LETTERATURA E CRITICA > Ines Belsky Lagazzi, Michail Jurevic Lermontov, 1988

 

Poeta di grande talento, entrò nella letteratura russa come erede e continuatore di Puskin, e come Puskin morì in un romantico e assurdo duello: la morte unì i due poeti così come li aveva uniti la tematica poetica e la concezione dell’amore, la rivolta contro ogni forma di costrizione e la prepotente influenza di Byron.
Al centro di Mosca, non lontano dal rumoroso corso Kalinin [ora Novij Arbat, N.d.R.], in via Malaja Melcianovska, 2 sorge la casa che fu della nonna materna di Michail, dove il poeta trascorse un periodo importante della sua vita. La casa oggi è Museo Lermontov.
Michail Lermontov era nato il 5 ottobre 1814 da una famiglia di militari di origine scozzese; il padre capitano di modesti natali, la madre aristocratica; non fu un’infanzia felice la sua: morta la mamma quando aveva soltanto tre anni, Michail passò di continuo dalla casa paterna a quella della nonna. Di carattere malinconico, si rifugiò nella lettura; lesse moltissimo, disordinatamente, ma soltanto Puskin e Byron lo entusiasmarono. Furono questo grandi, infatti, i suoi maestri quando, prestissimo, cominciò a scrivere.
A 16 anni si iscrisse all’Università e si sistemò, appunto, presso la nonna materna. Ci restò due anni. Su nella mansarda dove aveva la camera compose un centinaio di poesie, lavorò al poema Il demone, in cui esaltò la libertà e il potere della scienza, scrisse Una strana persona, Uomini e passioni.
A 18 anni, ancora magnetizzato dalla poesia ribelle di Byron, disse di sé:

Non sono Byron, sono un eletto
Dal demone al par di lui posseduto
Ma alle folle ancor sconosciuto
E con un’anima russa in fondo al petto.

Era ancora sconosciuto al mondo, è vero, ma seppure in una cerchia limitata cominciava a farsi conoscere.
Nel 1832 fu espulso dall’Università per aver partecipato a una manifestazione di protesta. Aveva già avuto a quel tempo le prime esperienze sentimentali e sofferto le prime brucianti delusioni.
Trasferitosi a Pietroburgo, frequentò la Scuola degli Ufficiali della Guardia: un’esperienza che letterariamente gli giovò, perché incontrò una realtà diversa. La sua poesia passò infatti dall’imitazione all’immediatezza dell’esperienza, anche se il poeta restò un romantico.
Raggiunse il grado di “cornetta” del reggimento degli ussari della Guardia, ma, benché fosse considerato un cavaliere espertissimo, veniva sempre escluso dalle parate militari per la sua sgraziata persona, e di questo soffrì molto. La poesia, tuttavia, lo consolava.
Scrisse un’infinità di racconti: Il fatalista, Due fratelli, La principessina Mary, Ballo in maschera… Cominciò due romanzi: Vadim e La principessa Ligovskaja. Ne Il fatalista e in altri racconti, l’autore tende a dimostrare che l’uomo non riesce mai a disporre liberamente della sua vita, ma è sempre legato al potere della sorte.
Quando Puskin morì in duello nel 1837, Lermontov scrisse un’ode provocatoria: La morte del poeta dove, oltre a esaltare il venerato maestro, si scagliava violentemente contro la società aristocratica e borghese di Pietroburgo, accusandola di essere la vera responsabile della morte di Puskin. L’ode fu letta con irritazione o con entusiasmo, ma la lesse anche lo zar Nicola I, il che valse a Lermontov quattro giorni di prigione e il trasferimento nel Reggimento dei Dragoni di stanza nel Caucaso, dove si combatteva contro i ribelli.
Tra esaltanti e pericolose azioni di guerra, Michail trovò modo di scrivere poemi e racconti ricchi di stupende descrizioni del Caucaso, una regione che peraltro conosceva avendo soggiornato tra quei monti nell’infanzia per guarire una malattia.
Nel 1838 l’influente nonna materna riuscì a ottenere all’esuberante nipote il perdono e la riammissione nel Reggimento degli ussari della Guardia. Il poeta tornò quindi a Pietroburgo, ma combinò altri guai: tra l’altro offese il figlio di un ambasciatore francese, perciò fu definitivamente espulso dal Reggimento della Guardia e rispedito nel Caucaso a combattere contro i Peceni. Tra i monti del Caucaso trascorse due intensi anni.
È del 1839 il bellissimo racconto Mcyri (o Mtzyri; che in georgiano significa Novizio) tradotto in Italia da Tommaso Landolfi e da Ettore Lo Gatto. È la storia di un piccolo orfano circasso di sei anni. Raccolto gravemente ammalato da un ufficiale russo viene curato dai monaci di un convento. Il bimbo, dapprima scontroso e selvaggio, si addolcisce per l’amicizia dimostratagli dagli altri orfanelli, impara il russo, studia. Alla fine chiede di entrare nell’ordine monastico. Dopo qualche mese però è preso all’improvviso da un gran desiderio di libertà, dalla nostalgia della sua terra e della vita eroica della sua gente. Mentre infuria il temporale e i monaci sono raccolti in cappella, fugge. Si smarrisce in una cupa foresta ed è qui che i monaci lo ritroveranno ferito e svenuto. Vicino a morire, rivelerà di aver assaporato il gusto della libertà, di aver incontrato presso un torrente una fanciulla georgiana che gli ha fatto intuire la sconosciuta dolcezza di un potente sentimento d’amore, e di aver sostenuto una vittoriosa lotta con una fiera, rimanendone però mortalmente ferito. Non rimpiange comunque quel tentativo di fuga, anche se non è riuscito a raggiungere la patria lontana, perché ha trovato la patria spirituale, la vita dell’anima e può morire in pace con Dio e con gli uomini.
In quei due fecondi anni Lermontov portò a termine i cinque racconti di Un eroe del nostro tempo [I racconti si intitolano: Bela, Maksim Maksimyc, Taman’, La principessina Mary, Il fatalista; (N.d.R.)]. Protagonista è Peciorin, sotto il quale è adombrato, ma non troppo, l’autore stesso. Il quale descrive il suo personaggio così: “Natura complessa, singolare miscuglio di intelligenza crudele, di finezza, di volgarità, di brutale cinismo e di raffinata sensibilità. C’è in lui una zona buia e profonda che non riuscì ad esplorare, un regno oscuro, un inaccessibile inferno”.
Accanto alle Anime morte di Gogol’, ai Racconti di Bielkin di Puskin, Un eroe del nostro tempo è considerato una pietra fondamentale dell’edificio del romanzo russo del secolo XIX.
Tornato appena da una breve licenza a Pietroburgo, durante una sosta nella stazione termale di Pjategorsk, Lermontov provocò per gioco un ufficiale che era stato suo compagno di corso alla Scuola degli Ufficiali della Guardia, quando erano innamorati entrambi della stessa ragazza. Dallo scherzo alle offese, all’inevitabile duello, il passo fu breve.
In un bosco di betulle, sotto l’imperversare di un terribile temporale, Michail cadde fulminato da una pallottola della rivoltella del maggiore Nikolaj Martynov. Era il 15 luglio 1841 e il poeta non aveva ancora compiuto i 27 anni.

Lermontov – I due fratelli (425kB)
Lermontov – Menschen und Leidenschaften (Uomini e passioni) (838kB)

 

 

 

 

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