LETTERATURA E CRITICA > Prosper Mérimée, Lokis. Il manoscritto del professor Wittembach, 1868

 

Lo scrittore, storico e archeologo francese Prosper Mérimée (1803-1870) è spesso ricordato per essere l’autore di Carmen, il famosissimo racconto che ispirò l’opera omonima di Georges Bizet nel 1875, ma ebbe una vita intensa e interessante. Era laureato in diritto, poliglotta e appassionato di letteratura e arti figurative. Fu quindi viaggiatore, traduttore in francese delle opere Puskin, Gogol’ e Turgenev (di cui fu amico fraterno), ispettore presso il ministero francese dei Beni culturali dal 1834 al 1860, membro dell’Académie française nel 1844, e collaboratore della bellissima moglie di Napoleone III, Eugenia de Montijo contessa di Teba, che Mérimée, amico della madre, conobbe fin da bambina. Proprio alla contessa Eugenia, si ispirò per delineare un personaggio del suo ultimo racconto, Lokis. Il manoscritto del professor Wittembach, scritto nel 1868 e pubblicato l’anno successivo sulla “Revue des Deux Mondes” del 15 settembre 1869. In Lokis Mérimée mostra il suo interesse per le vicende oscure e per la mitologia nordica, in particolare quella slava.
Ambientato in Samogizia (Lituania), nella prima metà dell’Ottocento, il racconto ha per protagonista il conte Szemioth, la cui madre, all’indomani del suo matrimonio, diventò pazza incontrando un orso durante una partita di caccia. Forse Mérimée si ispirò alla leggenda dell’uomo-orso attestata in molte tradizioni e nelle opere di Saxo Grammaticus (XII-XIII secolo) e di Matteo Bandello (XV-XVI secolo), si documentò sui testi contemporanei del lituano-polacco Adam Miçkiewicz e attinse spunti in Puskin (*), ma è certo che l’opera è tenuta sul filo dell’ambiguità, dell’incertezza e del contrasto tra tragedia e ironia, col sottile piacere di trasformare una superstizione in scienza e di porre spesso il lettore in difficoltà: «Non hanno capito nulla, è perfetto!», esclamò Mérimée al termine della lettura di
Lokis davanti alla corte imperiale. Un’indeterminatezza che caratterizzò anche la sua morte: Mérimée consegnò Lokis alla “Revue des Deux Mondes” e sparì. Quando pochi mesi dopo il racconto fu pubblicato, si credette che uscisse postumo, invece Mérimée morì a Cannes un anno dopo, il 23 settembre 1870.

 

Nota:
*. Si veda l’interessante saggio, in lingua francese, di X. Darcos, Mérimée slavophile, scaricabile cliccando qui.

 

 

 

 

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