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STORIA-MITOLOGIA
> Giovanni Paolo Lomazzo, Della
forma di alcuni Dei immaginati dagli antichi, 1584
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Il giovane Apolline rappresentavano vestito di turchino, con
una palla in mano, ed un vaso pieno di carboni con molte faville intorno
sparse. Pitone dipingevano tutto giallo, con una massa affocata in
mano. La Pertinacia tutta nera con brache di ellera abbarbicata. L’Ignoranza
con un dado di piombo in testa. La Querela coperta con un drappo taneto,
e con una passera solitaria, che nell’acconciatura della sua testa
aveva fatto il nido. L’Idra e la Sfinge figliuole di Tartaro, formavano
tutte nude e spogliate, con una ghirlanda di panno in testa, e con
la bocca aperta. La Licenza vestita di panni di varj colori, dove
era involta una gazza. Il Pensiero vecchio in viso, vestito di nero,
con una stravagante acconciatura di nocciole in testa, scuoprendo
sotto le vestimenta, che talora sventolando s’aprivano, il petto e
tutta la persona da mille acutissime spine graffiata e trafitta. Il
Dio Momo, Dio, secondo loro, del biasimo e della maldicenza, figuravano
in forma di un vecchio curvo e loquace. Il fanciullo Tagete figliuolo
di Genio tutto risplendente; e perchè fu primo inventore dell’arte
dell’aruspicio, con un agnello sospeso al collo che dimostrava buona
parte degl’intestini. Il gigante Anteo ornato di vesti barbare, con
un dardo nella destra, con cui pareva che della sua fierezza volesse
dare in quel giorno manifesti segni. Il Giorno fu formato un risplendente
e lieto giovane, tutto di bianchi drappi adornato, ed incoronato.
La Fatica dipingevano vestita di pelle d’asino, con la testa e con
le gambe coperte parimenti della medesima pelle. Il Giuramento in
guisa di vecchio sacerdote tutto spaventato. L’Anno in forma d’un
serpente che si mordeva la coda, appresso gli egizj; od appresso i
romani, essendone autore Numa Pompilio, in forma di un Giano con due
faccie, e con le dita delle mani acconcie in modo che mostravano di
essere tanti quanti sono i giorni nell’anno. E le Preghiere, femmine,
e zoppe, con faccia mesta ed occhi storti. I fenicj, per il Mondo
fecero un serpente che in sè stesso rivolgendosi si mordeva
la coda. Le quattro Stagioni dell’anno sono brevemente descritte da
Ovidio in que’ versi:
Coronata
di fior la Primavera,
La nuda Està cinta di spiche il crine,
L’Autunno tinto i pie d’uve spremute,
E l’Inverno agghiacciato, orrido, e tristo.
Orfeo
in altro modo rappresenta l’Està in forma di matrona con ghirlanda
di spiche in capo, ed un mazzetto di papavero in mano in segno di
fertilità, sopra un carro tirato da due draghi; e con ciascuna
di loro si suol dipingere il Dio, che dagli antichi gli è stato
attribuito, cioè alla Primavera, Venere; all’Estate, Cerere;
all’ Autunno, Bacco; ed al Verno, Vulcano ovvero Eolo coi Venti. E
con la Primavera si accompagna anco Flora moglie di Zeffìro,
coronata di fiori, con una veste intorno tutta dipinta a fiori di
colori diversi.
La Gioventù, di cui fu Dea Ebe, si fece bellissima giovine,
con una veste di diversi colori, e con una ghirlanda di fiori in capo:
ed in tal modo soleva dipingersi anco Bacco, se crediamo a Tibullo.
Per il Buono-Evento si faceva un uomo in abito di povero, con una
tazza nella destra, ovvero uno specchio, e nella sinistra una spica,
come ne intagliò già una bellissima statua Prassitele,
che fu posta in Campidoglio. Per il Padre-della-sanità fu fatto
un uomo con barba lunga, con una veste intorno in foggia di camicia,
e con un’altra vesticciola di sopra succinta, che teneva nella sinistra
alcuni frutti involti nel lembo della veste, e nella destra due galli
con un serpente appresso, massime in Epidauro: ma i filiasi gli ponevano
in mano una verga annodata da un serpente, e lo dimandavano Esculapio.
Per la Salute formavano una donna assisa in alto seggio con una tazza
in mano appresso un altare, sopra il quale era un serpe in sè
ravvolto che alzava il capo. Per il primo rosseggiare del sole in
oriente, finse Omero l’Aurora, con chiome bionde e dorate, sopra un
seggio dorato, con la veste del medesimo colore. Altri gli posero
in mano un’accesa facella, sopra un carro tirato dal cavallo Pegaso,
con le ali; ed altri gli diedero due cavalli lucidi, mostrandola che
al suo apparire tutta colorita spargesse per l’aria fiori, e rose
gialle e vermiglie. Appresso gli egizj, per il Mondo si figurava un
uomo coi piedi insieme ritorti ed annodati, e con una veste intorno
che tutto lo copriva fatta di colori diversi, il quale sosteneva col
capo una palla dorata. I medesimi solevano rappresentare l’Universo
con due circoli l’uno sopra l’altro, attraversati con un serpente
che aveva il capo di sparviero. Quelli che ministrano la giustizia
facevano i tebani senza mani, e la Giustizia maschio e femmina. La
Fortezza maschio, e la Temperanza femmina. Il Matrimonio figuravano
col collo nel giogo, e con i piedi nei ceppi. Il Dio delle nozze chiamato
Imeneo facevano giovane, coronato di fiori e di verde persa, con una
facella nella destra mano, e nell’altra quel velo rosso o giallo con
che coprivano la faccia delle spose, e due socchi gialli ai piedi,
siccome lo descrive Catullo, dicendo:
Di
vaghi fiori adorna
Di verde persa i crini
Vago Imeneo, e col bel velo in mano
A noi lieto ritorna,
Fa ch’a noi s’avvicini
Il tuo felice nume, perchè in vano
S’egli ci sta lontano
L’uom cerca di esser lieto
Di nuova prole e bella.
Vien dunque a noi con quella
Beata face, ond’è contento e queto
L’animo umano: or viene
Col piè, che a noi apporta dolce bene.
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