LETTERATURA E CRITICA > Le lingue slave (1)

 

Anticamente tra le popolazioni slave (2) si usava un unico idioma abbastanza omogeneo, che, non essendo testimoniato da scritti, è stato ricostruito con i procedimenti della linguistica diacronica (cioè quella che studia i fatti linguistici nella loro evoluzione storica) ed è chiamato protoslavo. In seguito, in concomitanza con l’alfabetizzazione, l’unità linguistica degli Slavi si perse, per cui hanno acquistato particolare valore i documenti della più antica lingua con tradizione letteraria: il paleoslavo, basato sul dialetto bulgaro-macedone del tempo, che si diffuse subito in tutta l’area slava-ortodossa.

Dal Frammento dei “Fogli di Kiev”: esempio bulgaro del glagolitico
dell’XI secolo

Questa è infatti la lingua dei vangeli, dei salmi e dei testi liturgici, la stessa dei fratelli Cirillo (vero nome Costantino) e Metodio – sudditi bizantini di Tessalonica (Salonicco), di estrazione slava o comunque conoscitori della lingua slava, che avevano svolto importanti missioni presso gli Arabi di Baghdad e i Chazari – quando nella seconda metà del IX secolo furono inviati dall’imperatore di Costantinopoli, Michele III, a convertire al cristianesimo le popolazioni slave della Grande Moravia (il cui regno, fondato da Mojmir, re degli Slavi nel 830-846, comprendeva i territori di Slovacchia, Boemia, Lusazia, Slesia e Piccola Polonia), allora regnate da Rostislav. Conversione che non fu facile se la tradizione racconta che Cirillo rispondesse a quanti propugnavano il dogma delle tre lingue (greco, latino, ebraico) nell’uso liturgico con queste parole: «Non cade forse la pioggia di Dio su tutti in egual misura? O forse il sole nella stessa maniera non risplende su tutti? Non respiriamo forse nell’aria egualmente tutti? E dunque non vi vergognate di fissare soltanto tre lingue pretendendo che tutti gli altri popoli e stirpi rimangano ciechi e sordi?».
Il Canone paleoslavo – di cui l’opera più conosciuta è il Vangelo di Ostromir (1056-1057), che prende il nome di un borgomastro di Novgorod – è il corpus che comprende tutte le opere letterarie autonome e tradotte dal greco fino al secolo XII, secolo arbitrariamente fissato. La letteratura del Canone è stata tramandata in due alfabeti: il glagolitico e il cirillico. Il glagolitico – o antico slavo ecclesiastico – è il più antico (testimoniato in scritti paleoslavi del X secolo), forse ideato da Cirillo durante la missione in Grande Moravia e composto di 40 caratteri (contro i 31 del cirillico moderno), derivati in massima parte dal greco corsivo medioevale. Il cirillico è l’alfabeto introdotto dai discepoli trasferitisi in Macedonia dopo la cacciata dalla Moravia, quando l’opera di Cirillo e Metodio, che aveva avuto l’appoggio del papa (per questo Cirillo fu sepolto a Roma nella chiesa di San Clemente dopo che le sue reliquie furono ritrovate a Cherson in Crimea), subì la violenta reazione del mondo tedesco e del clero latino e i loro seguaci dovettero riparare avventurosamente nella regione bulgara dove ebbero l’appoggio del re Boris. Qui crearono una chiesa autonoma e continuarono a sviluppare la liturgia ortodossa e la lingua con l’alfabeto cirillico che si diffuse nei territori russi, ucraini, serbi e, ovviamente, bulgari.
Per l’intervento della Chiesa cattolica (= universale), quindi, il cirillico sostituì via via il glagolitico (che si è mantenuto isolatamente in Croazia e in Dalmazia, dove ancora oggi è impiegato in alcune diocesi cattoliche). Derivato dai caratteri greci onciali (cioè l’antica scrittura maiuscola greca) del IX secolo, il cirillico ha subito l’aggiunta di alcuni segni supplementari per rendere i fonemi non posseduti dal greco. I due alfabeti differiscono moltissimo nella forma: solamente il grafema (forse di origine siriaca; corrispondente a ) è uguale in ambedue, ma la corrispondenza dei segni è fra loro pressoché completa, per cui si può parlare di due diverse grafie dello stesso alfabeto.
Linguisticamente, all’interno della Slavia, si opera sia una bipartizione che una tripartizione. La bipartizione consiste nel distinguere la zona d’influenza bizantina (la Slavia ortodossa), nella quale si usa l’alfabeto cirillico, da quella d’influenza latino-germanica (la Slavia cattolica), dove si usa l’alfabeto latino, pur con alcune modifiche. La tripartizione consiste nel dividere la Slavia in tre aree geografiche: orientale, occidentale e meridionale. Con Slavia settentrionale si indica il blocco unico formato da Slavia occidentale e Slavia orientale, che si contrappone alla Slavia meridionale, essendo le due zone separate da tre nazioni non slave: Austria, Ungheria e Romania. In questo senso le lingue slave si suddividono nel modo seguente:

Slavia orientale:
russo (Russia) - alfabeto cirillico
ucraino (Ucraina) - alfabeto cirillico
bielorusso (Bielorussia) - alfabeto cirillico

Slavia occidentale:
ceco (Boemia, Moravia, Slesia) - alfabeto latino
slovacco (Slovacchia) - alfabeto latino
polacco (Polonia) - alfabeto latino
sorabo o serbo lusaziano (Lusazia, regione tra i fiumi Elba e Oder) - alfabeto latino

Slavia meridionale:
sloveno (Slovenia) - alfabeto latino
serbo (Serbia) - alfabeto cirillico
croato (Croazia) - alfabeto latino
macedone (Macedonia) - alfabeto cirillico
bulgaro (Bulgaria) - alfabeto cirillico

Per chi volesse avere un ulteriore approfondimento delle lingue e delle letterature slave si allega l’introduzione al libro Lineamenti di fonologia slava, scritto nel 1979 da Aldo Cantarini, professore di Slavistica all’Università di Perugia fino al 2007, anno della sua scomparsa. Al testo sono stati inseriti in nota i dati biografici degli studiosi citati per facilitare eventuali ricerche.

Cantarini (157kB)

 

Note:
1. Testo a cura dell’associazione culturale Larici, 2001.
2. Varie sono le ipotesi sull’origine della parola “slavo”, poiché non si conosce con precisione l’epoca in cui apparve. Ne riassumiamo le principali:
- religiosa: da slav, “devoto a”, essendo frequente suffisso di nomi propri (per es. Jaroslav e Svjatoslav) in cui la prima parte evoca i nomi di divinità pagane (Jarovit e Svjatovit);
- geografica: da sklav, cloaca o acquitrino, perciò gli storici greco-romani chiamarono Sclaveni (da cui schiavi) coloro che abitavano le regioni paludose dell’Europa orientale e che si infiltravano nell’Impero bizantino;
- linguistica: da slovo, parola, per indicare le popolazioni che parlavano con lo stesso (o quasi) idioma, come gli Sloveni nella Russia nord-occidentale nord-ovest, gli Slovinzi in Pomerania (Polonia e Germania settentrionale) e gli Slovacchi.
Nata nel XIV secolo è l’ipotesi che fa derivare la parola slavo da slava, gloria, e che fu alimentata dai nazionalisti russi della fine del XVIII secolo.

 

 

 

 

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