duecentomila, un terzo della popolazione, perdono la vita, massacrati
dalle bombe o fucilati. Alla sua nascita Kiev si divideva in due parti: una città alta sulle colline in cui si trovavano le abitazioni dei principi, e la città bassa dove risiedevano piccoli commercianti, pescatori, artigiani. La
nostra visita comincia proprio dalla collina Vladimirskaja dove sorge
il monumento al principe Vladimir e da dove si gode una splendida vista
sul Dnepr e sul ponte che unisce le due rive, alto tanto (26 metri)
da consentire il passaggio delle navi anche durante le piene. Ma in tema di musei, riserveremo una più lunga visita al Museo statale di Sofijskij formato da un insieme di monumenti architettonici e artistici, il principale dei quali è la cattedrale di Santa Sofia,fatta costruire nel 1037 da Jaroslav il Saggio. Non era solo la principale chiesa cristiana della vecchia Russia e la residenza del metropolita, ma anche il centro politico e culturale del paese. Qui venivano incoronati i principi e si ricevevano gli ambasciatori stranieri, qui sorsero le prime scuole e la bibiloteca, qui si cominciarono a scrivere gli annali e qui si seppellivano i principi (e primo fra questi fu Jaroslav). L'interno è letteralmente coperto di affreschi (tremila metri quadrati) e di mosaici (260 metri quadrati) originali del secolo XI. Domina l'abside la figura della Vergine Orante alta sei metri, per il solo volto della Vergine alto un metro, occorsero diecimila pezzetti di smalto.
Altro museo interessantissimo è il Kievo Pecerskij (ex monastero Kievo Pecerskaja - Lavra. Lavra significa grande, ricco, e pecery significa grotta). Si tratta infatti del più grande monastero tra quelli che sorsero dopo l'avvento del cristianesimo (988-989) come centri di propaganda della nuova fede. Venne fondato nel 1501 quando i primi monaci andarono a vivere nelle grotte sulla ripida riva del Dnepr, scavate nella roccia in tempi ancora anteriori. Il Kievo Pecerskij occupa un'area press'a poco uguale a quella del Cremlino di Mosca (28 ettari) ed è circondato da mura e torri e delle ottanta costruzioni che lo compongono, almeno la metà sono monumenti architettonici e storici del passato creati da maestri russi e ucraini: la chiesa della Trinità, la cattedrale dell'Assunzione, la chiesa di Tutti i Santi, sono ricche di preziose iconostasi e icone di delicatissima fattura. Svetta tra le chiese il campanile alto 96 metri, e brilla nel sole la sua cupola dorata. Nel complesso del monastero ebbe sede anche una delle più antiche tipografie ucraine (1615) la cui attività ebbe grande importanza per la diffusione della cultura. Impossibile anche soltanto citare i moltissimi musei kieviani tutti interessantissimi, ma non possiamo tralasciare un doveroso cenno al Museo Sevcenko dedicato all'opera del grande poeta, pittore, pensatore ucraino Taras Sevcenko (Shevchenko; 1814-1861), che dedicò tutta la sua vita alla causa degli oppressi.
Dopo
dieci anni di deportazione tornò a Pietroburgo e vi morì
a 47 anni: .
|
|||||