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STORIA-MITOLOGIA
> Aleksandr Gel’evic Dugin, Nascita
e sviluppo delle credenze mitologiche, 2006
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Il Grande Dio degli Slavi era Svarog, nome che deriva dalla parola
svarga che significava “cielo” nella mitologia indiana, ossia
la zona del paradiso celeste dove regnava Indra, dio principale dell’induismo.
Il legame di queste parole prova l’antichità e le radici comuni
dei sistemi mitologici dei popoli indoeuropei.
Svarog, dio del cielo e del fuoco celeste, maniscalco divino, maestro
di tutti mestieri, era il personaggio più potente della sua
epoca. Secondo una leggenda, insegnò alle genti primitive a
coltivare la terra e a forgiare il ferro, facendo cadere dal cielo
il modello in oro del suo aratro. L’estensione del culto di Svarog
mostra che le ultime vestigia del matriarcato erano scomparse ed era
già cominciata l’era del patriarcato.
Il culto del Grande Dio eclissava la gloria degli altri dèi
e dei numerosissimi geni, la quale, tuttavia, a poco a poco crebbe
di importanza, soprattutto quando, verso la metà del II millennio
a.C., gli antenati degli Slavi diventarono stanziali. L’agricoltura
iniziò a prevalere sull’allevamento del bestiame e i protettori
celesti dell’agricoltura occuparono la prima fila di tutti i personaggi
mitologici. Il primo e il più importante fu Daz’bog,
dio del sole e della luce diurna, considerato come la fonte di tutti
i beni della natura e, allo stesso tempo, ritenuto un dio crudele
perché poteva causare la siccità e la carestia.
Molti altri dèi percorsero la “carriera mitologica” con lui.
Soprattutto Svarozyc’, dio del fuoco sacro. La coscienza
popolare credeva che Daz’bog e Svarozyc’
fossero figli di Svarog. E la loro fama seguì quella di quest’ultimo.
Nel V secolo a.C. gli Slavi orientali entrarono in un periodo di prosperità,
poiché fornivano grano ai Greci che popolavano la Crimea. La
società slava si trovò così alla vigilia della
creazione di un proprio Stato. L’invasione scito-sarmata mise fine
al secolo di Saturno, ma la coscienza mitologica delle tribù
slave generò immagini, soggetti e personaggi che restarono
nella memoria e cominciarono l’attività divina.
Stribog, Veles, Chors, Semargl, Trojan, Mokos’, Ghiva
presero posto sull’Olimpo slavo. Senza dubbio, il più conosciuto
e famoso fu Perun, che arrivò con la creazione dello Stato.
Come lo Zeus greco, era all’inizio un dio di terzo grado, responsabile
delle piogge e delle tempeste, ma, possedendo il fulmine e il tuono,
diventò il dio della guerra, protettore dei guerrieri, ossia
del principe e della sua druzina. Poiché i
principi e i loro bojari si misero alla testa dello Stato russo, il
loro protettore esclusivo diventò il signore di tutti gli altri
dèi e personaggi mitologici.
Secondo i pareri degli studiosi, l’epoca di Perun non durò
a lungo: dominò nel corso dell’VIII e del IX secolo, ma penetrò
nella memoria del popolo attraverso le cronache e le tradizioni popolari.
Nel 980, Vladimir Sviatoslavic, principe di tutti
i Russi, insoddisfatto dei diversi culti che dividevano il territorio
da lui riunito, decise di riformare la religione pagana. Non lontano
dal suo palazzo creò un Pantheon che doveva servire d’esempio
alle altre regioni del paese. Quest’ultimo conteneva gli idoli di
Perun, dalla testa d’argento e dai baffi d’oro, Stribog, Daz’bog,
Chors, Semargl e Mokos’, il solo personaggio femminile.
Ma questa riforma non lo soddisfece perché il pantheon degli
idoli pagani non poteva svolgere il ruolo di religione di Stato. Fu
così che il principe Vladimir decise di adottare il cristianesimo
nel 988.
Da quel momento la religione cristiana iniziò a diffondersi
in tutto il Paese, ma le credenze, le tradizioni e i pregiudizi pagani
si conservarono nella coscienza popolare fino al XIX secolo e per
certi versi si conservano ancora oggi.
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