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LETTERATURA E CRITICA > La fiaba dello Zar Saltan (1)
Tanti
tanti anni fa, durante un freddo inverno, la neve era caduta abbondante
su un lontano villaggio sperduto nella steppa russa. Dentro le isbe
quasi sepolte sotto la coltre bianca, la gente ingannava il tempo chiacchierando;
le donne filavano e tessevano accanto alla stufa. - Se un giorno sposassi lo zar, che felicità! - sospirò la maggiore che aveva l’hobby della cucina - Darei grandi feste, cucinerei piatti squisiti per tutti i sudditi dell’impero. - Io, se diventassi zarina, tesserei stoffe finissime con fili d’oro e d’argento - disse la seconda sorella. La minore delle tre, Militrissa, sorrise dolcemente, fissò lo sguardo lontano, oltre la finestrella carica di neve. Era molto bella, bionda, fine, aveva occhi color del cielo sereno: - Se diventassi zarina, vorrei dare al mio sovrano un figlio: forte, bello, valoroso. Le tre sorelle risero: -
Ma guarda un po’ che cosa va a pensare questa sciocchina! In
quel preciso momento la porta dell’isba si aprì cautamente e nel vano
apparve, alto, solenne, ammantato di candido ermellino, lo zar Saltan
in persona. - Passavo di qua per caso - sorrise lo zar - e ho udito i vostri discorsi. Ho pensato che mi andate bene tutte e tre. Sposerò Militrisssa e avrò un erede; una di voi sarà cuoca di corte e l’altra tessitrice, preparerete pranzi succulenti e tesserete stoffe preziose. Andiamo, Militrissa, la mia slitta aspetta qua fuori, si va alla reggia.
Porse
il braccio alla fanciulla, che, stordita e felice, non riusciva a
spiccicare parola. - Calma, calma - intervenne la vecchia Barbaricha. - C’è rimedio a tutto. State buone, lasciatemi pensare... Stette un po’ soprappensiero e poi annunciò: - Ecco il mio piano. Come sapete, gli zar sono sempre occupati a fare le guerre per difendere il regno dei nemici e conquistare nuove terre. È quindi cosa certa che quando Militrissa darà alla luce il suo principino, lo zar Saltan starà combattendo in terre lontane. Militrissa dovrà quindi mandare al consorte un messaggio per comunicargli il lieto evento. E allora sapete che faremo? Inviteremo l’uomo in caricato di portare il messaggio, lo stordiremo di chiacchiere, lo ubriacheremo di vodka, gli porteremo via la lettera di Militrissa e la sostituiremo con un’altra dove avremo scritto: “Sire! La zarina, in vostra assenza, ha dato alla luce una creatura, ma ahimè! è un piccolo mostriciattolo che somiglia a un topo, a una rana, a un porcellino. Davvero non si capisce bene che cosa sia.” Vi immaginate la faccia dello zar, e che cosa dirà? Andrà su tutte le furie. Che bello scherzo, eh? Le tre stupide donne scoppiarono in una gran risata: - Ah... ah... *** Il tempo passò. Come Barbaricha aveva previsto, il principino Guidon nacque mentre lo zar Saltan si trovava a combattere in un lontano paese asiatico.
Era
un bellissimo bambino: cresceva in fretta, non stava già più nella culla,
saltava e sgambettava e faceva disperare le bambinaie che avevano un
bel da fare a corrergli dietro. (Il perché di tutto bel lo sapevano le cattive sorelle e la perfida Barbaricha che aveva sostituito la lettera della zarina, dopo aver fatto ubriacare il messaggero... Ma anche loro erano ansiose: come mai il messaggero tardava tanto a tornare con la risposta?) *** Finalmente il messaggero arrivò, stanco, stordito, avvilito. Spiegò con frasi mozze che, quando aveva consegnato al sovrano la lettera della zarina, egli aveva dato in escandescenze, aveva gridato, minacciato di morte mezzo mondo, voleva far impiccare anche lui, povero messaggero senza colpa alcuna. Alla fine lo aveva risparmiato soltanto perché rifacesse il viaggio e tornasse a corte a portare il suo ordine. Un terribile, crudele ordine. Questo: La zarina e il suo piccolo mostro vengano rinchiusi in una capace botte. La botte venga sigillata, poi buttata in mare. La povera Militrissa, allibita, dopo aver letto il messaggio, scoppiò in un pianto dirotto: -
Saltan, mio sposo adorato - singhiozzava - perché tanta crudeltà? Perché
rifiuti di vedere tuo figlio? Perché ci condanni entrambi a sicura morte?
Che male abbiamo commesso? I
principi, i cavalieri, le bambinaie, tutto il popolo piangeva: amavano
tutti la loro bella, dolce sovrana, erano tutti orgogliosi di Guidon,
il bellissimo erede al trono. - Ci dispiace tanto, povera Militrissa. Hai sposato un uomo crudele, e adesso che cosa cuoi fare? Gli ordini sono ordini... Povera cara, starai stretta in una botte, e al buio, per di più... Che destino amaro, il tuo.... *** I servitori portarono la botte. Militrissa, abbracciando il bambino, si accinse a entrarvi, ma prima volle rivolgere all’onda marina una preghiera: - Onda chiara e capricciosa, onda che rotoli libera, onda che batti le spiagge, onda che sostieni i vascelli, ti prego, siano clementi con noi i tuoi flutti, portaci a una qualsiasi riva, salvaci, onda gentile e bella!... Barbaricha malignamente sorrise: - Già, come se l’onda potesse ascoltarti, ingenua Militrissa... La zarina entrò per prima nella botte, vi si accucciò, raccolse Guidon tra le braccia, mentre i sudditi, piangendo, la salutavano così: - Nostra amata zarina, così buona, così generosa, perché abbandoni il tuo popolo che ti ama tanto? Che cosa sarà di noi? Chi ci difenderà? Non ci basteranno gli occhi per piangere tutte le nostre lacrime! (In disparte, le due sorelle e Barbaricha borbottavano: - Cosa fatta, capo ha. Non avremo più fastidi, saremo libere...)
Nota:
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