LETTERATURA E CRITICA > Rainer Maria Rilke, Storie del buon Dio, 1900 (1)

 

Vicino a Berlino «abitai alcuni anni, che mi sembrarono anzi molti, a Schwargendorf, in una casetta di campagna che si chiamava Villa Waldfrieden (probabilmente da molto tempo non esiste più, inghiottita da tutte quelle case di pietra che le furono costruite poi intorno); e là scrissi le Storie del buon Dio. La mattina presto giravo a piedi nudi nel bosco, completamente deserto, di Dahlem – pensare ch’era ancora possibile farlo allora – per vedere i caprioli!» e ancora «Cosa devo alla Russia? È lei che ha fatto di me quello che sono divenuto… tutte le mie profonde radici sono là»: sono due citazioni da Rainer Maria Rilke (1875-1926) solo apparentemente slegate tra loro.
Il poeta austriaco, di origine boema, si recò in Russia nel 1899 e nel 1900 con l’amica e amante, Lou Andreas-Salomé (1861-1937; già amica di Nietzsche e in seguito collaboratrice di Freud) e restò affascinato da quel Paese che gli permise di superare un periodo di incertezza e ritrovare la vena creativa. A Mosca e San Pietroburgo, Rilke e Salomé visitarono i musei e incontrarono artisti e scrittori (tra cui Lev Tolstoj) e, nel secondo viaggio, percorsero le province. L’immensità della terra russa dette a Rilke l’impressione di percorrere un paese ancora incontaminato, semplice, dove molto forti erano la fede e la fratellanza degli uomini, qualità che pervasero il poeta e lo fecero avvicinare a Dio. Dopo quei viaggi, infatti, Rilke pubblicò le tre parti del
Libro d’ore (Il libro della vita monastica, Il libro del pellegrinaggio, Il libro della povertà e della morte; 1899-1903), che secondo l’autore è espressione del suo diretto rapporto con Dio senza il tramite della Chiesa, Il libro delle immagini (1902) e le Storie del Buon Dio (1900). Quest’ultimo libro (Geschichten vom lieben Gott) raccoglie tredici racconti incentrati sulla figura di Dio. Storie «narrate ai grandi perché le ripetano ai bambini» come scrisse Rilke a mo’ di artificio letterario per nascondere sotto la parvenza di fiabe, in cui Dio risulta presente in ogni minima cosa, le sue profonde riflessioni sul rapporto tra l’uomo e Dio e mostrare che per incontrare Dio bisogna adottare il comportamento dei bambini e avere la loro innocenza. Sono storie ispirate, in parte, dai racconti popolari russi: melodie – scrisse ancora Rilke – che nessuno, né cosacco né contadino ha potuto ascoltare senza piangere, ma sono anche storie permeate di un fine umorismo. Esse non raccontano, però, un Dio mistico e inaccessibile, ma è il Dio che si intenerisce al pianto di una bimba e si arrabbia con l’angelo che gli attribuisce poteri che non ha.
Magda von Hattingberg (1883-1959) iniziò così il suo libro autobiografico
Rilke e Benvenuta: «A sera, per le vie, nelle vetrine dei negozi ornati a festa, sui tradizionali abeti, carichi di gingilli, splendevano candeline colorate, biscotti di pan pepato e stelle d’argento. Girando per la, città mi fermavo a guardare le meraviglie esposte: giocattoli e bambole, magnifica argenteria, borse di pelle, sciarpe di seta e preziose incisioni. Io, per conto mio volevo comprare un libro. Non uno già fissato, ma piuttosto uno che mi sapesse dire e dare qualcosa di ben diverso da quel che avevo sinora provato o letto. In qualche parte di questo mondo doveva pur esserci una voce consolatrice, capace di liberarmi dalla tristezza e dalle pene di un periodo di intime delusioni, che avevo allora appena superato; una voce che sapesse dare a una giovinezza rovinata un senso nuovo, una nuova visione della vita. Mi recai in una piccola ma bella libreria, di cui conoscevo il proprietario, dicendogli: “Mi dia un libro diverso da tutti gli altri, un libro meraviglioso.” Il vecchietto fece un cenno col capo, come per dire di aver capito, senza rispondere, e si avvicinò a uno dei grandi scaffali scuri e lucidi, ne estrasse un volumetto sottile dalla copertina verde e nera, me lo mise dinanzi e disse: “Eccolo.” Aprii la prima pagina e lessi: Rainer Maria Rilke, Storie del buon Dio. “Chi è questo Rainer Maria Rilke?” chiesi. Il mio vecchio amico prese il libro, lo incartò, me lo porse, dicendo con una certa solennità: “È un poeta, un vero poeta unico al mondo; tutto il resto è scritto dentro.” Così mi portai a casa le Storie del buon Dio, passando per le vie della città in festa, rischiarate dalla neve, e il mio passo mi sembrava divenuto più lieto, e mi pareva di portare in mano, quasi consolata dal presentimento di un prossimo miracolo, come la luce di una stella. Lessi, anzi pregai tutta la notte nel libro di Rainer Maria Rilke, di cui poche ore prima non conoscevo neppure il nome. C’era la storia di Michelangelo e quella di Timofei; di Ewald il paralitico e dell’uomo che ricevette una lettera; lessi la storia dei bambini, e della morte che non riusciva a far morire l’amore e che doveva sbocciare come fiore oscuro nel giardino degli amanti. Mi sembrava che tutte le mie sofferenze, da poco superate, fossero molto lontane da me, come un passato ormai svanito. Una sola volta, prima, in un’ora di perplessità, d’intima pena – era allora quasi bambina, – avevo trovato conforto in un libro. Erano state queste parole dell’Aurora: “L’ho trovata, fratelli miei, l’ho trovata la sorgente a cui non si disseta con noi la plebe.” La severità di Nietzsche, che abbaglia come una luce troppo chiara, mi era però in quel tempo ancora inaccessibile, alta e lontana. Ma qui, nelle Storie del buon Dio parlava un uomo che, a mio parere, sapeva tutto, anzi: sentiva, e per la prima volta sapeva esprimere l’indicibile ch’è nelle cose, dietro le cose e al di sopra di loro e si sentiva fratello di tutti i dolori e di tutte le gioie, della tenebra smisurata e della luce più alta. E mi pareva che tutto il conforto possibile, tutta la felicità e comprensione inondassero il mio cuore aperto. Dopo questa grandiosa rivelazione, non si doveva iniziare una nuova vita, secondo le immortali parole di Leonardo: “Non torna indietro chi dipende da una stella”?»
Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1900 e nell’edizione del 1904 Rilke aggiunse questa dedica:

«Posi una volta, cara amica, questo libro nelle vostre mani: e voi l’amaste come mai nessuno prima. Da allora ho creduto che esso vi appartenga: lasciate perciò che scriva non solo sulla vostra copia, ma su tutti gli esemplari di questa nuova edizione, lasciate che scriva: le Storie del buon Dio appartengono a Ellen Key
Rainer Maria Rilke
Roma, aprile 1904»

Ellen Key (1849-1926) era una pedagogista e scrittrice svedese di fama internazionale che trattò tutti i temi riguardanti l’ambito familiare e il ruolo della donna nel matrimonio, nella cultura, nella religione e nella politica. Particolare attenzione la rivolse al mondo infantile, tanto che le sue idee sull’educazione, l’istruzione, gli spazi dedicati ai bambini sono stati presi a modello in Svezia e in altri Paesi e tuttora insuperati.

 

 

 

Nota:
1. La prima pubblicazione dell’opera di Rainer Maria Rilke risale al Natale del 1900 con il titolo Vom lieben Gott und Anderes. An Grosse für Kinder erzählt. Nella primavera del 1904 verrà pubblicata l’edizione definitiva, con piccole modifiche, con il titolo Geschichten vom lieben Gott.
Traduzione e note: © associazione culturale Larici, 2010.
Per un approfondimento su Rilke e Le storie del buon Dio, cfr. V. Olivieri, Il Dio Fuggito: le “Storie del Buon Dio” di Rainer Maria Rilke, tesi di laurea 2004-2005 scaricabile cliccando qui.

 

 

 

 

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