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STORIA-MITOLOGIA
> Aleksandr Gel’evic Dugin, Nascita e sviluppo delle
credenze mitologiche, 2006 (*)
Dugin
(1962-), filosofo, politico e docente di Geopolitica all’Università
di Astana, capitale del Kazakhstan, è l’ideatore di vari movimenti
nazionalisti, tra cui, ultimo in ordine di tempo, il Movimento Internazionale
Eurasiatista (MED). L’eurasiatismo è una corrente sviluppatasi
in seno all’emigrazione “bianca” dei Russi dopo la Rivoluzione d’Ottobre,
secondo cui la Russia non è né un Paese europeo né
uno asiatico, ma, essendo nato dall’incontro della cultura indoeuropea
slava con quella asiatica mongola, è per l’appunto un paese
“eurasiatico”. Seguace del pensiero dei tradizionalisti René
Guenon, Julius Evola e degli ideologi tedeschi nazisti esoterici,
come Karl Haushofer, oppositore della politica occidentalista di Michail
Gorbacëv e Boris El’cin, sostenitore dei comunisti patriottici
(Stalin e Putin, di cui è stato consulente), Dugin propugna
un “nazionalbolscevismo” che nega il liberalismo, considerato il luogo
dell’individualismo e del caos. La sua teoria di dottrina euroasiatica
geopolitica è basata su un concetto indoariano e unisce la
tradizione esoterica dell'ortodossia orientale con il neopaganesimo.
L’antica mitologia e la religione sono temi che lo appassionano: oggi
parte di una corrente minoritaria entro la Chiesa cristiana ortodossa,
che segue i riti arcaici ma non è eretica, in quanto riconosciuta
dal Patriarcato di Mosca.
Le
radici della mitologia slava si situano nell’epoca in cui le tribù
di origine indoeuropea non si erano ancora separate le une dalle altre,
perciò la mitologia slava rappresenta un ramo della mitologia
elaborata dai popoli indoeuropei da alcuni millenni.
Lo sviluppo della mitologia slava inizia nel secondo millennio a.C.,
quando le tribù slave cominciarono a separarsi dal gruppo linguistico
indoeuropeo, e in quel periodo, subì dei grandi cambiamenti,
ma alcune vestigia dell’epoca più antica si conservarono fino
al tempo delle ricerche etnografiche.
In generale, lo sviluppo di una mitologia obbedisce sempre alla regola
secondo cui le nuove credenze non eliminano le precedenti, ma coesistono;
così le credenze degli antenati degli Slavi si evolsero nel
tempo e si svilupparono, arricchendo sempre più il sistema
mitologico creato dall’immaginazione popolare.
Nella storia di tale sviluppo si possono distinguere sei tappe, che
obbediscono ad alcuni processi paralleli nei mondi antico (greco-latino),
germanico e celtico:
- 1) la fede nei geni buoni e negli spiriti maligni della natura,
- 2) il culto della Grande Madre dell’universo,
- 3) il culto di Svarog,
- 4) i culti dei figli di Svarog e di altri dèi,
- 5) il culto di Perun,
- 6) la cristianizzazione della Russia sotto il principe Vladimir
(988).
Ciascuna
tappa ha propri tratti caratteristici
All’inizio gli antichi Slavi credevano ai geni «upyri»
e «beregyni». I primi, di genere maschile, si consideravano
l’incarnazione del male; i secondi, di genere femminile, si ritenevano
l’incarnazione del bene. È interessante seguire le metamorfosi
della parola «upyr’». Gli antichi Slavi pronunciavano
la prima sillaba come una “u” nasale – “umpir”. Gli Slavi meridionali
pronunciavano la “o” invece della “u” e aggiungevano la consonante
“v” – “vompir” – e trasmisero questo nome ai loro vicini che non conoscevano
ancora tali personaggi: la parola «vampiro» penetrò
così nelle credenze dei popoli occidentali.
Beregynja significa guardiana, infatti le beregyni
erano le custodi celesti dell’uomo e si opponevano agli upyr’.
All’origine erano “spiriti” senza tratti distintivi, ma le credenze
dell’uomo non poterono non cambiarli. L’immagine dei geni naturali
si sviluppò a poco a poco e, quando gli spiriti assunsero una
forma, questi diventarono i nuovi possessori del mondo, molto più
pittoreschi e molto più potenti. Fu allora che nacquero gli
dèi.
È impossibile separare la mitologia dalla storia del popolo,
perché le circostanze storiche impongono sempre la loro realtà
allo spirito umano e alle sue credenze. L’epoca del matriarcato, la
più antica della nostra storia, lasciò traccia nella
coscienza di tutte le popolazioni europee, compresi gli antenati degli
Slavi.
Il culto della Grande Madre dell’universo è comune a tutte
le tribù preistoriche dell’epoca: gli archeologi trovano spesso
statuette dalle caratteristiche femminili accuratamente accentuate.
Esse sono tipiche di tutta l’area europea, incluse le più antiche,
Roma e la Grecia.
Noi ignoriamo il nome dato alla Madre dell’universo nella regione
slava; personalmente, sono portato a credere che fosse Slava, da cui
derivò la denominazione – «Slavi» – degli abitanti
del territorio dove si praticava il suo culto. Tali forme sono perfettamente
conosciute: per esempio, la più grande comunità di tribù
slave del IX secolo, i Krivici, ebbe il nome dal dio più importante
che veneravano – Krive (Krivici è il patronimico di Krive,
cioè “figli di Krive”). L’immagine di questa grande dea penetrò
nella memoria popolare così profondamente che cinque/sei millenni
di cambiamenti storici e, di conseguenza, mitologici non riuscirono
a eliminarla, né a sostituirla con un’altra: la “Madre Umida
Terra”, sempre dormiente, donatrice di grandi poteri a un eroe, è
un personaggio dei racconti russi fino al XIX secolo.
Quando il patriarcato successe al matriarcato, il culto del Grande
Dio soppiantò quello della Grande Dea. Molti popoli europei
conobbero questa tappa di sviluppo delle loro credenze. Uranos era
il nome del Grande Dio presso i Greci, Saturno quello dei Romani.
Gli abitanti del “Campo Selvaggio”, vasto territorio a nord del Mar
Nero, lo chiamavano Tengri Khan.
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Nota:
*. Dal sito http://racines.traditions.free.fr,
traduzione dal francese a cura dell’associazione culturale Larici,
2008.
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