LETTERATURA E CRITICA > Emilio Salgari, Il “ciclo” delle avventure in Russia, 1900-1907

 

Emilio Carlo Giuseppe Maria Salgàri (1862-1911) nacque a Verona, studiò al Regio Istituto Tecnico e Nautico “P. Sarpi” di Venezia, senza conseguire il titolo di capitano di marina, e abitò, dopo il matrimonio, a Torino e a Genova-Sampierdarena: nessun viaggio all’estero, né avventure vissute in prima persona. Furono soltanto la fantasia, la curiosità verso i Paesi esotici e la lettura di libri a farlo diventare uno dei più popolari scrittori italiani di storie fantastiche, con un’ottantina di opere e un centinaio di racconti, distinti in vari cicli avventurosi, e con l’invenzione di personaggi di grande successo, come Sandokan e il Corsaro Nero, inseriti in un accurato contesto storico-geografico. Tuttavia, al successo corrispose una vita grama, perché fu sempre indebitato a causa della sua ingenuità e dell’ingordigia degli editori (1) e per la cura della moglie – l’attrice di teatro Ida Peruzzi, che presto iniziò a dare segni di follia, finché nel 1911 fu ricoverata in manicomio – e il mantenimento dei loro quattro figli: Omar, Nadir, Romero e Fatima.
Eppure Salgari era considerato “il Verne italiano”, l’unico che potesse competere con la narrativa di Jules Verne e lo stesso Salgari ne era cosciente, come scrisse nel 1899: «Spero presto di aver i miei lavori pubblicati in tutte le lingue d’Europa e fare una guerra in regola all’ormai troppo vecchio Verne», raccontando al destinatario della lettera, l’abate Pietro Caliari, suo insegnante a Venezia, i propri successi editoriali in Francia, Germania, Spagna, Russia e Argentina. E lo ribadì in una lettera del 1900, dove si presentò come «colui che chiamano il Verne italiano».
Tuttavia, la sua fama non gli era di sollievo: «La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune della notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere», scrisse nel 1909 all’amico disegnatore e scenografo “Gamba” (pseudonimo di Giuseppe Garuti, che gli illustrò quindici romanzi). La polemica era naturalmente rivolta agli editori, non già a Verne – di cui lo scrittore italiano aveva letto tutti i libri, parafrasandone anche qualche titolo – e neppure al pubblico, che accolse sempre con entusiasmo i suoi libri: del primo romanzo,
I misteri della Jungla nera (1895) fu venduto un milione di copie, ma all’Autore fu corrisposto un forfait di appena 250 lire.
Salgari formò generazioni di ragazzi, tra cui spicca l’argentino Jorge Luis Borges (1899-1986), poeta e scrittore di racconti fantastici, che ricordava: «A cinque anni iniziavo ad entrare in quell’inesauribile scenografia esotica che Salgari ha potuto edificare nei suoi molti romanzi. Lo preferivo quasi al più noto e sofisticato Jules Verne. [...] Non credo che fosse mai uscito dall’Italia, dalla sua chiusa provincia ligure e piemontese. Eppure, l’esotico, l’altrove, l’imprevisto, nelle sue pagine si fa sontuoso, ridondante, ammaliatore. Forse era solo un frequentatore abituale delle biblioteche popolari per poter consultare erbari, manuali di zoologia, antologie illustrate sulle razze umane, per poter descrivere dal vivo, nei suoi romanzi di avventure, lui così pavido, quelle sette di guerrieri, quei gruppi etnici, quegli adepti di strane religioni, che nelle sue pagine sembrano eternamente fissi alla loro natura senza tempo».
Come in Verne, le ambientazioni spaziano nei cinque continenti, lo sviluppo del progresso tecnico e scientifico alimenta la fantasia, i fatti reali forniscono spunti e le storie mostrano i buoni valori dell’epoca in cui furono scritte, ma la narrativa di Salgari risulta più attenta all’attualità e, in particolare, alle sue “negatività”, come l’imperialismo con le guerre di frontiera e le rivendicazioni dei popoli indigeni o, ne
Gli orrori della Siberia, la “scoperta” dei deportati e delle loro allucinanti condizioni di vita. Inoltre, rispetto a Verne, la prosa salgariana ha un taglio più veloce e semplificato, è meno attenta ai particolari, non si dilunga in descrizioni geografiche, mostra una inventiva più prudente riguardo al futuro, è più ricca di personaggi e di avvenimenti concatenati. E i lettori appassionati non mancano di sottolineare, specialmente nel romanzo Le meraviglie del duemila (anteriore al 1907 e firmato con lo pseudonimo di Guido Altieri), l’esattezza delle sue previsioni sociali e, soprattutto, geo-politiche: la riconquista dei territori storicamente italiani e l’indipendenza della Polonia e dell’Ungheria (ottenute dopo la Grande Guerra), la disgregazione dell’impero britannico e del Commonwealth con la conseguente indipendenza di Sud Africa, Canada, Australia e India (avuta rispettivamente nel 1910, 1931, 1938 e 1947), la caduta di ogni utopia («Era una bella utopia che in pratica non poteva dare alcun risultato, risolvendosi infine in una specie di schiavitù»: frase spesso associata a quanto successo, o succede, nei Paesi comunisti) e altro ancora.

Non esiste nell’opera di Salgari un ciclo propriamente definibile come “russo”, ma vi sono opere che, volendo, lo possono costituire. Nel 1900, infatti, scrisse Gli orrori della Siberia, nel 1904 I figli dell’aria, nel 1907 Il re dell’aria e Le aquile della steppa. A questi si possono aggiungere i tre racconti che sono racchiusi entro il titolo Un’avventura in Siberia, scritti tra il 1895-1902, e alcuni articoli di cronaca.
Gli orrori della Siberia – che i più considerano un romanzo “singolo” – non contiene invenzioni mirabolanti, è un classico romanzo di avventure, nemmeno annoverabile tra le opere migliori di Salgari, nel quale tuttavia, fra i topos tipici di questa letteratura (il viaggio, la natura contraria, le lotte con le fiere e i traditori...), si individua la percezione dell’impero zarista – potente e crudele, ma ingenuo e corruttibile – che si aveva in Italia all’aprirsi del XX secolo. E, a differenza del Michele Strogoff di Verne, si avverte un sottofondo pessimistico, che, infatti, non fa chiudere la storia: i protagonisti sono liberi, ma non nella patria natia. D’altronde la vita di Salgari era avara di gratificazioni: il sogno di viaggiare inappagato, il suicidio del padre (1889), l’assillo dei debiti, la salute malferma, i primi segni di follia della moglie, l’avvenire incerto dei figli... Dopo un tentativo fallito, Salgari si suicidò il 25 aprile 1911, facendo harakiri. Anche due suoi figli moriranno suicidi, Romero nel 1931 e Omar nel 1963.
I figli dell’aria (2) e Il re dell’aria sono considerati da alcuni i due romanzi che compongono il “ciclo minore dell’aria”, poiché in entrambi compare lo Sparviero, un mostro alato, mentre per altri critici costituiscono la prosecuzione de Gli orrori della Siberia perché in entrambi, tra i protagonisti, vi sono due russi nei quali si possono riconoscere i fuggiaschi de Gli orrori in Siberia.
Le Aquile della steppa, pubblicato per la prima volta in 33 puntate sul settimanale “Per Terra e per Mare”, diretto da Salgari stesso, nel 1905-1906, è ambientato in Asia Centrale, «fra l’Aral e il Caspio». Racconta la rivalità e le vicissitudini dei due innamorati della bellissima Talmà, utilizzando nella prima parte del libro l’innovativa tecnica del flashback e descrivendo la vita dei popoli, stanziali e nomadi, della steppa, resa particolarmente difficile dalla natura ostile, dalle fiere e dai predoni.
Con il titolo di
Un’avventura in Siberia si intende la raccolta edita nel 1996 da Voland di Roma (3), contenente sei racconti – Le cacce nei mari polari, I cacciatori di lupi, Un’avventura in Siberia, Fra i ghiacci del polo artico, Le valanghe degli Urali, Sulla frontiera albanese, Le slitte russe – e una ventina di articoli giornalistici di politica estera che Salgari scrisse, col proprio nome o con lo pseudonimo di “Ammiragliador”, anni prima de Gli orrori della Siberia.

Gli orrori della Siberia (1,7MB)
Le Aquile della steppa (71,4MB)

 

Note:
1. Per i rapporti di Salgari con gli editori (che gli imponevano tre romanzi all’anno per un compenso fisso irrisorio), cfr. la relazione a un convegno scaricabile qui.
2. Scaricabile gratuitamente in http://www.liberliber.it.
3. Alla lodevole iniziativa di riunire racconti e articoli poco conosciuti riguardanti la Russia, spiace riscontrare ne Un’avventura in Siberia una discutibile scientificità, sia per la mancanza di un indice specifico delle fonti degli scritti salgariani (fonti che risultano disperse nei testi di accompagnamento), sia perché si sono «eseguite alcune modifiche a livello di interpunzione e omogeneizzazione, corretto alcuni refusi, “accomodato” pochissime frasi scomposte e scelto di unificare i nomi geografici e propri in base a un criterio di frequenza». Modifiche legittime e ampiamente utilizzate nelle ristampe dei libri di Salgari, che soffrono della fretta dell’Autore e dell’editore, ma che in questa prima riproposizione sarebbero state interessanti da conoscere.

 

 

 

 

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