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| STORIA-MITOLOGIA > Vincenzo Cartari, Le imagini con la spositione dei Dei degli antichi, 1556 (1)
Poche sono state quelle genti, o forse anchora che niuna fu mai, infino dal principio del mondo, le quali non habbiano havuta qualche religione, perché pare che l’animo humano seco la porti quando si viene a nascondere nel corpo mortale. Onde egli è differente poi dalle bestie, le quali non hanno alcuna cognitione della providenza Divina, e perciò né l’ammirano né la riveriscono. Adunque gli huomini solamente alzando gli occhi al Cielo e considerando l’universo pensarono che qualchuno vi fosse eterno et infinito che ne havesse cura, e con infinita providenza disponesse tutte le cose e le governasse, e fu questi chiamato Dio, quasi datore di tutti i beni, eterno, infinito, et invisibile. Ma non però si attenne ognuno sempre a questa verità, imperoché la dapochezza humana cominciò a dilettarsi di sé medesima, in modo che più oltre non guardando che vedesse con gli occhi del corpo a molti porse occasione di fare credere al volgo che fosse Dio nelle Statoe e nei simulacri di legno, di terra, di pietra e di altre materie, et alle volte anchora nelle imagini dipinte. Da che si potrebbe dire che fosse nata la moltitudine dei Dei degli antichi, perché non solamente le nationi, ma ciascheduna Città anchora se ne faceva a modo suo, secondo che dalla potenza Divina cercava di ottenere alcuna cosa, o che la già ottenuta voleva mostrare. E venne questo inganno poi crescendo, in modo che quelli etiandio come Dei furono adorati, li quali erano creduti di havere apportato utile alla vita humana o col ritrovamento di nuove arti, o col giovare in qualche altro modo al mondo. Et a questi cotali furono poste le Statoe, dimostratrici delle cose da loro trovate e fatte mentre che erano tra mortali. Ma non per questo fu che appresso di molti non restasse pur ancho certa buona opinione di Dio come che fosse un solo et invisibile, e perciò non havesse figura alcuna, la quale chi cerca, come dice Plinio, troppo consente alla dapochezza sua. Onde i Giudei, quali tra gli antichi seguitarono la vera religione, adorarono un solo Dio, e quello risguardavano non nelle Statoe o nelle imagini con gli occhi del corpo, ma nella divinità sua col lume della mente, quanto però l’humana natura lo comporta. E come riferisce Cornelio Tacito, riputarono empii tutti quelli li quali fingevano la imagine di Dio e la formavano in diverse materie alla somiglianza de’ corpi humani, e perciò nelle loro Città e meno nei tempii non havevano Statoe o simulacro alcuno. Il che fecero degli altri anchora, benché come essi non conoscessero poi un Dio solo, ma credessero esserne molti. Onde si legge di Licurgo ch’ei non voleva che per gli Dei fossero fatte imagini né Statoe, come che né agli huomini né ad alcuno animale si potessero assomigliare. Scrive Lattantio che furono già da principio adorati gli elementi da quelli di Egitto, senza farne alcuna imagine. Et i Romani parimente adorarono già da prima più di centosettanta anni i loro Dei senza haverne simulacro alcuno. Come i Persi, gli Scithi, e quelli della Libia fecero pur anco, che non hebbero Statoe né altari né tempii, ma consecravano le selve et i boschi, e quivi adoravano. Et il medesimo anchora facevano quelli di Massilia nella Gallia Narbonense, che adoravano i loro Dei nei consecrati boschi senza haverne simulacro alcuno, se non che pure talhora facevano riverenza agli alti tronchi, non altrimente che se in quelli havessero creduto esser i Dei. Onde Lucano scrivendo di costoro così dice: Adorano
i tagliati tronchi, quali
. Note: 2. Marco Anneo Lucano, Bellum Civile (o Pharsalia) III, 412-413. (N.d.C.)
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